Mafia, massoneria, politica: cosa c'è dentro la Bcc "Grammatico" di Paceco

Mafia, massoneria, politica: cosa c'è dentro la Bcc "Grammatico" di Paceco
30 novembre 2016

Una banca al servizio delle cosche. Come abbiamo raccontato ieri, la Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Trapani ha disposto l’amministrazione giudiziaria per sei mesi della Banca di Credito Cooperativo “Sen. Pietro Grammatico” di Paceco. Il provvedimento è scattato a seguito di un’indagine del Nucleo di Polizia Tributaria della Guardia di Finanza di Palermo da cui sono emersi collegamenti con soggetti legati alla criminalità organizzata. Si tratta di un provvedimento mai applicato prima in Italia nei confronti di un istituto bancario. Tutti i particolari dell’operazione li potete leggere cliccando qui. Tra le cose scoperte: prestiti senza garanzie nonostante gli obblighi delle norme anti riciclaggio, per i boss di rango. Da qui il provvedimento per la banca, il primo nel genere in Italia, che ha cinque filiali, e che è arrivato alla fine di una lunga indagine, fatta con software specializzati, e con due ispezioni della Banca d’Italia.  “La misura – dice il procuratore di Palermo, Lo Voi – serve a tutelare innanzitutto a tutelare i correntisti”.

Secondo i rapporti di Banca d’Italia e Guardia di Fiinanza tra il 2002 e il 2014 la banca ha avuto ben 1600 soci, tra i quali 357 con precedenti penali, e tra questi  11 con precedenti per mafia. E tra i soci ci sono noi importanti della mafia trapanese, insieme a politici e imprenditori, e naturalmente non manca la massoneria. Il conto corrente della Loggia “Abele Damiani” del Grande Oriente d’Italia era proprio alla Bcc Paceco. 

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L’attenzione in particolare è stata puntata sulla famiglia Coppola, e su Filippo Coppola, detto “il professore”, pregiudicato per mafia. Coppola era insegnante. Fu arrestato e condannato per mafia. Uscito dal carcere diventò per un breve periodo preside di una scuola privata, poi aprì un’azienda per la coltivzione del melone giallo, grazie al sostegno di un prestito della banca, dalla quale non partì alcuna segnalazione. Anche perché il fratello Rocco Coppola era direttore dell’ufficio fidi della Banca….

Paolo Ruggirello, cugino dell’omonimo deputato regionale del Pd,  ha raccontato poi come la banca “era considerata per certuni rifugio sicuro”, in particolare sarebbe stata l’agenzia di Trapani  punto di riferimento “di ambienti massonici facoltosi”.

Ancora:  un giorno una signora, nota per appartenere ad una famiglia con precedenti per mafia, i Milazzo, andò in banca a prelevare 120.000 euro. Nessuno segnalò l’operazione. Quando al funzionario Pietro Bello, gli ispetto della Banca d’Italia chieero come mai non aveva fatto alcuna segnalazione dell’operazione,rispose dicendo che ritenne di non fare nulla “avendo conoscenza del carattere della cliente, sensibilmente suggestionata dalle notizie negative date dai telegiornali sui mercati”. Grande.

MARTORANA. “Personalmente non ho nulla da temere. Il consiglio d’amministrazione da me presieduto ha sempre lavorato nella perfetta legalità” dice intervistato da Il Locale News il Sindaco  di Paceco Biagio Martorana che è stato presidente della banca per 18 anni, fino al 2010, prima di diventareSindaco della città. “I rapporti bancari con i Coppola ci sono sempre stati – spiega Martorana – anche quando ero presidente. Vado a memoria
in questo momento, visto che non ho carte alla mano ma ricordo di un mutuo concesso per l’apertura di una tabaccheria al figlio o al nipote di Coppola. Mutuo regolarmente estinto secondo la normativa senza alcun tipo di problema o sofferenza”.

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PALAZZOTTO.  “Già nel 2013 io e l’on. Claudio Fava avevamo presentato un’interrogazione ai ministri di Interno e Finanze chiedendo di intervenire sugli strani movimenti del Banco di credito cooperativo di Paceco, che avevano erogato più volte prestiti ad un condannato per associazione a delinquere di stampo mafioso come Filippo Coppola. Ma nessuno dal governo ha mai risposto all’interrogazione, nessuno è intervenuto sulla banca e non vi è stato alcun monitoraggio”. A dirlo è il deputato di Sinistra italiana Erasmo Palazzotto, in riferimento alla disposizione della misura di amministrazione giudiziaria per il Bcc di Paceco per sospetti contatti con la criminalità organizzata. “Si sarebbe potuto intervenire tre anni fa – continua Palazzotto – come al solito si è dovuti arrivare all’azione della magistratura, che finisce sempre per anticipare una politica che resta inerte”.



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