Tutti gli sprechi in Sicilia nell'analisi della Corte dei Conti

Condividi

Sono sempre impietosi i numeri della Corte dei Conti sugli sprechi in Sicilia. Nel 2016 la magistratura contabile ha avviato 121 atti di citazione a giudizio nei confronti di 375 persone per un danno complessivo di 30 milioni. Gli inviti a dedurre, una sorta di avvio delle indagini, sono stati 129 per un danno di 25 milioni.

Sono alcuni dei dati forniti in occasione dell’inaugurazione dell’anno giudiziario.

A fare il punto dell’attività sono stati il procuratore regionale, Giuseppe Aloisio, e il presidente della sezione giurisdizionale Luciana Savagnone,.

Nel 2016 per “vicende corruttive” sono state emesse 20 citazioni a giudizio, con una contestazione del danno pari a 3,3 milioni di euro. Tra questi, nove citazioni riguardano la pubblica amministrazione, ma tra queste c’è anche quella arrivata al magistrato Silvana Saguto, ex presidente della sezione misure di prevenzione del tribuale di Palermo che ha ricevuto anche una contestazione della procura della Corte dei conti per un presunto danno erariale di 40 mila euro per incarichi esterni.

Per contributi pubblici erogati in maniera illecita, 22 milioni di euro sono stati contestati per progetti di formazione a Italia Lavoro, la spa partecipata dalla Regione. Sul tavolo della Procura sono arrivati ben 800 denunce di cittadini su presunti illeciti. Secondo Luciana Savagnone “si verificano casi di fondi comunitari assegnati in maniera strana. Qualcosa che non funziona nel sistema c è. Questi contributi sono stati assegnati e riscossi senza controllo da parte di tanti soggetti che si occupano dell’erogazione dei soldi”.

Circa le “consulenze inutili”, tra i nomi di chi ha subito una stangata dalla Corte ne spuntano anche di notissimi. È il caso di Vittorio Sgarbi, condannato insieme all’allora vicesindaco di Salemi Antonella Favuzza, per un danno all’erario di quasi 90 mila euro. La loro colpa? La nomina di sei consulenti esterni per i quali la Corte sottolinea la “carenza di motivazione” e la difficoltà di comprenderne l’utilità.

La Corte dei Conti non poteva non parlare del fenomeno delle società partecipate della Regione Sicilia. Il Procuratore generale della Corte, Giuseppe Aloisio, a margine dell’inaugurazione dell’anno giudiziario ha dichiarato che si tratta di un fenomeno particolarmente grave. “Nel 2016 – ha detto Aloisio – la Procura contabile ha avviato 13 istruttorie sulle irregolarità gestionali riscontrate in società a partecipazione pubblica della Regione e degli Enti locali. è emerso che le risorse pubbliche risultano impiegate per il reclutamento di personale in violazione dei divieti di assunzione e di ogni obbligo di evidenza pubblica”. “Incidono pesantemente – ha aggiunto – i contenziosi instaurati dai terzi nei confronti delle società e i costi per consulenze e incarichi conferiti dagli amministratori di queste società. Un caso emblematico costituisce la Sicilia Immobiliare Spa dove le consulenze hanno superato fino a 12 volte l’importo delle retribuzioni dei dipendenti”.
Aloisio ha anche detto che l’utilizzo dei soldi pubblici e dei costi della politica ha impegnato la Corte non poco in questi ultimi anni. “Mi riferisco alle sentenze sui capigruppo dell’Ars per i fondi utilizzati non per scopi istituzionali o anche dei consiglieri comunali di Catania, o tutto il filone della formazione professionale. Ma in questi anni – ha proseguito Aloisio – abbiamo iniziato nuove istruttorie, concluse con la citazione dei consiglieri comunali di Canicattì per una percezione indebita dei gettoni di presenza. Il danno è di 360 mila euro. Quella dei gettoni di presenza ha dato vita a numerose istruttorie che porteranno a nuove citazioni”.
Leggi anche:  Messina, sottrazione fraudolenta di debiti verso l'erario: sequestro da 5 milioni