Coronavirus, la protesta a oltranza dei ristoratori di Palazzolo Acreide

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Continua l’occupazione dell’aula consiliare del comune di Palazzolo Acreide, nel Siracusano, da parte dei ristoratori che protestano per le misure anti-Covid che penalizzano solo alcune categorie.
    Prima hanno consegnato al sindaco Salvatore Gallo le divise da chef, poi hanno deciso di occupare in modo pacifico l’aula.

In una lettera inviata al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, i ristoratori chiedono la sospensione di tutte le rate dei mutui, e “il sostegno integrale per il pagamento dei canoni di locazione dei locali sia per le attività che per le civili abitazioni dei ristoratori”. Chiedono, inoltre, il sostegno integrale per il pagamento delle utenze delle attività, il versamento dei contributi Inps per tutto il periodo di emergenza, l’annullamento di tutte le cartelle esattoriali pregresse”. A sostegno della protesta anche Cna e Confcommercio.

    Dormono nei sacchi a pelo con una turnazione per rispettare le disposizioni vigenti e simbolicamente hanno posizionato al centro della sala una tavola apparecchiata. Nell’aula consiliare da oggi si sono aggiunti anche i titolari delle palestre.
    “Rimarremo qua ad oltranza” ha detto il sindaco Salvatore Gallo, che ha già informato la Prefettura e la Regione dell’ occupazione pacifica. “Non è corretto – prosegue – che ci siano categorie di esclusi. La ristorazione per Palazzolo è asse portante della nostra economia”. Nel centro montano il settore impiega circa 400 persone. I dodici ristoratori che hanno dato vita alla protesta, su 32 presenti nel territorio, chiariscono di aver ricevuto i ristori ma di averli già restituiti per pagare le tasse, i contributi Inps, i dipendenti e gli affitti.   

Paola Musso rappresentante degli istruttori e delle palestre: “Da lunedì ci siamo uniti alla protesta in corso nell’aula consiliare del comune .da lunedì infatti i ristoratori di Palazzolo hanno occupato quest’ultima .Siamo Categorie fortemente colpite. Palestre chiuse, Istruttori mandati a casa. Devo dire senza una motivazione effettiva, e valida, dato che venivano rispettate tutte le regole date per andare avanti. Quindi soldi spesi per nulla e in più i famosi ristori che non sono mai arrivati. Chiediamo di essere aiutati proprio su questo fronte. Palazzolo Acreide paese che vive di turismo e di piccole imprese non lasciamolo scomparire”.

“CNA Siracusa sostiene la protesta dei ristoratori di Palazzolo Acreide che hanno occupato pacificamente l’aula consiliare del municipio per manifestare il loro dissenso contro le deboli misure di sostegno al comparto della ristorazione adottate dallo Stato”.

Lo dichiara Gianpaolo Miceli, vicesegretario provinciale di CNA Siracusa. 

“Pur comprendendo lo stremo dei colleghi che hanno deciso di aprire forzatamente – spiega Miceli – gli operatori siciliani hanno preferito realizzare una protesta simbolica, imbandendo una tavola al centro dell’aula consiliare del Comune, una <<mise en place>> ordinata ma inevitabilmente vuota, accanto alla quale stazionano 24 ore su 24 i ristoratori del territorio nel pieno rispetto delle norme anti Covid”.

“Un segnale forte, proveniente da uno dei borghi d’Italia che ha proprio nella ristorazione e nell’agro alimentare di pregio uno dei principali asset economici – prosegue Miceli – un territorio votato alla bellezza e patrimonio dell’umanità che vuole superare questo momento buio per rilanciarsi con forza”. 

I ristoratori ma anche gli operatori del catering e i pubblici esercizi chiedono al Governo sostegni reali ed interventi urgenti tra cui il ristoro degli affitti, una revisione della tassazione alla luce dell’effettiva perdita economica subita, quantificabile in circa il 75-80% del fatturato nonché la riapertura al pubblico dei loro locali in completa sicurezza, visti gli accorgimenti già presi legati al rispetto del distanziamento, alla riduzione dei coperti, alla sanificazione costante dei locali nonché alla formazione del personale, dotato di tutti i dispositivi di sicurezza personale necessari.

“Il comparto della ristorazione non ha bisogno di ulteriori umiliazioni né di simboliche pacche sulle spalle – continua Gianpaolo Miceli – serve invece una proposta organica di protezione del comparto e la individuazione di misure idonee per la ripartenza, a cominciare dall’erogazione di quanto spetta alla categoria, partendo dal fondo ristorazione e verificando diverse mancate erogazioni dei ristori. Proprio sui ristori – precisa Miceli – occorre fare di più, ampliando il periodo di riferimento delle perdite all’intero 2020, occorrono misure specifiche sulle locazioni che pesano enormemente sui bilanci in profondo rosso delle aziende così come serve intervenire con urgenza sulle utenze che continuano ad arrivare nonostante l’inoperatività delle cucine; ma i nuovi provvedimenti devono necessariamente bloccare al più presto il prelievo fiscale così come le rottamazioni. Il rilancio poi non può non passare da un intervento fortissimo sulla riduzione del costo del lavoro, bene la riduzione del 30% nel Mezzogiorno ma per il settore occorre fare di più. Il rischio – spiega ancora Miceli – è una ecatombe annunciata nell’occupazione del comparto, così come rivendicato dall’Unione Agroalimentare di CNA Nazionale “.

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