Sicilia, scontro a tutto campo tra Crocetta e Faraone

Si chiude con un’accesa polemica a distanza tra il governatore di Sicilia Rosario Crocetta e il sottosegretario all’Istruzione Davide Faraone, la tre giorni di “Cambiamenti”, la  Leopolda siciliana a Palermo. Una kermesse a cui il presidente della Regione non ha partecipato, ma oggi non ha mancato di replicare alle dichiarazioni fatte da Faraone nel giorno della chiusura. Il nodo più intricato quello delle prossime regionali e delle prossime candidature.

 «Da domani cominceremo a girare comune per comune», ha esordito il sottosegretario annunciando di fatto l’inizio della campagna elettorale in vista del voto del prossimo anno .E sulla ricandidatura di Crocetta: «Il presidente della Regione siciliana ha annunciato che si vuole ricandidare, se oggi dicessi di sì, mi considerereste da trattamento sanitario obbligatorio… Chiunque si vorrà candidare per la presidenza della Regione siciliana potrà farlo, ci saranno le primarie». «Noi – ha continuato Faraone – potremmo aspettare e alla fine chiedere a Matteo Renzi “indica tu il candidato alle regionali in Sicilia”, giocheremmo in casa. Ma abbiamo un’altra idea, dobbiamo avere l’ambizione, almeno una volta, di non chiedere a qualcuno di darci una mano: è possibile costruire le condizioni per vincere le prossime regionali per merito nostro?»

La risposta del governatore non si è fatta attendere. “Sono pronto a dare battaglia in prima linea, sapendo che quelli che avrebbero dovuto collaborare hanno cercato di impedire il risanamento e che alla fine nel bilancio complessivo la lealtà, la trasparenza e il coraggio saranno gli elementi più importanti che prevarranno nei giudizi della gente”. Così il governatore della Sicilia, Rosario Crocetta, replicando al sottosegretario Davide Faraone e confermando la sua ricandidatura alle regionali del 2017.
“Io continuerò a lavorare per l’unità del Pd e della coalizione e soprattutto per la Sicilia che si sta liberando da un passato di sprechi e di malaffare”, ha detto Crocetta rispondendo a Faraone . Ma per Crocetta “in politica la lealtà è la cosa più importante, io continuo a esserlo, non ho paura e non temo il giudizio del popolo siciliano che sa che mi batto per il bene collettivo”.
 «Capisco il nervosismo di Faraone, la sua leopoldina è stata un flop – ha continuato Crocetta – . Tre giorni vuoti, non c’erano i siciliani ma soltanto politici e qualche simpatizzante andati lì per timbrare il cartellino. Il problema di Faraone è che si sente Renzi. Ma io che ci posso fare? Gli raccomando di stare sereno e di non agitarsi troppo».

E anche sulla tenuta e sulle dinamiche di governo della Regione i due non hanno risparmiato convenevoli. «Non prendiamo lezioni da nessuno, noi stiamo governando e stiamo limitando i danni di chi guida la Sicilia in modo incauto – ha tuonato Faraone – . Stiamo risanando il bilancio della Regione, stiamo lavorando sulla sanità e sul tema dell’acqua e dei rifiuti. Ma tante cose non funzionano, è impensabile per esempio che nella Regione col numero più alto di dipendenti i musei rimangano chiusi».

 «Trovo singolare le accuse al governo regionale da chi è sempre stato nel mio governo e che in questa fase ha tre assessori su 12 in posti chiave come l’economia, la sanità e l’energia – ha risposto il governatore – , chi non vuol partecipare al governo dovrebbe per lo meno, come è per ora d’attualità, ritirare la propria delegazione dalla giunta per consultazioni. Ma non pongo la questione e non la pongo nemmeno agli assessori, designati sì dai partiti ma con l’obbligo morale di lealtà al presidente; so che alcuni di loro sono leali, chi non lo è ne tragga le conclusioni».«Io – ha ribadito Crocetta –  continuerò a lavorare per l’unità del Pd e della coalizione e soprattutto per la Sicilia che si sta liberando da un passato di sprechi e di malaffare».

cambiamenti2016

CANCELLERI E FALCONE. La Leopolda siciliana? “Una sorta di minestrone ‘faraonico’ in cui tutti sono d’accordo ma con tanti ‘se’ e tanti ‘ma’: ex assessori e transfughi di partito. E tante assenze eccellenti raccontano di un partito, il Pd siciliano, litigioso e scontroso”. Il deputato regionale del Movimento cinquestelle Giancarlo Cancelleri commenta così la tre giorni organizzata da Davide Faraone presso le ex fabbriche Sandron a Palermo. “Mentre la Sicilia muore sotto il loro malgoverno, loro pensano soltanto a scontrarsi pubblicamente per vedere riconosciuti i loro diritti a essere i candidati in pectore”, aggiunge Cancelleri, secondo cui “le poltrone con la disoccupazione e la crisi non hanno nulla a che fare, come non hanno nulla a che fare con i cittadini che chiedono pane, con le aziende che chiedono infrastrutture e regole per poter competere e con gli agricoltori che chiedono di essere tutelati in un mercato oramai pericolosamente globalizzato”. Manifestazione che, secondo il giudizio del deputato grillino “è stata un vero e proprio flop,evitata dai cittadini, rimpinzata dai soliti vecchi volti della politica regionale”, una riunione “autocelebrativa fra quattro mura, rito vecchissimo e superato” che, aggiunge Cancelleri, è servito a dare “almeno un’unica istantanea quello che i siciliani non vogliono più”.

Critiche alla Leopolda anche dal gruppo di Forza Italia all’Ars. Il capogruppo Marco Falcone parla di “palcoscenico vuoto di un partito che ogni giorno vede aumentare i generali e al contempo scomparire i soldati, consumando su questo paradosso le sue lotte interne a scapito delle emergenze drammatiche che vive la Sicilia. Per Falcone “gli scontri, ormai a viso aperto, senza nessun imbarazzo, se non altro per i ruoli che ‘le parti in commedia’ rivestono, sono l’unica caratterizzazione di un partito che ha fatto male in questi anni di governo e si appresa a fare ancora peggio”.

E a proposito degli scontri tra correnti interne al Pd, secondo il capogruppo azzurro “Faraone sbaglia se pensa di potersi rifare una verginità, prendendo, e solo a parole, le distanze dal governo Crocetta, essendo ancora oggi il maggiore azionista dello stesso governo regionale”. Per Falcone, il sottosegretario “ha perso l’occasione di dimostrare la sua schiena dritta, quando, piuttosto che mandare a casa presidente e governo, ha voluto mantenere poltrone e privilegi”.

BRUNO.  “Per noi #Cambiamenti è stata l’occasione per iniziare a costruire in maniera collettiva il futuro della Sicilia. Chi non vuole cambiare la Sicilia dice che è stato un flop. Ma se fosse stato veramente così perché sono tutti così agitati?”. Lo afferma in una nota il presidente del Pd siciliano Giuseppe Bruno. “Abbiamo parlato di progetti e di contenuti – aggiunge – ma anche di metodi di selezione della classe dirigente ad iniziare dalle primarie. In fondo Faraone ha solo detto che se Crocetta si vuole ricandidare può farlo presentandosi alle primarie. Ma allora perché Rosario è così agitato?”. “Cancellieri parla della nostra iniziativa come un vecchio rito? Evidentemente – sostiene Bruno – abbiamo due concezioni diverse della politica. Noi ascoltiamo la gente per costruire un modello di governo e vogliamo fare primarie aperte. Loro fanno tutto in famiglia online e come modello di governo forse pensano di proporre per la regione quello utilizzato a Quarto, a Bagheria o a Gela”.