In Sicilia l’acqua non va in rete. All’isola il primato di perdite

In Sicilia l’acqua non va in rete. All’isola il primato di perdite
23 gennaio 2018

In Sicilia poco più della metà dell’acqua potabile si perde. Un primato dello spreco per l’isola dove il 52 per cento dell’acqua introdotta negli acquedotti non arriva a destinazione ovvero nei rubinetti di casa. Il doppio di quanto se ne spreca in Piemonte – a quota 28,5 per cento – e addirittura il triplo della Lombardia, con il 18,3 per cento di perdite. Secondo gli ultimi dati Istat infatti in Italia il 38,2%, più di un terzo, dell’acqua si perde nelle reti di distribuzione prima di arrivare nelle nostre case: una quantità che soddisferebbe le necessita di ben 10 milioni di persone. Secondo uno studio di In a Bottle, ben 7 italiani su 10 ritengono l’acqua un bene fondamentale e per il 44% è molto importante tutto ciò che è legato alla qualità di ciò che si beve. In parallelo con i disservizi cresce la sfiducia dei cittadini. In questo caso il livello di sfiducia delle famiglie siciliane è tra il più alto d’Italia con il 57%. A livello nazionale, come nell’anno precedente, anche nel 2016 tre famiglie su dieci dichiarano di non fidarsi a bere acqua dal rubinetto. La quota di famiglie che dichiara di non fidarsi a bere acqua di rubinetto rimane rilevante nonostante il trend in discesa: dal 40,1% nel 2002 al 29,9% nel 2016. Tale sfiducia è ancora molto elevata nelle regioni del Mezzogiorno con il 63% in Sardegna, il 46,5% in Calabria e il 35,1% in Molise. Unica eccezione la Basilicata, dove è al 16,2%. Al Centro, la percentuale più alta si registra in Toscana (38,9%). Risulta trascurabile, invece, nelle province autonome di Bolzano (2,7%), Trento (3,7%) e in Valle d’Aosta (7,4%). Una famiglia, nel 2016, ha speso mediamente al mese 10,27 euro per l’acquisto di acqua minerale, in crescita del 3,7% rispetto al 2015.

Il caso Sicilia
La Sicilia, con il 29,3 per cento del totale, è tra le regioni italiane i cui cittadini lamentano maggiormente “un’erogazione irregolare dell’acqua nelle abitazioni”, spiegano dall’Istat. Un valore tre volte superiore alla media nazionale di lamentele, che si attestano poco al di sopra del 9 per cento. Per questa ragione, con tutta probabilità, i siciliani sono tra coloro che si fidano meno a bere l’acqua del rubinetto. Una sfiducia che nel 2016 a livello nazionale sfiora il 30 per cento, ma che nell’Isola arriva a coinvolgere il 57 per cento dei cittadini interrogati.
Per quanto riguarda le perdite i dati Istat (riferiti al 2015 che è poi l’ultimo dato utile)inchiodano agli ultimi posti della classifica le grandi città: a Palermo, per esempio, nel 2015 su 90.632 metri cubi di acqua immessa soltanto la metà, 41.149 metri cubi arrivano a destinazione: nel capoluogo siciliano la perdita idrica è del 54,6 per cento. La situazione è simile a Catania, dove a fronte di 59.897 di metri cubi immessi 28.995 metri cubi arrivano nei rubinetti: in questo caso la perdita idrica è del 51,6% sul totale.

La situazione in Italia
Esaminando 116 capoluoghi di provincia si ha una perdita media del 35,4% dell’acqua che viene immessa in rete, con molte zone che superano il 60%. Tra queste ci sono le città di Cosenza, dove si arriva al 76,9%, Frosinone col 71,9%, Tempio Pausania col 68,6%, mentre le perdite minori si segnalano a Macerata col 6,6%, Udine con l’8,8% e Mantova al 9,6%. Il dato non risparmia le grandi città, ad esempio Torino, dove nel 2015 si è disperso il 24,6% dell’acqua, pari a ben 99,4 litri pro capite al giorno, e Milano, dove si perde il 12,2% che equivale a 55,2 litri quotidiani per persona. Scendendo verso sud, a Roma è sprecato il 42,9% dell’oro blu, mentre Napoli si ferma al 34,3%: per la capitale sono quasi 196 litri per abitante persi al giorno, mentre per ogni napoletano se ne disperdono 133,2. Nel 2016, il 9,4% delle famiglie italiane lamenta un’erogazione irregolare dell’acqua nelle abitazioni, una percentuale comunque in diminuzione rispetto al 2002 (14,7%), ma che assume ancora valori pari a 37,5% in Calabria, 29,3% in Sicilia e 17,9% in Abruzzo. Come nell’anno precedente, anche nel 2016 tre famiglie su dieci dichiarano di non fidarsi a bere acqua dal rubinetto.

Reti: urge manutenzione
Gli sprechi, spiegano gli esperti, sono dovuti principalmente alla mancanza di lavori alle reti ormai vecchie. In Italia gli acquedotti perdono fino al 46% dell’acqua che dovrebbero consegnare ai cittadini. Secondo alcuni calcoli, il 60% degli impianti ha più di trent’anni e il 25% supera i 50 anni. Servirebbero investimenti di almeno 5 miliardi all’anno per una rigenerazione, riparazione e manutenzione della rete, e per opere ormai non rinviabili.



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