Garanzia Giovani? In Italia dopo tre anni è un flop. Lo dice la Corte dei conti europea

Garanzia Giovani? In Italia dopo tre anni è un flop. Lo dice la Corte dei conti europea
7 maggio 2017

Garanzia Giovani? In Italia è un flop. Lo dice la Corte dei Conti europea.  In pratica, Garanzia Giovani in Italia non decolla. Lo certifica la Corte dei conti europea. Il programma istituito da Bruxelles per favorire l’inserimento lavorativo degli under 25 (che in Italia però arriva è fino ai 29 anni) non inserisce affatto.

Dei sette Paesi esaminati (Irlanda, Spagna, Francia, Croazia, Italia, Portogallo, Slovacchia) il nostro – spiega oggi Repubblica – ha la percentuale più bassa: il 31%, contro una media dell’80% e un altissimo 90% in Francia.

A questi rilievi specifici sull’Italia se ne aggiunge poi uno più generale. L’obiettivo principale di Garanzia Giovani, che ha impegnato risorse per 6,4 miliardi di euro e per il quale adesso la Ue si appresta a varare un ulteriore finanziamento da 1,2 miliardi per arrivare al 2020, era quello di inserire nel mondo del lavoro i Neet, i giovani che non lavorano, non studiano e non fanno tirocinio o apprendistato. In effetti i Neet disoccupati sono diminuiti, ma lo zoccolo duro della categoria, quello di Neet inattivi, è rimasto fermo. E quindi, conclude la Corte dei conti, a beneficiare delle
misure sono stati soprattutto «i soggetti più qualificati e con un livello di istruzione migliore », non i più deboli.
Ma se il programma è inefficace, perché rifinanziarlo?
Per l’Italia sono stati stanziati finora un miliardo e mezzo di euro. Per la proroga, spiega Bruno Busacca, responsabile della segreteria tecnica del ministro del Lavoro, «ancora non è stata fatta la ripartizione dei nuovi fondi Ue, ma all’Italia dovrebbero toccare circa 300 milioni, ai quali si aggiungeranno circa 500 milioni di risorse del Fondo Sociale europeo». In tutto, 2,3 miliardi di euro. Ne vale la pena? L’ultimo report diffuso venerdì 5 dal ministero del Lavoro parla di 1.156.202 giovani registrati, al netto delle cancellazioni. Il coinvolgimento c’è. Ma i risultati? «La conclusione più facile potrebbe sembrare che il programma non funziona. Ma in realtà ha fatto miracoli — replica Busacca -. In Italia i centri dell’impiego non erano più abituati da anni a fare politiche attive ». In effetti il 31% di collocati è di gran lunga superiore alla quota generale dei centri dell’impiego, che non arriva al 5%. Inoltre, rileva Busacca, il 31% è una media tra un Sud che stenta e un Centro-Nord che funziona meglio, e dove si toccano punte di oltre il 40%.
Una delle regioni dove Garanzia funziona meglio è la Lombardia: con 90.264 giovani inseriti nel mercato del lavoro. Tra questi, 23.841 hanno un contratto a tempo determinato, 11.605 a tempo indeterminato e 12.532 in apprendistato.

L’impegno per l’occupazione giovanile è stato caratterizzato negli ultimi anni dalla realizzazione del programma europeo Garanzia giovani. Dal punto di vista della mobilitazione di persone, il programma è sicuramente la prima grande esperienza di politica attiva avviata nel nostro Paese, dato il ritardo con cui si è arrivati a creare una Agenzia nazionale per il lavoro. E può essere considerato come prima sperimentazione dei nuovi servizi al lavoro finalizzati a garantire un’assistenza attiva per la ricollocazione dei disoccupati.

Garanzia giovani è un programma finalizzato ad aumentare l’occupabilità di scoraggiati e disoccupati con meno di 30 anni. Si è rivolta a quella fascia generazionale che di fronte alle difficoltà aveva scelto di ritirarsi sia dal mercato del lavoro che dai percorsi formativi. La strategia europea, condivisa dal programma italiano, prevedeva di ottenere una proattivazione delle persone attraverso un’offerta di occasioni valide per il lavoro o per la ripresa degli studi, con tirocini, apprendistato, misure formative, o con il Servizio civile.



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