Parte la riforma del catasto. Ecco come cambia il valore delle nostre case

Parte la riforma del catasto. Ecco come cambia il valore delle nostre case
15 febbraio 2015

Nuovo catasto in 5 anni. Il campionamento degli immobili dovrà partire entro il primo luglio 2015, mentre entro metà 2018 dovranno essere messe a punto le funzioni statistiche. L’obiettivo è di aver determinato la nuova base imponibile a dicembre 2019. E’ quanto prevede la bozza di decreto attuativo della delega fiscale sul catasto. Ecco le principali novità inserite nel testo dell’Agenzia delle Entrate.

VALGONO ASCENSORE, PIANO, AFFACCIO – Ascensore, piano, affaccio e superficie sono alcuni dei criteri che serviranno a dare il valore agli immobili nel nuovo catasto. Il valore di riferimento di una singola zona sarà infatti aumentato o diminuito in base ad alcuni parametri, tra cui ubicazione e conservazione, e poi moltiplicato per i mq.

ADDIO CASE POPOLARI E DI LUSSO – Addio case popolari e immobili di lusso: tutte le abitazioni in fabbricati residenziali saranno inserite in un’unica categoria. Scomparirà la classificazione A/1, A/2, A/3 e tutti gli immobili considerati appartamenti saranno inseriti in “O/1”. La bozza di decreto attuativo della delega fiscale sul catasto prevede poi, come si legge nella relazione illustrativa, che sia un provvedimento del Mef a disciplinare “i criteri di individuazione delle abitazioni di lusso”, ossia gli immobili signorili (ora A/1), le ville (oggi in categoria A/8) e i castelli e gli immobili di valore storico-artistico (A/9).

INVARIANZA DI GETTITO PER TASSE SULLA CASA – Cambia la base imponibile per le tasse sul mattone, passando dalla rendita catastale al valore patrimoniale, con l’obiettivo di “assicurare la sostanziale invarianza di gettito complessivo delle imposte erariali e locali (Imu, Tasi, e gli altri balzelli locali)”.

Leggi anche:  Riordino della burocrazia regionale in Sicilia. Non conta il merito, non conta il diritto...

SCONTI PER LE CASE ‘STORICO-ARTISTICHE’ – Per gli immobili di interesse storico-artistico ci saranno “adeguate riduzioni” di valori patrimoniali e rendite che arrivano al 30% per palazzi oltre i 300 metri quadri che rientreranno nella nuova categoria ordinaria.

LE CHIESE RESTANO ESENTASSE – Niente tasse sul mattone per le chiese anche con il nuovo catasto. Nella bozza di decreto delegato i “luoghi di culto” con “caratteristiche edilizie proprie dell’uso specifico cui sono destinati” rientrano tra gli immobili ‘improduttivì cui non va attribuita rendita e valore immobiliare, che sarà la base per il calcolo di Imu e Tasi.



Commenti

La colonna infame