Ridimensionamento delle partecipate regionali, il governo Crocetta ci riprova

Ridimensionamento delle partecipate regionali, il governo Crocetta ci riprova
7 gennaio 2014

Bocciato una prima volta in commissione Bilancio dell’Assemblea regionale il piano per il ridimensionamento delle partecipate regionali torna in aula sotto forma di emendamento alla Legge di stabilità e sarà, con tutta probabilità, votato oggi. Secondo la norma, preparata dal governo regionale guidato da Rosario Crocetta, resteranno in vita solo 9 delle attuali 34 partecipate regionali che danno lavoro a 7.300 persone. I lavoratori delle 25 società che verranno poste in liquidazione saranno licenziati e poi riassunti dalle società rimaste attive ma solo nei limiti numerici e di qualifica delle nuove piante organiche che dovranno essere realizzate entro 3 mesi.
Dopo la riforma sopravviveranno l’Azienda siciliana trasporti, Servizi Ausiliari Sicilia, Sicilia e Servizi, Riscossione Sicilia, Irfis, Sviluppo Italia Sicilia, Siciliacque, Parco scientifico e tecnologico, Seus 118. Tutte le altre verranno poste in liquidazione o assorbite da queste 9.
Il governo punta così a recepire le indicazioni della Corte dei Conti, presieduta da Maurizio Graffeo, che ha messo in evidenza i costi record delle partecipate regionali a fronte di risultati scadenti e varie irregolarità gestionali: in quattro anni per le partecipate la regione ha speso un miliardo e 89 milioni per il personale, 73,4 milioni per consulenze e 13,9 milioni per pagare dirigenti e organi societari.
La Corte dei conti ha invitato a non ripianare più i debiti e a chiudere le società inutili e l’indagine dei magistrati contabili ha anche messo le mani avanti sul fronte del personale segnalando il rischio che tutti i 7.300 dipendenti vengano paracadutati nelle società superstiti senza una reale valutazione delle esigenze. La norma preparata dall’assessore all’Economia Luca Bianchi prevede un percorso diverso: blocca tutte le nuove assunzioni «sia a tempo indeterminato che a tempo determinato, ivi comprese quelle già autorizzate» e salva solo le assunzioni frutto di bandi in corso e i contratti degli stagionali alle Terme di Sciacca e Acireale. L’emendamento prevede che a tutti i dipendenti delle 25 società che chiuderanno si applichi il licenziamento collettivo previsto dalla legge nazionale 223. Fatto questo passaggio, le società rimaste in vita potranno riassumere solo i dipendenti delle società in liquidazione che avevano un contratto a tempo indeterminato alla data del 31 dicembre 2009 e, soprattutto, solo in base alle nuove piante organiche, cioè ai reali fabbisogni.
Il tutto passerà da accordi con i sindacati che dovranno determinare i nuovi equilibri legati al personale e gli accordi dovranno essere ratificati dalla giunta alla luce dei costi che determineranno: «Dovranno rispettare – si legge nell’emendamento – il patto di stabilità e le politiche di spending review e avere la necessaria copertura finanziaria». Il personale che transiterà nelle nove società rimaste attive perderà «indennità, superminimi e trattamenti giuridici particolari che aveva nelle partecipate poste in liquidazione». Il principio è che dovranno essere applicati tutti i limiti giuridici ed economici del contratto dei regionali.

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