Finanziaria, l’Assemblea regionale specializzata nel gioco delle tre carte

Finanziaria, l’Assemblea regionale specializzata nel gioco delle tre carte
7 aprile 2017

Inutile nasconderlo: l’Assemblea regionale siciliana si è ormai specializzata in superpasticci. Sembra, ogni volta, di assistere al gioco delle tre carte: dov’è l’asso, dov’è l’asso, dov’è l’asso. E quando credi di averlo trovato ti sparisce davanti agli occhi. Ci si era illusi che il dibattito potesse inoltrarsi sull’abbassamento delle tasse in questa distastrata regione, su una limatira delle quote Irap-Irpef per le imprese e cittadini, insomma su come dare una boccata d’ossigeno a un sistema produttivo sempre più asfittico.

E invece ci siamo ritrovati con un ordine del giorno politico completamente cambiato, frutto più di ricatti e ripicche prelettorali che di altro. Insomma una truffa ai danni dei cittadini. Perché di questo si tratta. Vogliamo essere chiari: qui non si vuole per forza difendere il presidente della Regione Rosario Crocetta, ma diciamoci la verità questo metodo dei deputati nostrani è al limite dell’incoscienza. E per una volta bisogna dare atto a Crocetta di avere ragione nel chiedere, con una lettera appello che ha un tono conciliante, di non sprecare opportunità (nel caso del Consorzio delle autostrade siciliane) e di non creare altra confusione nel caso della soppressione di Riscossione Sicilia.

Comincia il dibattito in aula sulla legge di stabilità regionale (la Finanziaria) e non c’è dubbio che vi è la necessità di allineare sempre di più la nostra legislazione a quella nazionale per rimanere attaccati al treno Italia che non corre ma ci garantisce alcuni punti di riferimento certi e indiscutibili. Ma è pur vero che le questioni vanno affrontate con lo spirito del buon padre di famiglia che vale sì per chi deve applicare le norme ma vale anche per chi le norme le deve fare.

A noi interessa poco del conflitto all’interno di un partito come il Pd dilaniato e diviso, a noi interessa poco delle piccole tattiche di partitini a gestione familiare (o familistica?) degli eterni potenti di questa regione, e ci interessa poco di tutto un dibattito che punta alle poltrone e non al buon governo. A noi interessano i risultati: cosa si può fare per le imprese e per i cittadini di questa regione? Cosa può essere fatto per rimettere in moto lo sviluppo, per governare la profonda trasformazione di questa terra, per dare opportunità e qualità della vita a chi vuol vivere qui e non essere costretto a scappare? Ci chiediamo, per puro esercizio di retorica, quale sia l’interesse dei nostri deputati regionali così pronti a ritagliarsi uno strapuntino in questo finale di legislatura.



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