Scuola, Sicilia: migliaia di docenti dovranno separarsi dalle famiglie

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In questi giorni particolarmente concitati per il personale della scuola, travolto dagli effetti applicativi della 107, la segretaria generale della CISL Scuola Sicilia, una delle regioni più colpita dai disagi creati dalla cosiddetta “buona scuola”, scrive una lettera aperta per denunciare gli esiti nefasti della buona scuola sui docenti siciliani.

Così scrive la prof.ssa Francesa Bellia segretario generale della CISL Scuola Sicilia:

“Mentre il Ministro Giannini e il Sottosegretario Faraone visitano le scuole del Paese, sappiano che migliaia di docenti siciliani sono costretti a separarsi dalle proprie famiglie e, in futuro, tutti i docenti saranno precari. Una condizione di esodo forzato che travolge concrete condizioni di vita per migliaia di docenti, tanti in età avanzata e con famiglie strutturate che produrrà ulteriore impoverimento economico, marginalità e disuguaglianze sociali nella martoriata Sicilia. Ci troveremo di fronte ad una forma inedita di “invalidità sociale” di difficile soluzione per mancanza di strumenti e della necessaria consapevolezza.

A chi giova la precarizzazione dei docenti avviata dalla Buona scuola?

Giannini e Faraone dovrebbero spiegare ai siciliani perché la riforma del governo Renzi ha deciso di rendere precari tutti i docenti, anche quelli di ruolo. Con conseguenze nefaste nei prossimi anni per tutti: genitori, alunni e insegnanti siciliani stessi.

Forse il ministro non sa, ma Faraone dovrebbe saperlo, che nonostante l’organico dei docenti in Sicilia sia inferiore a quello delle altre regioni, si continuano a tagliare le cattedre.

Perché contro la dispersione scolastica, autentica emergenza sociale ed educativa del Sud ed in Sicilia, non si avviano interventi e progetti formativi seri sganciati dalle logiche del risparmio?

Perché si continuano a portare avanti politiche che impoveriscono gli atenei del Sud e favoriscono l’emigrazione dei nostri giovani laureati più promettenti verso l’estero e le regioni del Nord?

Non servono a nulla i giri ministeriali di propaganda. Sono troppo pesanti e concreti i danni sociali ed economici prodotti dalle politiche presuntuose, quante astratte dalla realtà, imposte nella scuola. I cittadini siciliani sapranno al momento opportuno giudicare chi ha portato avanti politiche ingiuste sul piano sociale o poco efficaci sul piano formativo. In questi giorni, stiamo assistendo all’ennesimo esodo di docenti siciliani verso le regioni settentrionali un destino che, in futuro, potrebbe interessare tutti gli insegnanti.   

Da sempre, la figura di riferimento per la famiglia è la maestra, per i più piccoli, o il professore, che con la Buona scuola perderà la centralità della sua funzione. Verrà meno la continuità didattica a danno degli alunni e della famiglia, spesso ignara delle reali motivazioni.   

Il docente, quello di professione, quello che ha scelto di impostare la sua vita come una missione, e ce ne sono tantissimi, si vedrà declassato, trasferito, rimosso dalle scelte unilaterali del cosiddetto preside-sindaco.

Quale continuità sarà possibile in queste condizioni? Quale didattica potrà portare avanti l’insegnante? Quale rapporto potrà tenere con le famiglie?

Poi però allo stesso docente viene chiesto di compilare un format per ricevere un Bonus di pochi spiccioli che perfino lo mortifica. E gli si chiede di essere premiato su basi che diventano irreali e non praticabili.

Che dire di quei docenti che lavorano con tutti gli alunni in difficoltà (Bes, Dsa, disabili) e che cambieranno ogni anno? A questo si aggiunge la chiamata diretta, o “per competenza” secondo la nuova definizione, una nuova tipologia impossibile da attuare in una scuola che non è e non vuole diventare una azienda. Col rischio di favorire il mercato senza regole dei titoli che non certificheranno nulla. Altro che competenze! Per la Cisl Scuola si rende improcrastinabile attivare un serio confronto fra istituzioni, enti locali e parti sociali per trovare soluzioni per fronteggiare il dramma sociale che i lavoratori e le loro famiglie stanno vivendo, specie in un territorio già devastata dalla crisi sociale ed economica.

A meno che, secondo le logiche che il governo ha imposto alla scuola il cittadino, il lavoratore, la persona e la famiglia non contino più nulla e debbano sottostare solo ed unicamente ai principi ed all’interesse supremo dell’economia.

Rispetto a questo è fondamentale rilanciare i temi dell’organico di fatto proponendo di assegnare alle scuole il reale fabbisogno senza ricorrere al meccanismo delle deroghe,questo come soluzione tanto alle gravi conseguenze determinate dalla mobilità, quanto al miglioramento dell’offerta formativa; in Sicilia è sempre emergenza e dovremmo assumere come priorità l’incremento del tempo scuola e il relativo avvio di un vero piano di edilizia scolastica che possa rispondere alle esigenze, reali e concrete, delle famiglie e del territorio”.