Caso Trapani, il coinvolgimento dei Cinque Stelle. Spunta anche il nome di….

Caso Trapani, il coinvolgimento dei Cinque Stelle. Spunta anche il nome di….
21 maggio 2017

Per bloccare a nomina di un consulente tecnico sgradito all’armatore Ettore Morace, il funzionario regionale Giuseppe Montalto, arrestato oggi, insieme con l’armatore, per corruzione, si era rivolto anche a un deputato M5S all’Ars. Che aveva assicurato di aiutarlo a fermare la nomina di Giuseppe Prestigiacomo.

“Montalto – scrive il gip nella misura cautelare – dopo aver appurato la fondatezza dell’informazione contattava il deputato dell’Ars e portavoce del partito politico Movimento 5 stelle Sergio Tancredi a cui chiedeva notizie sulla nomina del consulente”. “Tancredi riferiva a Montalto di non saperne nulla e gli garantiva che si sarebbe attivato con i suoi deputati in commissione per evitare la nomina”, scrive il gip.

Montalto era molto preoccupato e ci teneva particolarmente a bloccare la nomina di Prestigiacomo che gli avrebbe creato problemi in assessorato. “Assai significativa era un’affermazione di Montalto che tradiva la forte preoccupazione legata all eventuale nomina del consulente”. “Non vorrei che mi mettano un Papa nero, dice Montalto a Tancredi e il deputato grillino “gli garantiva il suo interessamento” per “scongiurare la nomina del consulente” attraverso la mancanza del numero legale in commissione Affari istituzionali.

Ecco l’intercettazione della conversazione tra Montalto e Tancredi. A chiamare è Montalto che chiede al deputato M5S: “Uh senti, voi chi avete in quarta commissione?”. E Tancredi: “Ehhh in quarta commissione ci sono Gianina (Ciancio ndr) e Trizzino (Giampiero)”. E Montalto: “Trizzino, perfetto”. Montalto spiega a Trancredi della nomina di Prestigiacomo, non gradita.”Leggendo diciamo l’ordine del giorno della della Commissione in quarta hanno la nomina di un consulente a titolo gratuito”, gli dice. “Per le tematiche relative al trasporto marittimo”. E Tancredi: “eeee da dove ci esce sta cosa?”. Montalto: “Che cazzo ne so, lo sto chiedendo a te ne hai tre in commissioni li chiami e gli dici ma chi?”. E Tancredi lo rassicura: “Aspetta che ora chiamo”. Montalto gli dice: “Non vorrei che mi mettano un ‘Papa nerò”. E Tancredi replica: “E minchia di che cazzo parliamo, poi questa cosa scusa”.

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Montalto spiega poi a Tancredi: “Allora io potevo pensare siete stati voi che avete rotto i coglioni che volevate un consulente ma poi conoscendovi che abbiamo…”. E Tancredi: “ma no, l’avremmo detto”. Montalto cerca rassicurazioni: “Vediamo di capirlo chi? Vedi con i tuoi, poi in funzione di questo si decide” Il grillino gli risponde: “Va bene, va bene, ora ora chiamo chiamo a Giampiero”. Segue una telefonata intercettata tra Montalto e un altro funzionario regionale, Mario La Rocca per avere notizie sulla Commissione.

Anche il Procuratore capo di Palermo, Francesco Lo Voi, nel corso della conferenza stampa di oggi ha parlato dell’episodio citato dal gip nella misura cautelare. “Per bloccare la nomina Montalto ha ottenuto l’appoggio del M5S”, ha detto Lo Voi ai giornalisti. “Risulta, ad esempio, che i Cinque stelle avevano fatto mancare il numero legale durante una seduta per decidere la nomina del consulente”.

Successivamente, Giuseppe Montalto ricontatta il deputato del M5S Sergio Tancredi e gli dice il nome del consulente da non nominare “denigrandone la figura”, come dice il gip. Montalto ha precisato “che la nomina era stata portata avanti dal deputato Pietro Alongi, esponente di Ncd e vicepresidente della commissione. E Tancredi “concordava con l’opinione di Montalto sulla inopportunità della nomina”. “Perfetto, benissimo, ci mettiamo l’acqua dentro come al solito, giusto”. E “garantiva il sostegno dei componenti del suo partito affinché se ne scongiurasse la nomina”.

Montalto ribadisce a Tancredi: “Deve essere deve essere votato no” e il deputato grillino conferma: “Certo che deve essere votato”. Subito dopo Montalto richiama Mario La Rocca, funzionario regionale e gli annuncia l’appoggio del M5S per silurare il consulente.

LA REPLICA. “Notizie di stampa lascerebbero trasparire un coinvolgimento, seppur marginalissimo, del M5S nell’inchiesta Mare Monstrum, cosa che è fuori da ogni logica e dalla realtà delle cose”.
Così il deputato M5S all’Ars, Sergio Tancredi.
“Non è vero – dice il deputato – che abbiamo fatto mancare il numero legale in commissione Ambiente, perché eravamo presenti nelle due sedute di ottobre successive alla mia telefonata intercettatta. Dopo queste, la votazione della consulenza non fu più inserita all’ordine del giorno e, dunque, non se ne parlò più. I verbali delle sedute della commissione sono la dimostrazione che quello che sosteniamo è la verità. Tra l’altro, lo stesso magistrato Lo Voi afferma che noi eravamo contrari ‘probabilmente per altri motivi’. Infatti, il M5S è sempre stato vigile nei confronti delle nomine di consulenza. Abbiamo sempre agito in questo modo, chiedendo le carte e studiando i curricula. Ed è così che abbiamo fatto anche anche in occasione della seduta per la nomina di Prestigiacomo, il quale, come si legge nel suo curriculum, aveva prestato servizio per una compagnia di navigazione e per questo motivo il M5S ha ritenuto opportuno un approfondimento per verificare la sua terzietà all’incarico”.

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LA FUNZIONARIA. “Sono stati anni difficili nei quali ho avuto al mio fianco solo i miei direttori: prima Giovanni Arnone, poi Fulvio Bellomo, e il mio staff. Tutte le altre istituzioni ci sono state lontane. Non siamo eroi. Abbiamo avviato la revisione della regolamentazione dei bandi, ma in questo lavoro ho trovato solo dei muri di gomma”.
Lo dice, intervistata dall’Ansa, Dorotea Piazza, dirigente della Regione Sicilia del Settore Trasporti che ha presentato alla magistratura l’esposto da cui ė partita l’inchiesta che ha portato agli arresti dell’armatore della Liberty Lines Ettore Morace, del deputato dell’Ars e candidato a sindaco di Trapani Girolamo Fazio e del consulente dell’assessorato regionale Trasporti Giuseppe Montalto.

Nell’inchiesta sono indagati anche l’ex sottosegretario ai Trasporti Simona Vicari e il presidente della Regione Rosario Crocetta. “Poi ci sono delle scelte autonome di cui mi assumo la piena responsabilità – conclude -. Sa non cerco nessuna popolarità. Non pensavo che il mio nome uscisse così in fretta. Certo chi è rimasto coinvolto nell’indagine ha capito subito da dove è partita”.
E ribadisce: “C’è un’indagine in corso e in questi casi si deve parlare poco. Ho avuto il grandissimo appoggio dei direttori con i quali ho avuta una sintonia di metodo e di percorso assoluta. E se ho intrapreso certe scelte è stato grazie alla loro perfetta condivisione”.

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DE VINCENTI. L’inchiesta lambisce sempre di più il governo coinvolgendo ministri e sottosegretari rimasti in sella fra Renzi e Gentiloni. Simona Vicari, pur considerando il Rolex ricevuto a Natale solo un dono e non una ricompensa, s’è dimessa. Nell’intervista al Corriere la sottosegretaria ha parlato di un «ministro con tre Rolex». Il riferimento è al caso — risalente al maggio del 2016 — relativo alle polemiche su presunti Rolex regalati dal Kuwait al ministero della Difesa, circostanza che però fu già allora decisamente smentita da Roberta Pinotti: «Non ho ricevuto alcun Rolex». I doni ricevuti, disse spiegando la prassi, sono «presi in consegna» dal ministero e custoditi in cassaforte, «come è norma per i regali oltre i 300 euro a membri del governo».

Ma, oltre a Vicari, ora c’è un ministro nella tempesta per una cena a Filicudi. Perché l’armatore in cella per corruzione ha detto al padre, il «Comandante», Vittorio Morace, di essere stato aiutato nell’acquisizione della Siremar dall’ex sottosegretario alla presidenza Claudio De Vincenti, oggi ministro per il Mezzogiorno. Una eloquente intercettazione telefonica: «Siamo andati a cena con lui e, insomma, tutto contento ha saputo che stiamo andando bene… insomma ci segue, ci segue». Un po’ poco.

Ma il resto della conversazione è coperto da omissis nell’ordinanza di custodia cautelare. E basta per creare nuovo allarme a Palazzo Chigi dove rimbalza l’autodifesa di De Vincenti: «Ho operato per dare soluzione alla vicenda nel più rigoroso rispetto delle regole… e per tutelare l’occupazione dei 340 lavoratori Siremar».



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