Il Salinas di Palermo nella top ten dei musei più belli del mondo

1 dicembre 2018

Il Pergamonmuseum di Berlino, il British Museum, il Museo dell’Acropoli di Atene, il Museo Archeologico di Napoli. Fra i musei più belli del mondo adesso c’è il Museo archeologico regionale “Antonio Salinas” di Palermo.

A dirlo è la classifica stilata da Style/Corriere della SeraIl Museo palermitano possiede una delle più ricche collezioni archeologiche d’Italia, testimonianze della storia siciliana in tutte le sue fasi che vanno dalla preistoria al medioevo. Al suo interno ci sono i reperti e manufatti dei popoli che hanno determinato la storia dell’isola: fenici, punici, greci, romani e bizantini, ma anche manufatti di altri popoli come gli Egizi e gli Etruschi.

Il museo offre una sezione dedicata ai reperti rinvenuti durante gli scavi subacquei: materiali che facevano parte del carico delle navi, ancore di pietra, ceppi di piombo, lucerne, anfore ed iscrizioni che vanno dalla cultura dei Punici a quella dei Romani.

Alla sezione fenicio-punica appartengono due grandi sarcofagi antropomorfi del V secolo a.C., provenienti dalla necropoli di Pizzo Cannita (Misilmeri); vi sono anche sculture di divinità fenicie e stele votive da Mozia e da Lilibeo, insieme a vasellame vitreo proveniente dall’insediamento di Monte Porcara e ad una splendida serie di edicole dipinte recanti il segno di Tanit e il caduceo.

Nella sezione archeologica di Selinunte, situata nella parte orientale dell’edificio, sono dedicate alcune sale ai templi e alle loro numerose metope con rilievi mitologici (Templi C, Y, E ed F), sculture d’età arcaica e classica, la Tavola Selinuntina che celebra la ricchezza della città, le stele gemine del santuario di Zeus Meilichios.

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Nell’agorà con copertura a vetro sono custodite le 12 gronde leonine del lato settentrionale e le 5 del lato meridionale del tempio di Himera, risalente al 480 a.C. costruito per festeggiare la vittoria dei greci contro i cartaginesi. Una delle gronde conserva ancora tracce di colore della pittura originaria. Lo spazio ospita inoltre la ricomposizione, ricavata dai disegni del 1926 dell’archeologo Ettore Gabrici, del frontone con Gorgone del tempio C di Selinunte (il più grande gorgonèion dell’architettura greca esistente).

Altre sale raccolgono oggetti e sculture provenienti da Solunto, Megara Hyblaea, Tindari, Camarina ed Agrigento. Tra le opere di maggior rilievo artistico segnaliamo il grande Ariete di bronzo del III secolo a.C. proveniente da Siracusa, l’Eracle che abbatte la cerva, copia romana da un originale di Lisippo, ed infine una copia romana in marmo del Satiro versante di Prassitele. L’epoca romana è, invece, documentata da una collezione di sculture e da mosaici staccati dalle ville di Piazza Vittoria a Palermo, nei cui pressi era certamente collocato il foro della città romana. Le culture preistoriche presenti nelle grotte del territorio palermitano hanno avuto spazio nel secondo piano del museo.

 

Il Museo Archeologico di Napoli e Museo Salinas di Palermo sono anche fianco a fianco, con il Parco Archeologico di Pompei eCoopCulture, per la grande mostra che racconta il lascito dei Borboni a Palermo nell’unico anno che la città visse da Capitale del Regno delle Due Sicilie.  E che vede il ricongiungimento di reperti che provengono dagli stessi scavi finanziati dai reali a Pompei, Ercolano e Torre del Greco, prestati dai musei partenopei.

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La mostra “ricostruisce” fedelmente una parte della Casa di Sallustio, a Pompei, da cui provengono gran parte dei pezzi esposti, tra cui la splendida fontana in marmo con la scultura in bronzo che raffigura Eracle in lotta con e il cervo. Esposte anche statue e reperti da Villa Sora a Torre del Greco.

Dopo il Congresso di Vienna, il sovrano Borbone Ferdinando IV (che dopo l’unificazione avrebbe assunto il nome di Ferdinando I) aveva infatti riunito in un unico Stato, il Regno di Napoli e il Regno di Sicilia. Siamo a fine 1816, la capitale del nuovo Regno è inizialmente  Palermo, ma già l’anno successivo (1817) viene spostata a Napoli. Palermo visse quindi solo dodici mesi da “capitale” del Regno, ma tanto bastò a segnarla a vita. Oggi, a distanza di poco più di duecento anni, e a chiusura dell’anno passato da Capitale Italiana della Cultura, l’Assessorato Regionale ai Beni Culturali e all’Identità Siciliana e il Dipartimento dei Beni Culturali presentano la mostra Palermo capitale del Regno. I Borbone e l’archeologia a Palermo, Napoli e Pompei, organizzatadal Museo archeologico Salinas  in collaborazione con il Museo Archeologico Nazionale di Napoli, il Parco Archeologico di Pompei e CoopCulture. La curatela è del direttore del Salinas, Francesca Spatafora.

La mostra si apre al pubblico domenica (2 dicembre), ad ingresso gratuito visto che si tratta della prima domenica del mese. Resterà aperta fino al 31 marzo. Dicembre: dal martedì a domenica 9.30 > 18,30. Giorni 25 e 26 dicembre e 1 gennaio: 9.30 > 13.30. Chiuso il lunedì. Farà parte del percorso di visita del museo. Biglietto: 3 euro.  

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La mostra occupa i tre saloni del primo piano del museo archeologico e racchiude una vasta selezione di opere e reperti donati all’allora Museo di Palermo dai sovrani Borbone Francesco I e Ferdinando II oltre a diverse opere provenienti da scavi finanziati dai reali a Pompei, Ercolano e Torre del Greco, prestate dal Museo Archeologico Nazionale di Napoli e dai Parchi Archeologici di Pompei ed Ercolano.



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