Istituto Gramsci siciliano, cronaca di una morte annunciata

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A Palermo città della cultura è negato alla cultura uno spazio vitale. Da tempo si rinnovano gli appelli per salvare l’Istituto Gramsci siciliano da una chiusura silenziosa e rovinosa. E ogni volta si alza il rumore dell’indignazione, si raccolgono firme di solidarietà, si fanno tante promesse, si annunciano soluzioni definitive ma poi non accade nulla. Ora però qualcosa di maledettamente serio sta per accadere.

L’Istituto Gramsci chiuderà se non si definirà al più presto la controversia con il Comune sull’affitto del padiglione dei Cantieri culturali dove il Gramsci gestisce un archivio storico tra i più importanti del Mezzogiorno, una biblioteca con 35 mila volumi che aderisce al Servizio bibliotecario nazionale (Sbn), un’emeroteca con quotidiani e rare riviste nazionali e locali che è un pozzo di conoscenza e di documentazione senza fondo e il regno di studiosi e ricercatori, una sala lettura, postazioni internet. Senza dimenticare la pubblicazione nel tempo di 130 volumi di storia, politica, sociologia, attualità spesso distribuiti gratuitamente così come gratuiti sono i servizi al pubblico e quindi alla cultura.


I locali assegnati al Gramsci sono sede non solo della ricerca ma anche di una intensa promozione culturale che propone seminari, convegni, dibattiti, mostre, documentari, borse di studio, spesso in collaborazione con prestigiose istituzioni culturali italiane e straniere. Tutti i programmi televisivi di storia, i documentaristi, alcuni registi sono passati da qui.
L’archivio storico è uno straordinario luogo e strumento di ricerca che la stessa Sovrintendenza archivistica ha definito “preziosa fonte per la conoscenza della storia moderna e contemporanea della Sicilia”. Comprende fra l’altro gli archivi personali di Pio La Torre, Girolamo Li Causi, Pompeo Colajanni, Vittorio Nisticò, Marcello Cimino, Andrea Finocchiaro Aprile e altri protagonisti della storia e della politica siciliane.
Bene, perché tutto questo non venga irrimediabilmente perduto con la chiusura dell’attività del Gramsci occorre risolvere la controversia sugli affitti e il Comune si decida ad attuare le soluzioni che la stessa amministrazione ha contribuito a individuare e ha quindi condiviso.
Una breve cronaca di quello che è accaduto ma soprattutto di quello che non è accaduto è rintracciabile in una nota del presidente del Gramsci, Salvatore Nicosia.
Fino al 2009, dice Nicosia, un protocollo d’intesa compensava la concessione del padiglione ai Cantieri con i rilevanti servizi prestati gratuitamente alla città. Alla richiesta di rinnovo dell’accordo fu comunicato al Gramsci che “a norma di Regolamento non è prevista nessuna concessione a titolo gratuito”. Era una affermazione priva di fondamento, perché il Regolamento comunale prevedeva (e prevede) “per le associazioni di alta valenza e utilità sociale e istituzionale” che “il canone potrà essere conguagliato con l’acquisizione di servizi aventi finalità sociali”.
In forza di una “alta valenza” da tutti (anche dal Comune, tante volte e ufficialmente) riconosciutagli, il Gramsci ha continuato a richiedere quindi l’applicazione del Regolamento, mentre l’amministrazione comunale chiedeva la preventiva estinzione di un “debito” che nel frattempo – in ragione delle varie intese faticosamente raggiunte e dagli uffici amministrativi prontamente rifiutate – ha raggiunto una consistenza insostenibile: 70 mila euro. La pretesa del Comune, ripete Nicosia, non ha alcun fondamento se non la falsa informazione a suo tempo fornita dal Settore Risorse immobiliari. E tuttavia, all’intimazione di sfratto (2012) è seguita nel 2018 una ingiunzione di pagamento che l’Istituto Gramsci ha impugnato davanti al giudice per ottenere il riconoscimento delle proprie ragioni. Ma all’udienza del 28 ottobre 2020 il Comune non si è neppure presentato mentre l’ammontare del presunto “canone” continua a crescere. Viene così tacitamente smentita l’intesa raggiunta nel mese di giugno quando era stata concessa all’Istituto la possibilità di regolare il rapporto economico con il Comune con una lunga dilazione. Lo stesso sindaco Leoluca Orlando annunciava con un comunicato: “Accordo sugli affitti. Il Gramsci è salvo”.

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Le scelte dell’amministrazione e la mancata conferma davanti al tribunale dell’accordo raggiunto raccontano purtroppo, sottolinea Nicosia, una realtà molto diversa. Il Gramsci non è salvo.

tratto dal profilo Facebook del giornalista Franco Nicastro

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One thought on “Istituto Gramsci siciliano, cronaca di una morte annunciata”

  1. Leoluca Orlando ormai è un uomo finito, solo annunci e niente di concreto. Purtroppo la città va in rovina e si rischia di perdere una Istituzione come l’Istituto Gramsci Siciliano, un patrimonio di cui la città e la Sicilia non possono fare a meno. Altro che Palermo capitale della cultura, è facile riempirsi la bocca di proclami che poi si rivelano falsi. Orlando, una delusione! Non abbiamo bisogno di sindaci sceriffi (data l’attuale propensione del primo cittadino palermitano), ma di sindaci che sabbiano governare.

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