Le criptovalute diventeranno scappatoie contro gli embarghi?

Le criptovalute diventeranno scappatoie contro gli embarghi?
11 giugno 2019

Possono il Bitcoin e le altre criptovalute, essere uno strumento antiembargo? La tesi è stata lanciata dall’economista e consigliere del Cremlino Vladislav Ginko. Secondo quanto riferisce il quotidiano inglese Telegraph, gli oligarchi russi starebbero facendo scorta di bitcoin, per mantenere invariati gli accordi delle compagnie russe sulle forniture di petrolio e gas in vista di possibili divieti da parte dell’OFAC (Office of Foreign Assets Control) riguardo l’utilizzo di dollari USA per gli scambi commerciali. Verità o fantasia che sia, l’idea potrebbe portare ad una vera rivoluzione economica.

Ridurre le barriere transfrontaliere mediante l’introduzione di una stablecoin, potrebbe diventare un’arma difensiva per molti stati. La Russia potrebbe portare avanti un percorso che aprirebbe scenari imprevedibili a livello internazionale. Le banche, infatti, sono la prima istituzione che viene toccata in caso di sanzioni. Dunque, se si riuscisse ad evitare di passare attraverso di esse, effettuando transazioni con la blockchain, si aprirebbe una nuova era commerciale. Va ricordato, infatti, che un eventuale embargo russo non colpirebbe solo il Paese di Putin, ma tutti i suoi partner commerciali, Italia compresa. Questo significa che anche altri stati avrebbero interesse ad adottare tale sistema.

Il caso Venezuela

Il primo Stato a dotarsi di una criptomoneta è stato il Venezuela, con il Petro. È di questi giorni la notizia che, in seguito alle sanzioni internazionali che lo stato sudamericano sta subendo, a causa della guerra civile che lo dilania, il Presidente Maduro ha emesso un bando pubblico per gli investitori stranieri per acquistare la famosa criptovaluta dello stato. Il motivo? Secondo Maduro per cercare di porre un freno alla crisi economica venezuelana, gli investitori stranieri dovrebbero separarsi dalla moneta forte in cambio della criptovaluta nazionale, ormai rimasto uno dei pochi mezzi a disposizione per compiere operazioni finanziarie. Va detto che, quando Petro fu lanciato lo scorso anno, non raccolse molto successo, anche per via del veto posto dagli Stati Uniti ad interagire con esso. Tuttavia, la criptovaluta, supportato dalle riserve petrolifere del Paese e dalla massiccia campagna pubblicitaria promulgata dal Presidente, ha via via cominciato a far presa sulla popolazione.

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Nuova era?

“I casi sopracitati – spiegano ai nostri microfoni gli esperti del sito settoriale Criptomagdimostrano come le criptovalute possano diventare anche un metodo di transazione per aggirare eventuali sanzioni. La verità è che, fin quando questo genere di pagamento non sarà regolato in modo transnazionale, il rischio che le sue operazioni possano essere usate per scopi illegali, è più che concreto”. Per questo motivo, invece di far la guerra ai bitcoin e agli altcoin, occorrerebbe cercare un rapporto di “collaborazione”. Del resto, è sempre più chiaro che la blockchain sta prendendo piede e convincendo anche i più scettici. In questi casi è consigliabile seguire il noto proverbio: “se non puoi sconfiggere il tuo nemico, unisciti a lui”.



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