Messina, “posti di lavoro in cambio di voti”: arrestata Emilia Barrile e altri 12

Messina, “posti di lavoro in cambio di voti”: arrestata Emilia Barrile e altri 12
2 agosto 2018

L’ex presidente del Consiglio comunale, Emilia Barrile, è finita ai domiciliari: avrebbe gestito e pilotato in maniera personalistica appalti e affari all’interno del Comune di Messina. Dall’operazione denominata “Terzo livello” condotta dalla Dia di Messina sarebbe emerso che l’ex presidente del Consiglio comunale gestendo in maniera personalistica appalti e affari in cambio avrebbe ricevuto posti di lavoro, promesse di voti o appalti per cooperative a lei riconducibili.

La Dia di Messina, in sinergia con il centro operativo di Catania, supportata dai centri e sezioni di Reggio Calabria, Palermo, Bari, Roma, Caltanissetta, Catanzaro ed Agrigento, ha dato esecuzione a 13 ordinanze cautelari, emesse dal gip nei confronti di esponenti di spicco della politica cittadina e della criminalità peloritana, imprenditori e faccendieri di origine messinese. Per una persona è stata emessa un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, per altre dieci sono stati disposti gli arresti domiciliari, per un’altra è stata disposta l’interdizione dai pubblici uffici e per un’altra ancora l’interdizione dall’attività imprenditoriale. Secondo gli inquirenti l’ex presidente del consiglio comunale di Messina Barrile avrebbe fatto lavorare due cooperative la “Peloritana servizi” e la “Universo Ambiente” in strutture ricettive riconducibili ad imprenditori compiacenti.

Tra gli affari di Emilia Barrile ci sarebbero anche delle sponsorizzazioni per una società di pallavolo dove aveva degli interessi personali di natura economica. Nello stesso provvedimento è stato disposto anche un sequestro da 35 milioni di euro ad un imprenditore che avrebbe mascherato e nascosto il proprio impero economico per il timore di essere raggiunto da misure interdittive antimafia.

L’indagine di oggi prende il via dall’operazione Tekno della Dia del 12 aprile 2017, nella quale fu scoperto un sistema affaristico attorno alla gestione del Consorzio autostrade siciliane. Nell’inchiesta furono indagati imprenditori, dirigenti e funzionari che per ottenere appalti avrebbero pagato mazzette. Nell’indagine di oggi sono indagati personaggi al di sopra di ogni sospetto, appunto di “terzo livello”. L’attività d’indagine è stata coordinata dalla Procura della Repubblica-Dda di Messina, diretta dal procuratore capo Maurizio De Lucia.



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