“Tasse assurde, concorrenza spietata. Noi albergatori in Sicilia non ce la facciamo più”

“Tasse assurde, concorrenza spietata. Noi albergatori in Sicilia non ce la facciamo più”
29 aprile 2013

Lorenzo Russo, imprenditore, titolare di due strutture alberghiere a Selinunte e a Pantelleria. Quanto paga di Imu?

30.000 euro.

Ce la fa a pagarla?

No. E’ una tassa assurda. Se pensate che il 95% dei beni strumentali di un albergo  è costituito dall’edificio stesso, capite che è una tassa che va ad incidere totalmente sul reddito prodotto, per noi. E’ come per un’impresa metalmeccanica chiedere di pagare una tassa su una pressa o su un macchinario.

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Il Sindaco di Castelvetrano, Felice Errante, ha denunciato qualche giorno fa che gli alberghi della città hanno difficoltà a pagare la prima rata dell’Imu.

La verità? Non l’ha pagata quasi nessuno. E non solo a Castelvetrano. Io sono in contatto con tanti miei colleghi in Sicilia. L’impatto è altissimo. Anche perchè, va ad incidere sul reddito, come dicevo. Abbiamo fatto una simulazione, ed è come se portassimo l’Ires al 65% del reddito prodotto da un albergo.

E nel frattempo le prenotazioni come vanno?

Il dato del comparto in Sicilia – sono dati del 12 Aprile – mostra un netto calo dal 2012 al 2013 del 35%. Speriamo di recuperare, perchè è un dato pesante. Ormai puntiamo tutto sul last minute.

A proposito di last minute, il ponte del 25 Aprile come è andato?

Secondo le prime stime siamo, sempre come dato generale, intorno ad un calo del 25%.

E a livello locale?

Siamo in linea con queste cifre.  Poi, se guardo i miei due alberghi, posso dire che c’è stato un calo del 30%.

Qual è il problema più grave del comparto turistico siciliano, secondo lei?

E’ un problema essenzialmente di competitività. Ed è un tema che la nostra categoria solleva da tempo. Dal 2005 giacciono nei cassetti dei politici delle nostre proposte non prese in considerazione. Abbiamo un’iva altissima, ad esempio. In Spagna è del 4%. Il costo del lavoro in Italia, in questo comparto, è il 25% più alto della media. Le tasse locali sono un salasso. Sono questi numeri, specialmente nel turismo balneare, a determinare il mercato.

Un esempio concreto di come si può intervenire?

Le dico una cosa assurda, che è indicativa di come lavorano oggi le piccole e medie imprese del comparto. Sui televisori posseduti gli alberghi sono tassati due volte: perchè pagano il canone allo Stato, e pagano anche la Siae….Una cosa incredibile.

Basterebbe semplificare.

Certo. A livello locale, poi,, nei comuni siciliani gli alberghi pagano mediamente di Tarsu 9,30 euro a metro quadro. Ma una convenzione nazionale, mai recepita dai Comuni siciliani, imporrebbe ai Sindaci di considerare gli alberghi alla stregua di case di civile abitazione, con un abbattimento dell’imposta a 3,30 euro.  Correggere queste distorsioni aiuterebbe a riposizionarci sul mercato internazionale.

Ci sono altre “distorsioni” in Sicilia?

Certo. Noi, in Sicilia, paghiamo un costo altissimo di trasporto per i nostri clienti. Mi spiego: i mercati su cui noi attingiamo distano mediamente 1600 chilometri. Un volo Palermo – Milano, costa, mediamente, 250 euro, e dura un’ora e mezzo. Un volo Milano – Sharm El Sheik costa invece di meno,  190 euro, nonostante duri di più: tre ore. Anche in questo caso c’è qualcosa che non funziona.

Subite anche una concorrenza sui prezzi…

Ci sono ormai pacchetti turistici in Italia e in Europa a meno di 35 euro al giorno. Cifre assurde, che la Sicilia non riucirebbe mai  a garantire. Nel Lazio si vendono pacchetti a 19 euro al giorno, con la mezza pensione. Sono cifre che non hanno margine di utile e che sono il segnale di una guerra tra poveri che è in atto per evitare il fallimento di numerose aziende.



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