Scuola, l’anno prossimo 8.094 presidi: 2.100 in meno rispetto al 2011

Il prossimo anno scolastico si aprirà con 8.094 presidi, circa 2.100 in meno rispetto al 2011/12, quando erano 10.211: il dato ufficiale è contenuto nel decreto del Miur contenente il contingente dei dirigenti scolastici assegnati ad altrettante scuole autonome dal prossimo 1° settembre. Il sensibile decremento di istituzioni scolastiche si deve alla lunga serie di cancellazioni e accorpamenti introdotti nell’ultimo triennio, ma soprattutto alla Legge Tremonti-Gelmini 111/2011 che ha introdotto parametri minimi di iscritti spiccatamente più elevati rispetto al passato. Con il risultato di produrre una lunga serie di sparizioni e fusioni di istituti, che hanno ridotto drasticamente la qualità dell’offerta formativa italiana.

Anief ricorda che è particolarmente grave che questo processo non solo non si sia arrestato, ma che non fossero state ripristinate le sedi scolastiche autonome illegittimamente tagliate o accorpate: nel frattempo, infatti, la Corte Costituzionale, attraverso la sentenza 147 del 2012, ha ritenuto “costituzionalmente illegittimo” l’articolo 19, comma 4, del decreto legge 98 del 2011, poi legge 111/2011, proprio nella parte che fissava l’obbligo di accorpamento in istituti comprensivi delle scuole dell’infanzia, elementari e medie che per acquisire l’autonomia sarebbero dovuti “essere costituiti con almeno 1.000 alunni, ridotti a 500 per le istituzioni site nelle piccole isole, nei comuni montani, nelle aree geografiche caratterizzate da specificità linguistiche”.

Un concetto ribadito dal Consiglio di Stato, con la sentenza n. 2032/2012, che ha chiesto al Miur anche appositi decreti per motivare la ripartizione squilibrata, sistematicamente a danno del Meridione, degli organici dei docenti riguardanti gli ultimi tre anni: uno studio dell’Anief ha evidenziato che in tredici anni si è passati dal rapporto 1 a 5 al rapporto 1 a 7 tra sedi direzionali e plessi decentrati o istituti accorpati. Con il 66,5% dei tagli delle scuole autonome che è avvenuto al Sud-Isole, proprio dove è più alto il tasso di abbandono dei banchi. In particolare, in Sicilia e Sardegna sono state tagliate due scuole autonome su tre, nonostante gli alti e allarmanti numeri sulla dispersione scolastica riscontrati proprio nelle due isole maggiori.

A dispetto delle decisioni dei giudici, nell’ultimo biennio abbiamo assistito ad un abbattimento notevole di plessi e scuole autonome: solo nel 2012 sono stati cancellati in maniera illegittima 1.567 sedi amministrative (scuole autonome) di circoli didattici, istituti comprensivi e medie. Nell’anno che si sta concludendo, con il D.M. 573/2013 sono stati assegnati 8.047 dirigenti e Dsga per dirigere e amministrare 57.216 plessi scolastici, ma la rete delle scuole autonome è stata decisa ancora una volta dalle Regioni sulla base di una legge (111/11) che è stata dichiarata in parte incostituzionale nel dimensionamento delle scuole elementari e medie (art. 19, c.4) e in parte rimane valida soltanto per il corrente anno scolastico per le reggenze delle scuole superiori (art. 19, c. 5).

Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario organizzativo Confedir, aveva denunciato l’illegittimità di questo processo nel settembre 2012 e nel gennaio 2013, scrivendo anche di suo pugno ai Governatori. Ma invano. Poi, nell’ottobre 2013 aveva chiesto modifiche al decreto legge sulla scuola. Anche questa richiesta non ha avuto effetti, costringendo così il sindacato – in difesa degli interessi di famiglie e personale docente e Ata – a rivolgersi ai tribunali. E proprio i tribunali, ad iniziare da quelli del Lazio e della Sardegna, nel corso di quest’anno scolastico hanno dato ragione sempre più ai ricorrenti, proprio in assenza di risposte coerenti e legittime dei Governatori.

“La Consulta – commenta Marcello Pacifico, presidente dell’Anief – oltre a ripristinare il principio di leale collaborazione tra Stato e Regioni, aveva inviato un chiaro segnale al Governo e all’amministrazione scolastica: bisognava ritenere illegittima la norma della Legge 111 del 2011 che fissava l’obbligo di accorpamento in istituti comprensivi di scuole d’infanzia, primarie e medie con meno di mille alunni. L’Anief difenderà sino all’ultimo i diritti dei lavoratori, degli studenti e delle famiglie danneggiate. Per questo abbiamo attivato le procedure per ricorrere al Tar del Lazio e ottenere giustizia”.

Anief ritiene che siano stati violati i criteri per l’assegnazione dell’autonomia disposti dal D.P.R. 233/98 oggi ancora in vigore (scuole da 500 a 900 alunni, con deroghe a 400 su territorio per un terzo montano, 300 per territorio montano e piccole isole), anche per l’accordo mai raggiunto, in sede di Conferenza Stato-Regioni, per la definizione di nuovi parametri. Non aver adottato questi parametri, ma il dimensionamento illegittimo derivante dai piani di razionalizzazione (L. 244/2007, L. 133/2008, L. 111/11, L. 135/12), ha prodotto, negli ultimi sei anni, non solo la sparizione di migliaia di scuole, ma anche di circa 200mila tagli di posti, tra docenti e personale Ata. A proposito del personale non docente, l’Anief ha calcolato che solo nell’ultimo triennio sono stati cancellati 44.500 Ata. Cui vanno aggiunti 2.395 direttori dei servizi generali e amministrativi: in tutto 47mila posti in meno, che corrispondono ad un quinto del totale degli Ata.

Per salvaguardare la titolarità di tutto il personale perdente posto, ma anche i diritti degli alunni e delle rispettive famiglie, cui viene negata senza logica la frequenza dell’istituto scolastico prescelto, Anief continua a tenere aperta la possibilità di ricorrere: basta scrivere a dimensionamento@anief.net.