Finanziaria Sicilia: Confesercenti attacca la norma sui Confidi

Finanziaria Sicilia: Confesercenti attacca la norma sui Confidi
22 maggio 2012

Un articolo di legge che va contro gli interessi degli imprenditori. Che aumenta i costi per l’accesso al credito e rischia di strozzare le già vessate piccole e medie imprese siciliane. Il grido d’allarme viene lanciato dalla Confesercenti siciliana che punta il dito contro l’art.11 comma 55 della legge regionale n.26 del 9 maggio 2012. Un articolo che prevede l’eliminazione della possibilità di utilizzare la garanzia diretta del Fondo Centrale di Garanzia, come previsto dalla legge 662/96, da parte delle banche, privilegiando il solo circuito dei Confidi. Una scelta che mina lo strumento degli interventi agevolativi pubblici nazionali a favore delle imprese siciliane.

“Un atto che non solo indebolisce il circuito del credito, riservando ai soli Confidi che hanno sede in Sicilia il monopolio del settore – spiega Vittorio Messina, presidente di Confesercenti Sicilia -, ma costituisce una misura che penalizza le banche, le imprese e l’associazionismo”.

In particolare Confesercenti Sicilia che ha creato un’apposita struttura, il Cosvig, che promuove l’utilizzazione della predetta garanzia del Fondo. Da marzo 2007 a oggi Cosvig ha permesso il finanziamento a 4.284 imprese per oltre 320 milioni di euro concessi e garantiti dal Fondo Centrale. Oltre 1700 nel solo 2011. Sempre con tassi e costi complessivi decisamente inferiori a quelli praticati dai Confidi. “Con la nuova legge le imprese saranno penalizzate perché le banche non potranno più godere – aggiunge Messina – di una garanzia Basilea Compliant che copre il 70 % del finanziamento e che è gratuita”.

Niente chiacchiere, ma numeri. Tre esempi. Per finanziamenti a medio e lungo termine ottenuti tramite Cosvig da 20, 100 e 300 mila euro i costi sono stati finora rispettivamente di 400, 2.000 e 6.000 euro. Il costo medio è stato dell’1,84%. Cifre che lievitano, nei tre esempi di cui sopra, in caso di intervento dei Consorzi Fidi, a 1.400, 7.000 e 21.000 euro. I dati sono questi e sono a prova di smentita. Ai costi sopra descritti relativi ai Confidi bisogna considerare anche quello di iscrizione al Consorzio che in media è di 250 euro e l’accantonamento delle somme a “fondo rischi”, pari ad un ventesimo del finanziamento, somme queste che vengono restituite alle Imprese alla fine del pagamento del finanziamento.

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“Ecco perché abbiamo già chiesto all’assessore regionale all’Economia, proforresore Gaetano Armao – spiega il direttore di Confeserecenti Sicilia, Salvatore Curatolo – di abrogare il comma 55 ripristinando l’inserimento delle banche tra i soggetti abilitati ad operare con il Fondo Centrale. Non difendiamo né i nostri interessi né quelli dei poteri forti, ma solo le piccole e medie imprese che hanno nell’accesso al credito un indispensabile strumento per resistere al mercato. Siamo certi che l’assessore sarà sensibile alle nostre richieste – conclude Curatolo -. Noi non chiediamo posizioni di monopolio come altri hanno fatto. Chiediamo solo ve vengano rispettate le condizioni del libero mercato, specie in un momento in cui i piccoli imprenditori diventano protagonisti di drammatici episodi di cronaca. Non affliggiamoli ancor di più di quanto non faccia già la crisi economica”.



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