Il libro: la cultura del lavoro per superare il reddito di cittadinanza e le spinte mafiose e parassitarie

Da dove ripartire?  Quali strade seguire per il restart in questa difficile fase di pandemia? La risposta è una sola: dal lavoro abbandonando pratiche assistenzialistiche come il reddito di cittadinanza che premiano i furbi e stanno trasformando interi pezzi di società in centri parassitari. Uno strumento come il reddito di cittadinanza pensato per chi ha veramente bisogno e diventato un incentivo a non lavorare in un mercato del lavoro debole come quello siciliano. E’ il ragionamento di fondo di un libro che è possibile trovare su Amazon e scritto nei mesi del lockdown dal giornalista del Sole 24Ore Nino Amadore.

reddito di cittadinanza

 Il libro si intitola “L’uomo che parlava alle capre e altre cose così” ed è solo un modo ironico di rappresentare in copertina la storia di Giacomo Emanuele, un tipo particolare di cittadino dei Nebrodi in Sicilia che ha avviato, sempre nel pieno del lockdown una fattoria didattica a Galati Mamertino in provincia di Messina dopo aver avviato altre iniziative. Le storie del libro sono tenute insieme da un grade tema: il lavoro come riscatto, come unica strada per il cambiamento, l’impegno sociale e intellettuale come muro contro le mafie e la cultura parassitaria che ha affossato in questi anni il Mezzogiorno e non solo. Il reddito di cittadinanza ovviamente ne è solo un aspetto.

Così’ si dipanano in questo volumetto di agile lettura   le storie di una famiglia di imprenditori siciliani oggi con solide basi a Los Angeles che grazie all’impegno e alla caparbietà del fratello maggiore Celestino Drago, lo chef delle star, ha costruito un solido gruppo imprenditoriale. E poi la storia dei fratelli Fiasconaro (Nicola, Fausto e Martino) che partendo dall’esempio del papà Mario a Castelbuono hanno portato avanti, innovazione su innovazione, una tradizione di famiglia facendola diventare un fenomeno imprenditoriale e commerciale mondiale.

Il sottotitolo del libro (Storie minime di Sicilia) porterebbe persino a pensare a un tradimento del reale valore di queste storie che si inquadrano nella grande storia di uomini che hanno fatto del cambiamento la loro grande ragione di vita. Come Giacomo, il papà dell’autore di cui viene raccontata la storia, che per tutta la vita ha lavorato per rendere fertile e produttiva una terra spesso avara. Oppure l’impegno di Tiziano Granata, il poliziotto morto misteriosamente, uno degli agenti intervenuti a salvare l’allora presidente del Parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci: un poliziotto che a sera dopo il turno cominciava il suo personale lavoro di inchiesta sui crimini ambientali.  Un modello e un simbolo, scomparso troppo presto.

C’è una Sicilia diversa in questo libro, una Sicilia che non si rassegna. Che esiste e vuole andare avanti. Nonostante tutto. Nonostante, per esempio, la presenza asfissiante della mafia che soprattutto sui Nebrodi ha creato negli anni il feudo dello sfruttamento dei fondi pubblici con sistemi di ruberie e truffe che possono contare sull’appoggio dei colletti bianchi: una diffusa zona grigia che si oppone al cambiamento e alla cultura del lavoro.  

%d bloggers like this: