Truffe e raggiri all’ombra del Terzo settore: serve un monitoraggio sulle associazioni che si occupano di malati

La recente operazione della Guardia di finanza, che ha scoperto a Palermo una casa per anziani trasformata in un lager, ripropone un tema generale che riguarda l’assistenza non solo agli anziani ma anche per una serie di categorie deboli: dai portatori di handicap ai malati di alzheimer.  E pone, seriamente, il problema dell’organizzazione  e della legittimità di strutture varie, spesso proposte ai parenti dei malati nella forma di associazioni socio ricreative sportive ecc con il solo scopo di eludere le norme fiscali al riparo di una mai attuata completamente cornice normativa che riguarda il cosiddetto Terzo settore. Il peso, in via definitiva, è completamente scaricato sulle famiglie, vittime di raggiri da parte di presidenti di associazioni senza scrupoli che mostrano inizialmente la faccia amica di chi “è stato mandato dalla divina Provvidenza” tranne poi mostrare i muscoli e ricorrere all’avvocato alla prima difficoltà.

Non c’è dubbio che vi sia la capacità di insinuarsi abilmente all’interno di un portato normativo per certi aspetti ancora troppo fumoso e poco definito. Cui si aggiunge la tolleranza se non addirittura la complicità degli apparati pubblici incapaci di esercitare la vigilanza ma pronti ad aiutare questo o quell’amico legittimandone l’azione.  C’è da aggiungere poi la scarsa conoscenza da parte degli operatori del diritto di norme che attengono al mondo del volontariato e non a quello della contrattualistica commerciale.

 La scarsa o addirittura inesistente trasparenza contribuisce a creare confusione e nella confusione come al solito vincono i furbi. Per tornare al caso della casa lager di Palermo basta leggere le dichiarazioni degli assessori del Comune per rendersi conto di quanto sia facile mettere in piedi un raggiro. In tempo di pandemia tutto ciò si è ulteriormente aggravato.  Un esempio? Nel momento del semi-lockdown, quando tutte le strutture ricreative erano chiuse (dai cinema alle palestre, dai circoli Arci ai club, alle associazioni sportive) qualche associazione di assistenza ai malati ha continuato a “lavorare” lasciando aperte le strutture come se il presidente avesse in tasca un’autorizzazione specifica rilasciata dall’autorità sanitaria o da chissà chi altro. Ora non sappiamo, per la nota mancanza di trasparenza, se vi fosse o meno un decreto o un provvedimento di autorizzazione ma sappiamo di certo che siamo in presenza di concorrenza sleale nei confronti degli imprenditori che per arrivare ad avere un’autorizzazione in questo ambito spesso aspettano anni. Non parliamo poi della vigilanza sui contratti di lavoro dei cosiddetti operatori sanitari che lavorano in queste cosiddette strutture socio-assistenziali.  Non c’è bisogno di tornare indietro allo scandalo Aias di Barcellona Pozzo di Gotto di parecchi anni fa per comprendere che qualcosa non torna: le attività di volontariato proposte da queste presunte associazioni, che spesso usufruiscono (magari perché hanno più di un santo in Paradiso) di aiuti e contributi pubblici, cozzano con quelle che loro (i presidenti) definiscono  quote associative e che invece sono di fatto il pagamento da parte delle famiglie di una prestazione e come tale andrebbe classificato e giustificato diversamente.

Si direbbe che ormai è diventata materia per gli uomini della Guardia di finanza chiamati a fare accertamenti per comprendere fino a che punto è arrivata la speculazione sulla pelle di anziani, persone fragili,  malati. E non possiamo non considerare che il mondo degli speculatori, in una città come Palermo, ha sempre avuto rapporti di contiguità con gli ambienti della criminalità organizzata pronti a cogliere da sempre tutte le opportunità per parenti, amici e amici degli amici. E’ una zona grigia di cui si parla poco che svolge, diciamo così, opera di supplenza in un ambito in cui i servizi del sistema socio-assistenziale sono carenti. Crescono le associazioni opache nate per eludere il fisco, non crescono le imprese sane. Ma soprattutto continuano a mancare le garanzie per i più deboli.

Con questo pezzo cominceremo a occuparci di queste vicende perché riteniamo che sia un caso di civiltà. Racconteremo storie, testimonianze, proporremo pareri di esperti, scaveremo nelle carte per cercare di capire come gli speculatori e i furbi si ingrassano sulla pelle dei più deboli.

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