La mafia minaccia un commerciante su due. La ricerca di Confcommercio Palermo

La mafia minaccia un commerciante su due. La ricerca di Confcommercio Palermo
26 novembre 2015

Presentata la ricerca «Legalità mi piace» di Confcommercio e Gfk Eurisko sui fenomeni criminali in Sicilia e a Palermo nel 2015. La ricerca è stata promossa da Confcommercio nazionale e presentata all’aeroporto «Falcone Borsellino». Erano presenti la presidente della sezione di Palermo Patrizia Di Dio e il presidente della Gesap Fabio Giambrone. Sono 6.782 gli esercenti che hanno accettato di raccontarsi in forma anonima: la percezione sull’andamento della criminalità, l’esperienza diretta o indiretta con la criminalità, un giudizio sull’efficacia delle leggi e sulle misure da intraprendere, il rapporto con forze dell’ordine e associazioni.

Ne è emerso un quadro con luci e ombre, nel quale la mafia è ancora protagonista, ma non più con l’abisso culturale di un tempo rispetto al resto della Penisola. Nella percezione degli intervistati, per esempio, l’abusivismo(40 per cento), i furti (36 per cento), le rapine (35 per cento) e la contraffazione(28 per cento) sono aumentati di più rispetto all’usura (+24 per cento) e all’estorsione (+22 per cento). Sensazioni, certo. Ma che fanno ben sperare in raffronto alle rispettive medie nazionali: +21 per cento l’aumento percepito dell’usura e +17 per cento l’estorsione. Non solo: degli oltre 900 commercianti (sui quasi 7mila intervistati) che sono stati avvicinati con la richiesta del pizzo,il 77 per cento dei palermitani e il 73 per cento dei siciliani hanno detto «no».

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Circa un terzo degli imprenditori (il 27 per cento nel capoluogo e il 29 per cento nell’isola) ha avuto esperienza diretta o indiretta con la criminalità, contro un dato nazionale del 16 per cento. E nella maggior parte dei casi (il 49 per cento, praticamente la metà, a Palermo, e «soltanto» il 40 per cento nel resto dell’isola) si è trattato di Cosa Nostra.Pressioni psicologiche, telefonate, «visite» in negozio o a casa, danni alle cose, violenza sulle persone, rapine: la mafia usa tutti i metodi persuasivi possibili. Di fronte al pericolo per la propria incolumità, però, il negoziante prova a cavarsela da solo, magari installando telecamere e impianti di allarme, assumendo un vigilante privato o blindando le vetrine. Oppure denuncia (nel 26 per cento dei casi a Palermo, nel 21 per cento in Sicilia) o, ancora, si rivolge in via informale alla polizia (rispettivamente 18 e 12 per cento dei casi).

Soltanto tre commercianti su cento, a Palermo (e nove su cento nell’isola) chiedono soccorso alle associazioni di categoria, e poco di più (quattro su cento a Palermo) sono quelli che si rivolgono alle associazioni antiracket.Insomma, le confederazioni non riescono ancora a fare presa, e non è un caso che una delle prime iniziative scaturite da «Legalità mi piace» sia un gazebo itinerante che Confcommercio Palermo porterà in quattro piazze, due del capoluogo (piazza Ballarò e piazza Guadagna) e due a Bagheria e Corleone. La presidente Di Dio e la vice Rosanna Montalto lo hanno detto a chiare lettere: «La stagione dei convegni è finita, dobbiamo scendere in piazza a fianco di chi denuncia». «Speriamo di incidere sempre di più nella cultura della legalità e della denuncia – è l’auspicio della presidente -. Se tutti noi ci sentiamo parte di un sistema e ci sentiamo parte integrante dello Stato, da cui pretendiamo sostegno e sicurezza, allora la sconfitta del malaffare e della mafia si avvicinerà».

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Anche perché la fiducia nello Stato è ai minimi termini, qui come altrove: in tanti chiedono iniziative più efficaci per la sicurezza della propria attività, a partire innanzitutto da una maggiore protezione da parte delle forze dell’ordine (il 70 per cento degli intervistati palermitani), ma anche dalla certezza della pena (52 per cento) o dalla presenza di poliziotti di quartiere e agenti della polizia locale (8 per cento). L’89 dei commercianti palermitani ritiene che le leggi che contrastano i fenomeni criminali siano «poco o per niente efficaci» (media che a livello nazionale sale al 90 per cento) e addirittura il 97 per cento auspica un inasprimento delle pene.



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