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Posts tagged as “Comuni”

Energia, boom di domande al bando per migliorare l’illuminazione nei Comuni

Boom di domande al bando regionale per ridurre i consumi energetici dei Comuni siciliani e migliorare l’illuminazione. Sono 139 le istanze presentate al dipartimento dell’Energia per un totale di oltre 177 milioni di contributi richiesti, a fronte di una dotazione della misura di 72 milioni. 

Il decreto, a firma del dirigente generale Salvatore D’Urso, è stato pubblicato sul sito del dipartimento dell’Energia. All’interno è disponibile l’elenco delle istanze ammesse e di quelle escluse, in tutto 17 per un valore di 18 milioni. In questa fase i proponenti potranno comunque fare le loro osservazioni. L’elenco dei progetti intanto è stato trasmesso alla commissione di valutazione tecnico-finanziaria, che giovedì inizierà l’esame delle istanze sulla base dei criteri previsti per l’attribuzione dei punteggi. Al termine del lavoro sarà disponibile la graduatoria definitiva. Il governo Musumeci vuole però trovare nuove risorse per soddisfare le richieste degli enti locali. 

“La massiccia partecipazione che abbiamo registrato – spiega l’assessore regionale all’Energia e ai servizi di pubblica utilità, Alberto Pierobondimostra la grande sensibilità degli amministratori ai temi dello sviluppo sostenibile e della qualità della vita. Lavoriamo per poter recuperare economie e soddisfare più istanze, mi attiverò con gli uffici per cercare risorse inutilizzate e per individuare col governo nazionale e il Gse i percorsi da seguire per rispondere alle esigenze dei Comuni. In tema di energia le priorità saranno l’utilizzo di siti desertificati e abbandonati, cave e miniere dismesse, aree sequestrate, e maggiore attenzione alle isole minori, agli agricoltori e ai micro interventi”. 

Tra le proposte presentate dagli enti locali ci sono progetti di smart city, interventi per rendere automatici gli impianti di regolazione della pubblica illuminazione, lavori di riqualificazione tecnologica, ristrutturazione di impianti, lavori di efficientamento, installazione di illuminazione a led, installazione di sistemi di telecontrollo dell’illuminazione, manutenzione e ammodernamento dell’illuminazione in impianti sportivi, municipi, strade e centri abitati. Si tratta della misura 4.1.3 del Fondo europeo di sviluppo regionale 2014/2020, destinata ai Comuni, anche sotto forma di Unioni o associazioni, ai Liberi consorzi e alle tre Città metropolitane di Palermo, Catania e Messina. 

Il bando prevedeva una procedura a sportello e consentirà di ottenere fino al 100 per cento delle spese ammissibili, per un importo di almeno 200 mila euro e fino a 5 milioni. L’obiettivo è quello di ridurre i consumi di energia elettrica e i punteggi saranno attribuiti sulla base degli interventi previsti, dell’efficacia, del rapporto costo benefici e della fattibilità: sarà infatti attribuito un punteggio più alto ai progetti che alla data di presentazione della domanda risulteranno ad un livello più avanzato di progettazione

Comuni ed edicolanti insieme per salvare le edicole

L’ANCI, l’Associazione Nazionale Comuni Italiani, e le Organizzazioni Sindacali degli Edicolanti hanno sottoscritto il 4 dicembre il protocollo d’intesa per contrastare la crisi del settore editoria e garantire una rete capillare di edicole su tutto il territorio nazionale, attraverso una serie di misure che vanno dalle agevolazioni fiscali, all’applicazione della normativa e delle relative sanzioni, all’ampliamento dei beni e servizi offerti in edicola (anche su suolo pubblico) per finire con la possibilità di svolgere servizi al cittadino.

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“E’ un primo passo che ritengo molto importante – commenta il presidente SNAG Armando Abbiati – in primo luogo perché rimedia alla “gaffe istituzionale” che avevo segnalato al Presidente Decaro un anno fa, allorquando l’ANCI aveva stipulato una convenzione per lo sviluppo della rete di vendita solo con la FIEG, e poi perché finalmente si riconosce agli edicolanti il giusto ruolo nei progetti di sviluppo della rete di vendita con i Comuni. Devo quindi ringraziare personalmente il Presidente Decaro per l’attenzione e la sensibilità mostrata verso la rete delle edicole”.

La profonda crisi che nell’ultimo decennio sta interessando il settore dell’editoria quotidiana e periodica ha ripercussioni su tutta la filiera del settore colpendo anche la distribuzione e le edicole. L’obiettivo del protocollo d’intesa è di riqualificare, modernizzare e trasformare le edicole in luoghi al servizio delle comunità locali. La sensibilizzazione delle Amministrazioni comunali ha un ruolo fondamentale negli accordi del protocollo affinché sia data agli edicolanti la possibilità di ampliare la categoria di servizi offerti (pagamento ticket, prenotazioni visite mediche, richieste certificati, etc.), sia assicurata una presenza capillare delle edicole anche nelle zone più periferiche, vi siano riduzioni nel canone per le occupazioni del suolo pubblico, vengano liberalizzati orari e periodi di chiusura.

“Penso che i Comuni possano far molto per le edicole, come le edicole fanno molto per i cittadini del loro territorio (garantendo l’accesso all’informazione) e penso che le edicole potranno fare ancora di più una volta che verranno rimossi gli ostacoli alla commercializzazione di beni e servizi diversi. È chiaro che “leve” quali la riduzione dei canoni di occupazione o di altri tributi sono fondamentali per il rilancio del settore e per la tutela del diritto di informazione dei cittadini. Molto importante è anche che i Comuni vigilino sulla corretta applicazione della legge, comminando le sanzioni previste. In molti comuni i giornali non arrivano – non perché non ci siano edicolanti disposti a venderli – ma perché i Distributori si rifiutano di portare i giornali in quelle zone.” ha aggiunto Armando Abbiati.

Le politiche di sostegno tra stampa e comuni d’Italia volte a favorire il rinnovamento del ruolo delle edicole rappresentano un intervento urgente nei confronti di una rete di vendita che cerca soluzioni per uscire dalla crisi.

Rifiuti, Barbagallo: “5 milioni per Comuni ‘virtuosi’ fermi nelle casse della Regione”

“Cinque milioni di euro destinati a circa 35 comuni ‘virtuosi’ sul fronte della raccolta differenziata, sono fermi nelle casse della Regione”.  Lo ha detto Anthony Barbagallo, parlamentare regionale del PD e componente della commissione Territorio ed Ambiente dell’Ars che ha oggi tenuto una conferenza stampa a Palazzo dei Normanni.

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“L’ultima finanziaria regionale – ha detto – ha previsto una riserva di cinque milioni di euro per i comuni in grado di superare il 65% di raccolta differenziata. Fino ad ora il fondo non è stato ripartito, non è stato adottato alcun provvedimento da parte degli assessorati all’Energia ed alle Autonomie Locali, così come non ci sono certificazioni dell’Arpa sulla percentuale di differenziata raggiunta dai comuni nel 2017”.

“Insomma – ha concluso il parlamentare del PD, che sulla vicenda ha presentato una interrogazione all’Ars – da un lato la Regione ‘minaccia’ i sindaci con la prospettiva della decadenza in caso di risultati negativi sul fronte della raccolta, e dall’altro non rispetta gli ‘incentivi’ per i comuni che lavorano bene. Non vorremmo che il governo stia pensando di destinare questi fondi altrove, magari in occasione del prossimo ddl di variazioni di Bilancio”.  

Alla conferenza stampa, insieme con Barbagallo, erano presenti sindaci ed amministratori di alcuni dei comuni virtuosi in attesa dei fondi regionali.

Rifiuti, Musumeci: “Mi aspetto leale collaborazione da parte dei Comuni”

“Stiamo tentando di tirare fuori la Sicilia da questa condizione di emergenza che dura ormai da decenni ma i sindaci devono fare la propria parte, ognuno deve fare la propria parte: dai comuni mi aspetto leale collaborazione”. Il presidente della Regione siciliana, Nello Musumeci, tramite un video nella sua pagina Facebook, torna sulla vicenda rifiuti e sulla sentenza del Tar, che ieri ha bloccato l’ordinanza regionale che prevedeva la decadenza dei sindaci.

Comuni siciliani, Governo sblocca fondi per 500 milioni di euro

La conferenza Regione-Autonomie locali riunitasi con la presidenza dell’assessore alle Autonomie locali Bernardette Grasso, su delega del presidente della Regione Nello Musumeci, ha dato parere positivo alla ripartizione delle somme tra gli enti locali dell’Isola: in arriva 500 milioni per i Comuni siciliani. 

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In particolare, quasi 294 milioni di euro andranno ai Comuni come trasferimenti di ‘parte corrente’ e secondo criteri innovativi e semplificati introdotti, su proposta del governo, nella Legge di stabilità regionale approvata ad aprile. Rispetto ai precedenti nove criteri, alcuni anche molto complessi, infatti, da quest’anno il calcolo si è basato su soli due dati facilmente reperibili: popolazioni e spesa storica riferita al 2016.

“In questo modo – spiega il presidente Musumeci – ci sarà uno snellimento delle procedure e un’accelerazione nell’erogazione delle somme, oltre a consentire agli Enti di avere certezza sulle risorse che verranno trasferite loro dalla Regione. Inoltre, avendo questi criteri una durata triennale, il prossimo anno la ripartizione sarà ancora più celere e quindi i Comuni potranno, da un lato, evitare il ricorso alle anticipazioni di cassa e, dall’altro, garantire il rispetto delle scadenze per la presentazione dei rendiconti e dei bilanci preventivi”.

Quarantaquattro milioni di euro, invece, sono somme che l’Assemblea regionale aveva già vincolato con la Legge di stabilità e che saranno così ripartite: sei milioni alle isole minori per il trasporto dei rifiuti via mare; oltre cinque milioni agli enti che hanno dichiarato il dissesto finanziario tra il 2011 e il 2018; due milioni a Lampedusa e Linosa, Pozzallo, Augusta e Porto Empedocle per fronteggiare le difficoltà legate all’immigrazione; cinque milioni quale rimborso spese del trasporto inter-urbano degli alunni delle scuole medie superiori; un milione a testa per l’aeroporto di Comiso, per il centro storico di Agrigento e Ragusa, mentre un milione e mezzo per quello di Siracusa; due milioni e 300 mila euro tra i Comuni colpiti dalle alluvioni del 2009 e del 2015; cinque milioni agli Enti ‘ricicloni’ che hanno raggiunto la soglia del 65 per cento di raccolta differenziata; cinque milioni alle comunità alloggio per disabili psichici; un milione ai Comuni con ‘Bandiera blu’ e ‘Bandiera verde’ e un altro milione tra chi ha ottenuto il riconoscimento di ‘Borgo più bello d’Italia o ‘Borgo dei Borghi’.

Altri sedici milioni saranno assegnati, sempre come ‘parte corrente’, quale quota aggiuntiva del 2017 e ripartiti in base alla popolazione. Per quanto concerne gli investimenti, ai Comuni andranno, invece, 138 milioni di euro, di cui 23 riservati agli Enti con più di cinquemila abitanti e il resto attraverso i fondi del Programma di azione e coesione 2014/2020, finalizzato alla realizzazione di interventi per il miglioramento del contesto sociale ed economico.

“Voglio sottolineare – evidenzia l’assessore Grasso – il grande clima di collaborazione e di condivisione che si è instaurato all’interno della Conferenza con i Comuni e con l’Anci. Motivo di soddisfazione è anche aver recuperato diversi interventi di opere pubbliche importanti, i cui progetti erano inseriti in vecchie graduatorie dei Piani integrati di sviluppo territoriale, ma che rischiavano di non essere finanziati”.

Per quanto riguarda le tre Città metropolitane e i sei liberi consorzi di Comuni, gli uffici del dipartimento regionale delle Autonomie locali, guidati dal dirigente generale Margherita Rizza, stanno per emettere già i mandati di pagamento per circa 112 milioni di euro. Ai quali si aggiungeranno altri trenta milioni di euro per investimenti, sempre attraverso i fondi del Programma di azione e coesione, la cui destinazione è stata decisa oggi.

Costi standard, in Sicilia ultimatum ai Comuni

In Sicilia comuni, liberi consorzi e città metropolitane avranno quattro mesi di tempo per trasmettere alla Regione le informative con i dati strutturali, contabili e quelli in materia di personale relativi al 2017 nell’ambito dell’applicazione delle norme su fabbisogni e costi standard: chi non rispetterà il termine dei 120 giorni subirà il blocco dei trasferimenti a qualunque titolo erogati fino a quando non si metterà in regola; l’elenco degli inadempienti inoltre sarà pubblicato sul sito del ministero dell’Interno.

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E’ quanto disposto dall’assessorato regionale alle Autonomie locali, guidato da Bernardette Grasso, con una circolare appena diramata agli amministratori locali. La distribuzione dei questionari agli enti locali comincerà il prossimo 15 marzo, se ne occuperà la società Sose come stabilito nel protocollo d’intesa che l’assessorato alle Autonomie locali, in raccordo con quello all’Economia, ha siglato con l’Anci Sicilia e che prevede il coinvolgimento anche dell’Ifel.

Lotta all’evasione in provincia di Trapani. I Comuni recuperano….8000 euro

8000 euro. E’ il misero bottino della lotta all’evasione dei Comuni della provincia di Trapani. Solo 3 comuni su 24 in provincia di Trapani hanno partecipato nel 2016 al premio statale per la compartecipazione dei comuni al contrasto all’evasione fiscale e contributiva secondo il quale le cifre recuperate restano al 100 per cento nelle casse municipali.

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A rivelarlo è uno studio del Servizio Politiche territoriali della Uil (su elaborazioni di dati del Ministero dell’Interno) dal quale si evince che in provincia di Trapani hanno aderito soltanto i comuni di Marsala, Alcamo e Salemi, per un totale evaso recuperato di 8 mila e 385 mila euro (nel dettaglio Marsala 7.495,15 euro, Alcamo 706,69 euro, Salemi 183,33 euro).

“I comuni – afferma il segretario generale della Uil Trapani Eugenio Tumbarello  – possono fare molto di più nella lotta all’evasione fiscale. In questo modo, infatti, da un lato si potrebbero recuperare risorse da impiegare in servizi alla cittadinanza o per abbassare le tasse locali, dall’altro si potrebbe dare il proprio contributo alla lotta all’evasione fiscale e contributiva col fine ultimo di una maggiore equità e giustizia sociale”.

Il premio per la compartecipazione dei Comuni al contrasto all’evasione fiscale fu introdotto nel 2010 dal decreto correttivo di luglio dove si stabiliva che ai Comuni venisse riconosciuta la quota del 100% di quanto recuperato dei tributi nazionali (Irpef, Iva, Ires, ecc). Con il Decreto sul federalismo fiscale, che regola il fisco municipale fu introdotto il principio strutturale del premio della compartecipazione dei Comuni al contrasto all’evasione fiscale, ma al 50%. Poi con il decreto di Agosto 2011 (introduzione Consigli Tributari), e con il Salva Italia e poi via, via con i Decreti mille proroghe si è stabilito che la quota almeno fino al 2019 che resta ai Comuni per la loro compartecipazione al contrasto all’evasione sia fissata al 100% del recuperato.

Dall’elaborazione Uil si evince come rallenta in tutta Italia, negli ultimi 2 anni, il totale del premio riconosciuto ai comuni per la loro compartecipazione al contrasto all’evasione fiscale. Nel 2016, infatti, le somme spettanti ai comuni per la partecipazione all’attività di accertamento fiscale e contributivo ammontano a 13,3 milioni di euro a fronte dei 17 milioni di euro dell’anno precedente con una diminuzione del 21,9% (3,7 milioni di euro).

Ma già l’anno precedente era in calo sul 2014 dove si è toccato l’apice con un incasso di 21,2 milioni di euro, infatti si è passati dai 1,1 milioni di euro del primo anno (2010), ai 2,9 milioni di euro del 2011, transitando per i 10,9 milioni di euro del 2012 e ai 17,7 milioni di euro del 2013.

“I dati rivelati dall’analisi – conclude Tumbarello – sono alquanto deludenti, se si paragonano agli alti tassi di evasione fiscale e di irregolarità lavorativa nel nostro Paese. Per la Uil il tema della lotta fiscale è fondamentale, e a livello nazionale il sindacato si è già mobilitato per farsi promotore di azioni affinché diventi argomento centrale dell’agenda politica”.

Arrivano in dote ai Comuni del Trapanese altri 136 beni confiscati

A  Trapani 136 immobili, confiscati alla criminalità organizzata, sono stati consegnati ai Comuni della provincia.

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Ville, appartamenti, garage, fabbricati, terreni agricoli, magazzini c’è di tutto e di più nell’elenco fornito dall’Anbsc, l’agenzia nazionale per l’amministrazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata, che a Palermo ha presentato il dossier «dalla confisca dei beni all’accoglienza turistica» e che adesso sono stati riconvertiti e destinati a nuove tipologie d’uso.

La maggior parte dei beni è stata sequestrata a Castelvetrano dove ci sono 52 immobili tra appartamenti, terreni agricoli, stalle e scuderie quasi tutte in contrada Strasatto. Altri 42 immobili a Partanna, di cui 32 solo in via Calogero Colicchi. E poi, ci sono 17 immobili ad Alcamo tra via Federico II e via XV Maggio, altrettanti a Castellammare del Golfo tra le frazioni di Balata e Scopello, altri 6 immobili a Custonaci tutte in via San Vito e un negozio ad Erice in via San Francesco di Paola.

Afferma il Sindaco di Alcamo, Domenico Surdi: “Con questi beni che ci sono affidati, ieri mattina, si continua il percorso intrapreso per restituire alla collettività degli immobili che potranno essere riutilizzati a fini istituzionali. Nello specifico si tratta di 4 immobili, di cui uno in via XV Maggio, uno in via Caldiero, l’altro in via Federico II, ed ancora una villetta ad Alcamo Marina (nei pressi del cavalcavia della Battigia) ed un terreno, orto urbano (zona cimitero). La legalità è uno dei principi fondamentali cui la nostra Amministrazione tiene in particolar modo ed infatti ci apprestiamo a portare in Consiglio Comunale il Regolamento per l’utilizzazione e l’assegnazione dei beni confiscati alla criminalità”. 

“L’assegnazione di altri 17 beni sottratti alla mafia avvia un percorso di riutilizzo che con senso di responsabilità amministrativo ci impegniamo a portare avanti con attenzione. Anche in questi beni affidatici così come in quelli nella nostra disponibilità da tempo, avvieremo progetti ed attività di utilizzo in modo che gli immobili vengano restituiti alla collettività. Importante anche l’assegnazione, questa avvenuta direttamente, degli edifici confiscati a san Paolo della Croce che diventeranno la nuova stazione dei carabinieri ed il nuovo commissariato di polizia di Stato». Lo afferma il sindaco di Castellamamre del Golfo Nicolò Coppola.  «Fabbricati e terreni in varie zone centrali della città ed in località come Scopello, sono stati consegnati all’amministrazione comunale e saranno utilizzati per attività sociali, culturali, aggregative come ricordo è stato già fatto con gli immobili confiscati e destinati a pronto soccorso sociale ed a centro diurno per disabili in contrada Bocca della Carrubba e Tavolatella –spiega il sindaco Nicolò Coppola- Ma le possibilità di riconversione sono molteplici e questa amministrazione cercherà di utilizzarli al meglio per la comunità cittadina, scopo per il quale sono stati acquisiti». 

Anche l’ormai ex  Sindaco della città di Castelvetrano, . Felice  Errante, ha partecipato all’iniziativa promossa dal Direttore dell’Agenzia Nazionale per i Beni Confiscati. Il sindaco ha ricevuto  la consegna di 47 beni immobili tra fabbricati e terreni confiscati alla mafia. I suddetti beni sono stati assegnati alla Civica Amministrazione a seguito della manifestazione d’interesse che il Comune aveva formulato nei mesi scorsi. Nei prossimi giorni l’elenco completo verrà reso noto e pubblicato sul portale istituzionale dell’Ente.
“Abbiamo accolto con particolare piacere la consegna avvenuta ieri-
ha affermato il Sindaco-sono certo che la prossima amministrazione saprà reimmettere in un sistema virtuoso e produttivo un patrimonio immobiliare di tale portata.”

Sicilia, aumenta la differenziata. Ma le percentuali sono risibili

“In Sicilia la differenziata è  passata dal 15,41% di giugno al 21,05% di oggi. Parliamo di un dato straordinario, se paragonato al dato di giugno quando è scoppiata l’emergenza registriamo un +6%. Questo dato è il frutto del lavoro fatto e delle ordinanze emanate in questi mesi. I vantaggi avuti dalla crisi estiva sono la nostra intuizione sull’impiantistica mobile, che ci ha fatto risparmiare soldi consentendo un abbattimento dai costi, e la differenziata”.

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Lo ha detto il governatore della Sicilia Rosario Crocetta in conferenza stampa a Palazzo D’Orleans.

Crocetta ha quindi accennato all’ipotesi i costituire un “Ufficio speciale per la differenziata” e della necessità di eliminare carrozzoni “come gli ex Ato”.

“Il dato della  differenziata – ha aggiunto Crocetta – registra un incremento importante ma non è soddisfacente, si coglie una differenziazione da città a città e di comportamenti abbastanza difformi tra città di territori abbastanza vicini. Nei casi dove i livelli di differenziata sono bassissimi significa che non c’è uno sforzo da parte delle amministrazioni locali a non affrontare il problema e su questo noi non faremo sconti”.

“Nei casi di inadempienza – ha sottolineato – dobbiamo mettere in campo un’azione sostitutiva e agire da commissari”.

“Il mio è un appello a intervenire con forza da parte delle amministrazioni, noi siamo intervenuti più volte per imporre una tassa ai comuni inadempienti, ma questa legge non è mai potuta approdare all’Ars, ogni volta è stata bloccata”, ha concluso.

I DATI.   La raccolta differenziata in Sicilia è cresciuta del 6 per cento da giugno a novembre 2016, passando dal 15,41% al 21,05 con una media dell’1 per cento al mese. Arrancano le città metropolitane di Palermo (15%) Catania e Messina (12%) e i grandi centri come Siracusa dove la differenziata si ferma al 5%. I comuni più ricicloni, invece, sono proprio i piccoli centri, con popolazione al di sotto dei 10 mila abitanti. In vetta alla classifica c’è Campofiorito con il 91,71%. Bene anche Giardinello (84%), Ribera(78%), Santa Margherita Belice (70%), e Siculiana (67%), che registrano una percentuale di differenziata addirittura superiore al 65% fissato dalla legge.

Nella classifica dei grandi centri non capoluogo di provincia bene anche Butera 66%, Balestrate, 63%, Marsala 60%, Niscemi, 50,6% e Gela con il 49%. Le buone performance registrate nei comuni al disotto dei 10 mila abitanti, secondo i dati forniti, dimostrano una certa agilità delle amministrazioni a far cambiare abitudini e stili di vita ai cittadini e dunque di raggiungere buone performance e gli obiettivi fissati dalle legge sulla differenziata.

Nei comuni fino a 30 mila abitanti, invece, la differenziata in media si ferma intorno al 20%; il dato crolla nelle grandi città, come indica la debacle di Palermo, Catania e Messina, influenzando la media regionale. Tra i comuni meno ricicloni risultano Augusta con l’8,78%, Agrigento con il 7.1% e Porto Empedocle, 2,20%.

LEGAMBIENTE. “Praticamente a fine mandato, il governatore Crocetta scopre che l’unico modo per evitare il ripetersi dell’emergenza rifiuti è il modello centrato sulla raccolta differenziata, il riuso e la riduzione delle emissioni. Prendiamo atto della buona volontà, anche se decisamente tardiva”.

E’ il desolante commento di Gianfranco Zanna, presidente regionale di Legambiente Sicilia. “Sono anni – aggiunge – che ripetiamo sempre le stesse cose e anni che i governi regionali fanno orecchie da mercante. Si è perso solo tempo e riteniamo difficile che l’Ars approvi il nuovo ddl in tempi brevi. Sul fronte dei risultati della differenziata ci stupisce l’esultanza di Crocetta, considerato che le percentuali sono ancora risibili”.

CINQUE STELLE.  Il direttore dell’ufficio speciale per la raccolta differenziata (ennesima inutile struttura creata da Crocetta nel tentativo di distrarre l’attenzione sull’emergenza rifiuti), ha affermato qualche giorno fa che la Sicilia negli ultimi mesi ha incrementato la raccolta differenziata del 50% rispetto all’anno precedente.  Potrebbe sembrare un dato incoraggiante, in realtà non è vero”. Lo dice l’ex presidente della commissione Ambiente all’Ars Giampiero Trizzino.

“La verità – afferma l’assessore all’Ambiente di Augusta, Danilo Pulvirenti – è che sono cambiati i metodi di calcolo per la pesatura della raccolta differenziata. E oggi abbiamo avuto la conferma tramite lo stesso dirigente generale ai Rifiuti, il quale ha dichiarato che è cambiato solo il metro di calcolo dei valori della raccolta differenziata e null’altro”. Lo stesso presidente Crocetta, questa mattina in conferenza (lo apprendiamo dalla stampa) parla di un dato che va non oltre il 21,05%.

“A confermare questa sconfortante verità ci pensano le discariche sature – continua Trizzino – se la raccolta differenziata fosse aumentata, difficilmente ci troveremmo dinnanzi a situazioni del genere”. “Questa mattina – conclude il deputato – i comuni della Srr di Siracusa si sono svegliati con i cancelli chiusi della discarica della Sicula trasporti e i gli auto-compattatori sono stati dirottati nella discarica della Cisma, l’impianto che ospita il famigerato polverino dell’Ilva, perché a quanto pare la discarica è satura di conferimenti”.

In ultimo, la 5Stelle all’Ars Angela Foti, che dichiara: “ormai è chiaro che il governo naviga a vista ed è sua intenzione mantenere la pessima performance degli ultimi anni, con livelli di differenziata in calo e mantenere il caos. Tutti gli sforzi fatti dai Comuni vengono vanificati a causa delle loro azioni killer. Abbiamo capito perfettamente la loro strategia: mantenere l’emergenza in modo da sentirsi autorizzati a costruire inceneritori mentre la Commissione europea si muove nella direzione opposta”.

Sono 171 i Comuni commissariati per mafia. Il rapporto di Openpolis

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Al momento sono 171 i comuni commissariati per mafia: lo ricorda uno studio di Openpolis, che ricorda come la possibilità di sciogliere un’amministrazione per condizionamenti imposti dalla criminalità organizzata sia stata introdotta nel 1991. Da allora, il 95% dei provvedimenti sono stati operati in 3 regioni: Calabria,Campania e Sicilia. E sono proprio questi territori ad occupare il podio delle realtà con il maggior numero di comuni commissariati per mafia: la Calabria con 70 municipi, seguita dalla Campania con 52 e la Sicilia con 43. A seguire il Piemonte,fermo a 2, e Lazio, Liguria, Lombardia e Puglia a 1.

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L’entrata in funzione delle amministrazioni straordinarie a seguito di un commissariamento per mafia riguarda soprattutto il Mezzogiorno,anche se la percentuale di consigli comunali sciolti al nord è in aumento. Nel periodo tra il 2001 e il 2009 in Puglia e Campania è stato sciolto un comune su due, a conferma, quindi, che il 97% delle realtà toccate da questo provvedimento riguarda il Sud.
Le cause che possono portare allo scioglimento di un consiglio comunale sono varie. Le principali, infatti, sono riconducibili a due macrocategorie: le questioni politiche (come le dimissioni dei consiglieri o del sindaco oppure le mozioni di sfiducia); e la cattiva gestione del Comune o gli errori amministrativi (infiltrazioni mafiose, mancata approvazione del bilancio e decadenza del sindaco). La grande maggioranza dei casi registrati in Italia rientra in questi due tipi di cause.

Lo scioglimento dei consigli comunali ha avuto un’incidenza minima ma costante sulla popolazione italiana. In media ogni anno sono 2,5 milioni (circa il 4%) i cittadini interessati dalla questione perché residenti in Comuni commissariati. Il livello minimo è del 2003 con 1,3 milioni di cittadini coinvolti, mentre quello massimo è stato raggiunto nel 2001 con 6,8 milioni.

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Ecco il rapporto completo.

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Non ci sono solo le amministrazioni costrette a chiudere la loro esperienza prima del tempo per motivi drammatici come le infiltrazioni mafiose. Come ricostruiva il Sole 24 Ore di qualche settimana fa sulla base di dati del Viminale, dal 1990 ad oggi oltre 4mila municipi per vari motivi hanno interrotto la loro attività in via ordinaria, così come prevede l’articolo 141 del testo unico degli enti locali (Tuoel): dimissioni dei consiglieri (1309 volte dal 2001 ad oggi), approvazioni di mozioni di sfiducia (77 volte), dimissioni volontarie del sindaco (497 volte), mancata approvazione del bilancio (84 volte) e una serie di altri casi meno ricorrenti come il mancato rendiconto di gestione (3 volte).

Tornando a guardare i numeri sull’intero periodo di applicazione della legge, il risultato è davvero impressionante: la media è di 175 enti sciolti ogni anno, vale a dire un comune commissariati uno ogni due giorni.

Una volta stabilito lo scioglimento con un decreto del presidente della Repubblica, viene nominato contestualmente un commissario straordinario che resterà in carica fino alle successive elezioni, fissate solitamente alla prima data utile. Fanno eccezione i caso di scioglimento per impedimento permanente, rimozione, decadenza o decesso del sindaco, circostanze in cui il potere passa al vicesindaco incaricato, senza la designazione di un commissario, di condurre l’ente locale al voto per il rinnovo del consiglio.

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