Fondi Ue per la Sicilia: investimenti per 3,41 miliardi di euro

Fondi Ue per la Sicilia: investimenti per 3,41 miliardi di euro
18 agosto 2015

Fondi Ue per la Sicilia. Investimenti per 3,41 miliardi di euro.  C’è il  via libera di Bruxelles ai programmi operativi regionali di Sicilia, Basilicata e Veneto per il periodo 2014-2020.  Il totale dei fondi europei destinato all’Italia nei sette anni di programmazione è di circa 32,8 miliardi di euro (ai quali devono essere poi aggiunte le quote di cofinanziamento nazionale) e la luce verde data ieri dalla Commissione Ue sblocca oltre 6 miliardi, tra aiuti europei e soldi italiani.

Il pacchetto messo sul tavolo dall’Unione per le tre Regioni è di 4,123 miliardi, provenienti dal Fondo europeo per lo sviluppo regionale (Fesr). Per la Sicilia Bruxelles cofinanzia al 75%, con 3,41 miliardi, l’ammontare complessivo degli interventi, pari a 4,55 miliardi. Per la Basilicata l’Ue partecipa con un cofinanziamento del 50%, pari a 413 milioni di euro su un totale di 826 milioni. Per il Veneto lo stanziamento europeo contribuisce al 50%, con 300 milioni di euro su 600.

«Questi programmi contribuiranno a rinforzare il cammino della ripresa economica dell’Italia e a creare nuova occupazione», spiega la Commissaria per la Politica regionale Corina Cretu. Le tre regioni utilizzeranno infatti i fondi disponibili per creare posti di lavoro e rafforzare la loro capacità di ricerca e innovazione, oltre che per supportare l’internazionalizzazione delle Pmi. Gli investimenti dovranno aiutare le imprese a essere più competitive e lanciare nuovi prodotti sul mercato. Settore chiave è rappresentato anche dallo sviluppo dell’agenda digitale: la copertura della banda larga raggiungerà tutta la popolazione e la gamma di nuovi servizi online a disposizione dei cittadini sarà ampliata. Inoltre i programmi prevedono misure specifiche che consentano ai territori di contribuire a raggiungere l’obiettivo europeo di una transizione verso un’economia a basse emissioni di inquinanti, attraverso l’efficientamento energetico, l’uso delle rinnovabili e la riconversione energetica degli edifici pubblici. Inoltre, in Sicilia notevoli investimenti saranno impiegati per migliorare la raccolta differenziata, il trattamento delle acque reflue e l’approvvigionamento idrico.

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SICILIA. Le risorse saranno utilizzate per creare posti di lavoro e rafforzare la capacità delle imprese nel campo della ricerca e dell´innovazione, oltre che per supportare l´internazionalizzazione delle piccole e medie imprese. Gli investimenti contribuiranno ad aiutare le imprese a essere più competitive e lanciare nuovi prodotti sul mercato. Altro settore chiave è lo sviluppo dell´agenda digitale grazie alla banda larga che dovrà raggiungere tutta la popolazione e l´offerta dei nuovi servizi on line che dovranno rendere più agile l´economia. I programmi prevedono inoltre misure specifiche per raggiungere l´obiettivo europeo di una transizione verso un´economia a basse emissioni di carbonio, grazie all´ inefficientamento energetico, l´uso delle rinnovabili e la riconversione energetica degli edifici pubblici. L´Europa chiede anche che una buona parte dei finanziamenti siano utilizzati per migliorare la raccolta differenziata, il trattamento delle acque reflue e l´approvvigionamento idrico.

“Dopo anni di programmazione caratterizzata dalla frammentazione della spesa, la Sicilia ha invertito la rotta: con l´ok definitivo al Po-Fesr 2014/2020 che porterà nella nostra isola 3,41 miliardi, si è scelta una strategia mirata che destina un terzo delle risorse al Turismo ed ai Beni culturali”. Lo dice Antonello Cracolici, presidente del gruppo Pd all´Ars. “Una visione strategica – aggiunge – che è stata apprezzata anche a Bruxelles. Adesso si attivino i bandi e ci si concentri, con gli attori locali dello sviluppo, per mettere in piedi un ´grande pattò per la rinascita della Sicilia”.

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