Procura di Palermo chiede 4 anni per estorsione per Miccoli

Procura di Palermo chiede 4 anni per estorsione per Miccoli
16 maggio 2017

La Procura di Palermo ha chiesto 4 anni di carcere per l’ex giocatore Fabrizio Miccoli, imputato di estorsione aggravata e giudicato con rito abbreviato dal gup Walter Turturici.

Il pm Francesca Mazzocco sostiene che Miccoli avrebbe partecipato attivamente al tentativo di far consegnare del denaro da un imprenditore palermitano già socio di una discoteca di un paese vicino al capoluogo, Isola delle Femmine.

La stessa Procura aveva chiesto l’archiviazione ma un altro giudice delle indagini preliminari, Fernando Sestito, aveva imposto l’imputazione coatta. In un altro giudizio era stato condannato a un anno Mauro Lauricella, amico dell’ex fantasista del Palermo e coinvolto nella stessa vicenda, ma i giudici avevano escluso che ci fosse stata un’estorsione, puntando sulla violenza privata.

Secondo l’accusa, l’ex numero 10 del Palermo avrebbe sollecitato Mauro Lauricella, figlio del boss del quartiere Kalsa Antonino, a utilizzare metodi spicci per indurre l’imprenditore a saldare il suo debito. L’indagine era stata aperta durante le ricerche di Antonino Lauricella, che nel 2010 era latitante: la Dia, ascoltando le telefonate di Mauro Lauricella, si era imbattuta in Miccoli e aveva notato l’estrema confidenza del calciatore con il figlio del mafioso.

In sostanza l’estorsione sarebbe consistita nella cessione delle quote da parte di un imprenditore, che poi si sarebbe rifiutato di pagare dei presunti debiti ad altre persone, legate ad amici di Miccoli. Da li’ l’intervento del calciatore, che si sarebbe appoggiato a Lauricella, figlio di un mafioso condannato con sentenza definitiva è latitante all’epoca dei fatti, datati 2011.

Gli avvocati Giovanni Castronuovo e Giampiero Orsini, difensori del giocatore ex Juventus e Fiorentina, si sono detti “basiti e sorpresi per l’atteggiamento dei Pm, che dopo avere chiesto l’archiviazione hanno repentinamente cambiato idea”.



Commenti

La colonna infame