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Mafia, l’addio di Paparcuri e l’atto di accusa: “Questo resta il palazzo dei veleni”

“Sono stanco di chiedere continuamente scusa, sono stanco di leggere certe cose, stanco della tanta ipocrisia e della falsa solidarietà, stanco di difendermi, stanco delle invidie, stanco dei sospetti, stanco delle lamentele, stanco di raccontare, stanco di tutto”.  A parlare è Giovanni Paparcuri, “custode” del cosiddetto bunkerino, il museo realizzato sei anni fa dall’Anm di Palermo nell’ufficio del Tribunale in cui lavorarono Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e dunque di memoria e impegno: l’ufficio in cui Giovanni Falcone e Paolo Borsellino lavorarono negli anni Ottanta, nel 2016 è stato trasformato in un museo e ad oggi è stato visitato da oltre 30 mila persone, venute da ogni angolo del mondo.

Paparcuri

Paparcuri, sopravvissuto alla strage Chinnici, ha annunciato il suo addio con un post sui social: “Scrivo perché ho il dovere morale di spiegare alle tante persone che in questi giorni sono venute al bunkerino e deluse non mi hanno trovato, il motivo per il quale non ci vado più. Scrivo perché non posso lasciare agli altri di giustificare la mia assenza. Scrivo perché i messaggi che mi arrivano sono dello stesso tenore come quello che condivido. Signori grazie dei messaggi, ma voi non dovete venire per me, ma per loro. Io non ci sarò più, ma ci tengo a precisare che non è una resa, mi costa parecchio abbandonare, ma ribadisco che non è una resa, ma devo farlo, perché sono stanco”.

“In questo luogo ci ho vissuto per 42 anni – scrive Paparcuri – ho conosciuto straordinarie persone, ho rischiato di morire, ho ripreso mettendo da parte le tante delusioni che ho dovuto ingoiare – prosegue Giovanni Paparcuri – E mai ho detto non mi sembra l’ora che me ne vado in pensione. Il mio sogno era che da morto o poco prima di morire mi avrebbero portato lì per un ultimo saluto. Ma alla luce delle ultime vicende devo confessare che adesso lo odio e non ne voglio più sentire parlare. Era e rimarrà per sempre il palazzo dei veleni…”.

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