Mafia, duro colpo alla famiglia barcellonese: tutti i nomi e i dettagli dell’operazione Gotha 7

Mafia, duro colpo alla famiglia barcellonese: tutti i nomi e i dettagli dell’operazione Gotha 7
24 gennaio 2018

Estorsione, rapina, trasferimento fraudolento di valori, reati in materia di armi e violenza privata aggravati dal cosiddetto metodo mafioso per aver fatto parte dell’associazione mafiosa denominata “famiglia barcellonese” riconducibile a “Cosa Nostra” che opera prevalentemente sul versante tirrenico della provincia di Messina.

Sono queste le accuse a vario titolo per i 40 soggetti arrestati nell’ambito dell’operazione Gotha VII eseguita dai carabinieri del comando provinciale di Messina e del Ros e dalla polizia. Ordinanza di custodia cautelare emessa dal Gip del Tribunale di Messina che ha accolto la richiesta della Procura distrettuale antimafia guidata da Maurizio De Lucia.

I Carabinieri hanno dato esecuzione al provvedimento a carico di 29 soggetti (22 in stato di libertà e 7 già detenuti per altra causa) mentre, contestualmente, la Polizia di Stato ha dato esecuzione al medesimo provvedimento nei confronti degli ulteriori 11 soggetti (8 in stato di libertà e 3 già detenuti per altra causa).

IL PROVVEDIMENTO RESTRITTIVO
L’indagine, convenzionalmente denominata “GOTHA 7”, costituisce la fase più recente e numericamente più consistente, della manovra di contrasto condotta dall’Arma e Polizia nell’ultimo decennio e che ha consentito di disarticolare sistematicamente la “famiglia” mafiosa barcellonese.
In particolare, la misura cautelare GHOTA 7 segue le precedenti operazioni di polizia compiute negli ultimi anni dai Carabinieri del Comando Provinciale di Messina, del ROS e dalla Polizia di Stato e scaturisce dagli esiti delle attività d’indagine condotte dalla Compagnia Carabinieri di Barcellona Pozzo di Gotto, dalla Sezione Anticrimine di Messina, dalla Squadra Mobile di Messina e dal Commissariato P.S. di Barcellona P.G., che hanno avuto originariamente ad oggetto il riscontro delle dichiarazioni del capo mafia Carmelo D’Amico, tratto in arresto nel 2009 a seguito dell’operazione “Pozzo”, e di alcuni altri esponenti di spicco della medesima consorteria (tra cui, i collaboratori di giustizia Salvatore Campisi, Franco Munafò e Alessio Alesci), anch’essi destinatari di analoghe misure cautelari (c.d. “GOTHA 4” e “5”), condotte a termine dall’Arma e dalla Polizia di Stato rispettivamente nel 2013 e nel 2015.

LE INDAGINI

L’inchiesta, che colpisce vertici e affiliati alla fazione più ortodossa e militarmente organizzata della criminalità mafiosa della provincia peloritana, capace di documentate interlocuzioni con esponenti di cosa nostra palermitana e catanese, ha consentito, da un lato, di documentare come il sodalizio sia stato sistematicamente in grado di riorganizzare i propri assetti interni a seguito delle operazioni di polizia che, nell’ultimo decennio, ne hanno ripetutamente decimato le fila e, dall’altro, di fare piena luce su decine di episodi estorsivi, verificatisi nell’area tirrenica barcellonese tra il 1990 e il dicembre 2017, individuandone puntualmente mandanti ed esecutori materiali.
Come emerge dall’odierna ordinanza di custodia cautelare il sodalizio criminale, avvalendosi della forza intimidatrice promanante dal vincolo associativo e dalla condizione assoluta di assoggettamento ed omertà che ne derivava sul territorio, programmava e commetteva delitti della più diversa natura, contro la persona, il patrimonio, la pubblica amministrazione, l’ordine pubblico ed altro, con l’obiettivo precipuo di acquisire in forma diretta ed indiretta la gestione ed il controllo di attività economiche, di appalti pubblici, di profitti e vantaggi ingiusti per l’associazione. Inoltre per raggiungere questi fini si avvaleva di un consistente arsenale di armi micidiali, necessarie al clan per affermare il controllo criminale nell’area di riferimento e non esitava a porre in essere condotte violente nei confronti dei pochi che osavano rompere il diffuso muro di omertà relativo alla sistematica attività estorsiva posta in essere nei confronti dei locali imprenditori.

L’ASSOCIAZIONE DI TIPO MAFIOSO
Sono circa una trentina gli episodi estorsivi ricostruiti dalle indagini.
A tal riguardo, si evidenza che alcuni degli odierni arrestati – sebbene già condannati e sottoposti a misure di sicurezza ovvero attualmente sottoposti alla misura di prevenzione delle sorveglianza speciale – si dedicavano stabilmente al racket delle estorsioni. Il modus operandi prevedeva dapprima il collocamento di una bottiglia con liquido infiammabile nei pressi della saracinesca dell’esercizio commerciale e, successivamente, “l’avvicinamento” da parte di taluni degli arrestati per richiedere il pagamento del “pizzo”, da corrispondere, di norma, in occasione delle festività di Natale, Pasqua e Ferragosto.
Come è emerso dalle indagini, inoltre, oggetto delle estorsioni, talvolta, non era il solo “pizzo” ma anche quello di subentrare nei lavori pubblici, imponendo agli imprenditori titolari degli appalti, il sub-appalto in favore delle ditte controllate dagli esponenti dell’associazione.
In taluni casi, infine, alcuni titolari di un esercizio commerciale sono stati vittime di rapina a mano armata col fine di finanziare la predetta consorteria barcellonese.

LE ESTORSIONI E LE RAPINE

Tra gli episodi più eclatanti si segnalano:
 oltre una ventina di commercianti – di genere di ogni specie (dal più piccolo esercizio commerciale ai più rilevanti), nonché una decina di imprenditori vittime di costanti episodi estorsivi, commessi con le modalità sopra descritte;
 3 degli odierni arrestati, in una circostanza, hanno selvaggiamente picchiato un imprenditore edile che aveva osato “pretendere” il legittimo compenso a fronte di una precedente fornitura di calcestruzzo in favore di uno degli associati;
 l’imposizione attraverso una società di comodo operante nel settore della vigilanza privata, della guardiania a tutti i vivaisti del comprensorio barcellonese (in particolar modo del Comune di Terme Vigliatore), oppressi dai continui furti.
Nell’ambito dell’indagine è emerso anche il movente della brutale aggressione avvenuta, nel settembre del 2017, in pieno giorno e nel centro della città di Barcellona P.G nei confronti di un professionista barcellonese, il quale si era “permesso” di denunciare un’estorsione commessa ai suoi danni da tre membri dell’associazione, successivamente condannati per tale reato alla pena di oltre 8 anni di reclusione.

VIOLENZE E MINACCE
E’ stato accertato che l’associazione aveva la disponibilità di enormi quantità di armi da sparo, comuni e da guerra. Infatti, sono stati rinvenuti nell’ambito delle indagini – in due distinte perquisizioni nel territorio di Barcellona P.G. – due consistenti arsenali di armi appositamente reperite ed occultate dagli appartenenti all’associazione, al fine di garantirsi il pieno controllo del territorio. In particolare sono stati rinvenuti 4 pistole semiautomatiche ed un revolver di grosso calibro, 2 fucili a pompa nonchè un fucile mitragliatore da guerra unitamente a centinaia di munizioni di vario genere e calibro.

ARMI
Nel corso delle indagini sono state individuate due società, riconducibili ovvero di fatto riferibili a 5 esponenti dell’associazione, che, al fine di eludere le disposizioni di legge in materia di misure di prevenzione patrimoniale, erano state attribuite fittiziamente a 2 prestanome – incensurati – quali teste di legno. In particolare era stata trasferita in un caso la disponibilità del compendio aziendale e, nell’altro, era stato affidato in locazione un ramo d’azienda.

TRASFERIMENTO FRAUDOLENTO DI BENI
Tra i personaggi colpiti dal provvedimento emergono le figure – fra le altre – del noto MERLINO Antonino, resosi responsabile di varie estorsioni ai danni di commercianti del luogo per trarne il sostentamento proprio e quello della famiglia barcellonese, nonchè di SALAMONE Francesco, eletto consigliere di maggioranza nelle elezioni amministrative del giugno 2013 presso il comune di Terme Vigliatore, in una lista civica locale, e successivamente sospeso da quella carica dal luglio 2016, poiché colpito da misura cautelare nell’ambito dell’operazione “Triade”.

PERSONAGGI DI SPICCO E ARRESTATI
I Carabinieri del Comando Provinciale di Messina e della locale Sezione Anticrimine del ROS hanno eseguito 29 provvedimenti a carico dei sottonotati indagati:
1. Antonino Antonuccio, nato a Barcellona P.G. il 22.05.1963;
2. Santino Benvenga, nato a Barcellona P.G. il 13.09.1992;
3. Tindaro Calabrese, nato a Novara di Sicilia il 3.9.1973;
4. Gianni Calderone, nato a Barcellona P.G. il 5.02.1983;
5. Francesca Cannuli, nata a Messina il 09.07.1965;
6. Salvatore Chiofalo, nato a Barcellona P.G. il 26.09.1989;
7. Sebastiano Chiofalo, nato a Barcellona P.G. il 18.09.1993;
8. Antonino D’Amico, nato a Barcellona P.G. (ME) il 17.2.1978;
9.  Antonino De Luca Cardillo, nato a Barcellona P.G. (ME) il 25.9.1981;
10. Mariano Foti, nato a Barcellona P.G. (ME) 31.03.1970;
11.  Fabrizio Garofalo, nato a Barcellona P.G. (ME) il 24.11.1969;
12.  Ottavio Imbesi, nato a Barcellona P.G. (ME) il 2.06.1971;
13.  Giuseppe Antonio Impalà, nato a Barcellona P.G. il 19.11.1963;
14. Antonino Merlino, nato a Barcellona P.G. (ME) il 5.5.1968;
15.  Francesco Carmelo Messina, nato a Barcellona P.G. (ME) il 2.01.1947;
16.  Agostino Milone, nato a Barcellona P.G. (ME) il 28.4.1969;
17.  Filippo Milone, nato a Barcellona P.G. (ME) il 25.10.1936;
18.  Domenico Giuseppe Molino, nato a Barcellona P.G. (ME) il 16.10.1959;
19. Massimiliano Munafò, nato a Barcellona P.G. (ME) il 30.03.1969;
20. Salvatore Piccolo, nato a Terme Vigliatore (ME) il 08.12.1966;
21.  Giovanni Rao, nato a Castroreale (ME) il 20.4.1961;
22.  Francesco Salamone, nato a Castroreale (ME) il 09.10.1961;
23.  Salvatore Santangelo, nato Barcellona P.G. (ME) il 12/09/1984;
24.  Carmelo Scordino, nato a Barcellona P.G. (ME) il 20.01.1963;
25. Tindaro Santo Scordino, nato a Barcellona P.G. (ME) il 08.05.1984;
26.  Sergio Spada, nato a Palermo il 07.09.1980;
27.  Antonio Giuseppe Treccarichi, nato a Cesarò (ME) il 13.02.1964;
28.  Carmelo Salvatore Trifirò, nato a Barcellona P.G. (ME) l’11.05.1972;
29.  Maurizio Trifirò, nato a Rodì Milici (ME) il 6.7.1979.
Analogo provvedimento è stato eseguito dalla Squadra Mobile della Questura di Messina e dal Commissariato di P.S. di Barcellona P.G. a carico dei seguenti 11 soggetti:
1.  Antonino Bellinvia, nato a Barcellona P.G. l’8.08.1954;
2.  Agostino Campisi, nato a Patti il 16.11.1961;
3.  Alessandro Crisafulli, nato a Barcellona P.G. il 18.08.1982;
4.  Francesco Foti, nato a Barcellona P.G. (ME) il 5.01.1941;
5.  Carmelo Giambò, nato a Barcellona P.G. (ME) il 23.07.1971;
6.  Massimo Giardina, nato a Patti il 10.09.1977;
7.  Tindaro Lena, nato il 2.04.1973 a Patti;
8.  Alessandro Maggio, nato a Barcellona P.G. (ME) il 21.8.1987;
9.  Tindaro Marino, nato il 15.06.1960 a Gioiosa Marea (ME);
10.  Santo Napoli, nato a Milazzo (ME) il 9.9.1950;
11.  Angelo Porcino, nato a Barcellona P.G. (ME) il 19.04.1956.



Commenti

La maggioranza in Consiglio Comunale ha respinto la proposta di inserire il protocollo all’interno dell’atto deliberativo che prevedeva la presa d’atto dell’iniziativa progettuale presentata da una Associazione Agricola per l’utilizzo di un finanziamento di oltre mezzo milione di euro di fondi comunitari. L’opposizione: “Fatto grave”


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