Svimez: in Sicilia persi 47mila posti negli ultimi tre anni

Svimez: in Sicilia persi 47mila  posti negli ultimi tre anni
4 dicembre 2012

Una regione poco industrializzata, dove rischia di sparire il limitato tessuto esistente, dove sono andati persi negli ultimi quattro anni oltre 47 mila posti di lavoro e dove solo una giovane donna su 5 è occupata regolarmente. Mentre in Sicilia e nel Sud per rilanciare la crescita occorrono politiche industriali selettive, a sostegno di internazionalizzazione e innovazione, interventi per il rilancio delle città e del territorio; politiche infrastrutturali, logistiche e energetiche.
È quanto afferma il Direttore della SVIMEZ Riccardo Padovani nella sua relazione al seminario “Rapporto SVIMEZ 2012 e Sicilia: Uno sguardo oltre la crisi. Condizioni e sfide per rilanciare lo sviluppo” promosso dalla SVIMEZ, che si è tenuto oggi a Palermo a Palazzo Steri dell’ambito delle Giornate dell’Economia del Mezzogiorno, organizzate dalla Fondazione Curella e dal Di.s.te Consulting, con il supporto di Banca Popolare Sant’Angelo e Intesa San Paolo
I numeri della crisi nel Mezzogiorno e in Sicilia – Negli ultimi cinque anni, dal 2007 al 2011, in base a stime SVIMEZ il Mezzogiorno ha perso oltre 6 punti percentuali di Pil, rispetto ai 4 del Centro-Nord. Più contenuta la perdita in Sicilia (-3,2%), ma solo per una tenuta di alcuni comparti produttivi; forte il calo nel manifatturiero e nelle costruzioni.
Guardando solo all’ultimo anno disponibile, nel 2011 il Pil siciliano ha segnato una flessione del -0,2%, a fronte di un dato positivo sia a livello nazionale (+0,4%) che meridionale (+0,1%).
I settori al Sud e in regione – Nei primi tre anni della crisi, dal 2008 al 2011, nel Mezzogiorno si è registrata una perdita del valore aggiunto del 19% nel manifatturiero e del 25% nelle costruzioni. Nello stesso periodo, la Sicilia ha accusato una contrazione forte ma relativamente più contenuta nel manifatturiero (-15%), crollando però del 27% nelle costruzioni. In controtendenza in Regione il comparto dell’estrazione dei minerali (+11% a fronte di una media Mezzogiorno del -9,8%). Giù anche l’agricoltura (-5%), in linea con la media meridionale, e i servizi (-1,4%).
Tra i vari comparti del settore industriale sono da segnalare in Sicilia la tenuta del tessile e calzaturiero (-22%), della carta (+14%), del legno (+10%) e dell’energia (+13%), e la forte crisi di settori strategici come la chimica, la meccanica e i mezzi di trasporto.
Sempre nel periodo in questione, se nel Mezzogiorno l’industria in senso stretto ha perso nel complesso il 13% del valore aggiunto, la Sicilia ha registrato una perdita forte (-7,7%), ma più contenuta della media Mezzogiorno.
Esportazioni e investimenti – Bene invece in Regione le esportazioni, che registrano segni ampiamente positivi negli ultimi due anni, fino a segnare nei primi sei mesi del 2012 +21%, una crescita tre volte superiore alla media del Mezzogiorno. In questo senso va segnalato il forte peso dei prodotti energetici, senza i quali nello stesso periodo la crescita dell’export siciliano è stata dello 0,5%.
Giù gli investimenti: negli ultimi dieci anni, dal 2001 al 2011, il Sud ha registrato una contrazione tre volte superiore a quella del Centro-Nord. Gli investimenti nell’industria in senso stretto sono scesi del 33%, contro l’11% del Centro-Nord. Ancora più grave la situazione nelle costruzioni (-44% rispetto a -15% nel Centro-Nord).
Occupazione, giovani e donne – Negli ultimi quattro anni, dal 2007 al 2011, su una perdita totale in Italia di 437mila posti di lavoro, 47.314 sono stati i posti di lavoro persi in Sicilia. A fronte del 6,2% degli occupati in Regione sul totale nazionale, le perdite registrate sono state superiori al 10%.
In un contesto già difficile, la vera e propria spina nel fianco è data dall’occupazione giovanile e femminile: il tasso di occupazione degli under 35 è sceso in Regione dal 32% del 2008 al 29,7% del 2011. In altri termini, in Sicilia è occupato regolarmente solo un giovane su tre. Ancora più drammatica la situazione delle donne: nel 2011 solo una su cinque è stata regolarmente occupata (20,5%), a fronte del 47% del Centro-Nord.
Interessante la dinamica settoriale. In Sicilia tiene l’occupazione nell’agricoltura (+5,4% dal 2008 al 2011), mentre a pagare il prezzo più alto è l’industria in senso stretto (-9%) e nelle costruzioni (-25%), dieci punti percentuali in più della media meridionale (-14%).
La Sicilia insomma è e rimane una regione ancora poco industrializzata: nel 2011 su un totale nazionale di 4,6 milioni di occupati nel settore, solo 133mila, pari al 2,8% del totale, sono stati rilevati sull’isola.
Rischi e opportunità per l’industria – Segnali di recupero insufficienti, rischio scomparsa settori industriali, desertificazione industriale. Secondo la SVIMEZ è e resta l’industria l’architrave del sistema meridionale; se questa cede, rischia di far crollare l’intera economia. Il rischio, secondo il Direttore Riccardo Padovani, è che “in assenza del rilancio di una politica di sviluppo che sostenga la ripresa della domanda privata e pubblica, i processi di recupero siano eccessivamente lunghi”. Anche perché troppo piccola è in Sicilia “la quota di imprese esportatrici in grado di compensare la debolezza della domanda interna con una crescita dell’export; troppo forte è la dipendenza dagli appalti della Pubblica Amministrazione che, senza risorse, ha bloccato nuovi appalti e, ancor peggio, ritarda i pagamenti dei beni e servizi acquistati”.
L’area vasta catanese – L’insieme dei comuni sud–etnei, l’area metropolitana di Catania e i centri di Acireale e di Paternò, uniti al porto di Augusta, sono stati individuati dalla SVIMEZ come un’area ricca di potenzialità per il traffico merci e passeggeri e la crescita di filiere produttive di eccellenza nell’elettronica, telecomunicazioni, farmaceutica, agroalimentare. Potenzialità nello sviluppo turistico e nel commercio e lavorazione del pesce anche nel territorio sud occidentale (Agrigento, Mazara, Egadi). Da valorizzare nella logistica, turismo e trasporti l’area nord orientale che gravita su Messina. Termini Imerese potrebbe invece proporsi come nuovo polo dell’automotive elettrico.
Le proposte – “Occorrono quindi, conclude il Direttore Padovani, politiche industriali attive immediate, per attivare processi di internazionalizzazione e innovazione, rilanciando l’industria manifatturiera, ma anche favorendo la penetrazione in settori “nuovi” con forte potenziale di crescita: infrastrutture e logistica nell’ottica mediterranea, energie rinnovabili, riqualificazione urbana, reti digitali, ambiente, filiere agro-alimentari di qualità, servizi avanzati e imprese sociali, una moderna industria culturale non solo turistica”.
Interessanti in questo senso in Sicilia le potenzialità che provengono dalle rinnovabili, essendo già oggi l’isola la seconda regione del Mezzogiorno e la terza in Italia per la produzione di energia verde (9,5% sul totale nazionale, dopo Toscana, 22%, e Puglia, 14%). Più in particolare, in termini di potenza prodotta, la Sicilia è leader tra le regioni del Sud per la produzione di energia eolica (24%).

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