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Posts tagged as “in sicilia”

Sicilia, Istat: crescono le imprese, dimagrisce la pubblica amministrazione

L’Istat, in collaborazione con Unioncamere nazionale, presenta una sintesi dei principali risultati del 9° Censimento generale dell’industria e dei servizi e Censimento delle istituzioni non profit, arricchita da confronti territoriali. Nel corso del convegno – organizzato dalla sede Istat per la Sicilia e dalla Camera di Commercio di Agrigento – sono illustrati il quadro d’insieme del tessuto produttivo siciliano e i principali cambiamenti intervenuti durante il periodo intercensuario. Inoltre, vengono analizzati il processo di rilevazione censuaria e le valutazioni delle innovazioni metodologiche, tecniche e organizzative introdotte nel censimento.

Sicilia, Gibellina: la città museo con 600 opere abbandonate dalle istituzioni

E’ stato presentato nei giorni scorsi, presso la Sala Rossa di Palazzo Reale a Palermo, “Gibellina arte contemporanea”, un volume sulle opere d’arte e di architettura contemporanea presenti nella città belicina, curato da Bruno Corà, presidente della Fondazione Burri di Città di Castello.
All’incontro erano presenti, Gianfranco Zanna, direttore regionale di Legambiente Sicilia; Rosario Fontana, sindaco di Gibellina; Rosario Salvato e Tiziano Sarteanesi della Fondazione Burri; Francesco Forgione, direttore della Fondazione Federico II; Enzo Fiammetta, direttore del Museo delle Trame Mediterranee della Fondazione Orestiadi e Claudio Collovà, direttore artistico delle Orestiadi.

Formazione professionale, oltre 2500 esuberi in Sicilia: i dettagli ente per ente

PALERMO – Oltre 2500 gli esuberi nella Formazione professionale (2525 in tutto), la crisi del settore assume contorni sempre più drammatici, e a questi numeri bisogna aggiungere i 1.780 lavoratori degli Sportelli multifunzionali, per i quali è stata trovata una soluzione tampone per soli 6 mesi con l’affidamento del servizio in house providing al Ciapi di Priolo, e la crisi della filiera dell’obbligo (circa 1.800 operatori coinvolti), che non percepiscono la retribuzione da circa 20 mesi e che non hanno, ancora ad oggi, certezze sull’avvio delle attività. In particolare, secondo il grafico fornito dalla Cisl,  vi sono i 623 lavoratori licenziati per esuberi strutturali (56 dall’Ancor, 47 dall’Aram, 173 dall’Anfe regionale e 347 dal Cefop); i 61 lavoratori licenziati da enti esclusi dall’Avviso 20 (18 da Informhouse, 8 dall’Iside, 10 da Sicilform, 10 da Ted informatica, 9 da Capaia, 6 da Sigma); i 1192 lavoratori degli enti che hanno avuto la revoca dell’accreditamento (642 dello Ial Sicilia, 120 dell’Aram, 76 dell’Ancor, 19 di Lumen, 8 di Aiprig, 165 dell’Anfe di Catania, 17 dell’Anfes, 145 dell’Irass); i 229 lavoratori sospesi dopo l’esclusione dell’ente di appartenenza dall’Avviso 20 (i 67 dell’Ipf, 67 della Fondazione Cas, 44 dell’Irpaf di Caltanissetta, 20 di Geo informatica di Caltanissetta, 18 dell’Enaip di Caltanissetta, 11 dell’Ecap di Caltanissetta, 2 dell’Interconsult di Caltanissetta); e infine gli esuberi tra I e II Avviso 20 che ammontano a 401 unità.

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A snocciolare i dati della vertenza della Formazione professionale per chiedere che vengano accelerate le soluzioni e frenare l’emorragia di posti, è Giovanni Migliore Segretario Cisl Scuola con delega alla Formazione. “Bisogna trovare una soluzione immediata per i più di 2.500 lavoratori licenziati o a rischio licenziamento anche attraverso soluzioni temporanee e transitorie come l’assegnazione al Ciapi di Priolo, attraverso la ricollocazione negli altri enti che operano nella seconda annualità o anche attraverso un percorso di riqualificazione finanziato dal Piano Giovani. È non più rinviabile un confronto fra Regione e sindacati per la gestione degli esodi del personale che ha maturato i requisiti, ciò consentirebbe non solo di sfoltire la platea degli addetti del settore, ma anche di dare una risposta ai lavoratori coinvolti dallo stato di crisi”. Migliore aggiunge “Nonostante le scelte di chiusura dell’albo regionale al 31 dicembre 2008 e il ricorso al Ciapi di Priolo per la gestione delle emergenze, si rischia la ‘carneficina sociale’ per i lavoratori di un settore ormai collassato. Non si possono lasciare i lavoratori nel baratro e, quindi, chiediamo alla Regione il pagamento subito di tutti gli stipendi arretrati, passando immediatamente ad un confronto serio e strutturato per definire in pochi giorni le soluzioni a tutte le emergenze”.

“Bisogna, infine – commenta Migliore – dare risposte ai lavoratori coinvolti dagli esuberi emersi dal passaggio dalla prima alla seconda annualità per il taglio del 10% dei progetti Forgio (formazione giovani) e Fas (formazione ambiti speciali), nonché del 50% dei progetti Formazione permanente”. Migliore conclude “Chiediamo, pertanto, con forza di accelerare i tempi per il superamento, in pochi giorni, di tutte le emergenze da quella retributiva a quella relativa alla ricollocazione degli esuberi e di tutto il personale licenziato, nonché l’attivazione degli strumenti per l’esodo, infine l’avvio del tavolo di confronto per arrivare alla riforma, separando, una volta per tutte il destino dei lavoratori da quello degli enti”.

 

Artigianato, La Cna: l’emorragia di imprese è senza fine

CATANIA – Le imprese del mondo dell’artigianato sono travolte da una crisi senza fine e Catania ha il triste primato siciliano di essere la città dove gli artigiani non riescono proprio a sopravvivere. La maglia nera delle aziende artigiane che chiudono i battenti va quindi alla città etnea che si piazza sul gradino più alto di questo triste podio con ben 113 attività che hanno dichiarato fallimento nei primi sei mesi nel 2013. Ma non solo: Catania è al secondo posto per concordati (41), preceduta solo da Palermo (99). A diffondere i dati è la sezione etnea della Cna, la Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa, elementi che sono stati ricavati dall’Osservatorio regionale sull’Artigianato e risultano davvero allarmanti. Numeri che rappresentano lo stato di salute delle aziende artigiane tra gennaio e giugno e mostrano come anche il dato di crescita faccia segnare un negativo -0,29% in Sicilia e – 1,02% a Catania.

Revisione delle circoscrizioni giudiziarie: martedì la sentenza della Consulta

PALERMO – Martedì 2 luglio 2013 davanti alla Corte costituzionale verranno trattati 8 dei 22 giudizi di legittimità costituzionale della recente revisione delle circoscrizioni giudiziarie.Sette le ordinanze rese da altrettanti giudici di merito che hanno sollevato le questioni all’esame della Corte e per numerose ragioni. L’ottavo giudizio è stato invece avviato dalla Regione Friuli Venezia Giulia.
Il Coordinamento Nazionale degli Ordini Forensi Minori ha spiegato intervento in due dei giudizi in esame e parteciperà all’udienza con il suo Presidente. Il successivo 3 luglio verrà poi trattato un ulteriore giudizio sul medesimo oggetto al quale parteciperanno oltre che il Coordinamento anche l’Unione degli Ordini Forensi della Sicilia e l’Ordine degli Avvocati di Nicosia. L’auspicio è quello che, finalmente, venga impresso un drastico “stop” a una manovra decisamente catastrofica.
“Se è vero che la riforma è, come sostiene la Ministra, un treno in corsa, occorre considerare – ha dichiarato Walter Pompeo – che il treno sta correndo verso il baratro! Per questo è necessario fermarlo prima che sia troppo tardi e la parola spetta proprio ai Giudici della Consulta. Quello di martedì è un giudizio estremamente particolare sia perché la sua decisione è destinata a incidere profondissimamente nella vita giudiziaria, sociale, politica, economica dell’intero Paese, da Tolmezzo a Modica, da Saluzzo a Sala Consilina, da Portoferraio a Rodi Garganico, da Porretta Terme a Lipari, coinvolgendo milioni di persone, utenti della giustizia, magistrati, amministrativi, liberi professionisti, esercenti, enti pubblici e privati, ma anche perché esso si svolge proprio a ridosso della presa di efficacia della riforma, una vera dead line, il 13 settembre, quando d’un colpo scomparirebbero 949 uffici giudiziari e lo Stato avrebbe inutilmente e malamente investito una quantità infinita di risorse sia per attuare la riforma sia per tenerla a regime “.

Spiagge, in Sicilia il canone aumenta del 600%

«Il canone base annuo relativo alle concessioni di beni demaniali marittimi, specchi acquei e pertinenze demaniali maritttime […] è aumentato del seicento per cento rispetto alla corrispondente misura dell’anno precedente». È quanto contenuto in un decreto del presidente della Regione Siciliana n. 509 del 3 aprile 2013, emanato «su proposta dell’assessore al Territorio ed Ambiente di concerto con l’assessore all’Economia». Aumenta di sei volte il pedaggio che i privati devono pagare alla Regione per l’uso del litorale siciliano: dal lido balneare al pontile delle raffinerie, passando per porti turistici e attracchi di barche, ristoranti, alberghi e attività di acquacoltura. L’aumento si applica subito e ha valore retroattivo: dal 1° gennaio 2013, «ferma restando la maggiorazione del 4%, del 7% e del 10% relativamente alle aree a bassa, media e alta valenza turistica».

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Dagli uffici della Regione dicono che finora per il demanio marittimo in Sicilia si pagava poco: in media 0,90-1,50 euro al metro quadro. Il riferimento iniziale è un vecchio decreto del ministero della Marina mercantile, il 299/89. Che fissava, ancora in lire, queste “griglie”: 1.600 lire (0,83 euro) al metro quadro l’anno per aree scoperte, 1,55 euro per aree occupate con impianti di facile rimozione e 1,86 euro per con impianti di difficile rimozione. Sulle aree concesse «per utilizzazioni turistiche o ricreative a uso pubblico» l’unico criterio è invece quantitativo, con un meccanismo per cui più grande è lo spazio occupato e meno si paga: si va da 0,83 euro/mq (per aree fino a 1.000 mq a 0,26 euro/mq (aree oltre i 5.000 mq).

 
Dagli anni’ 90 a oggi le tariffe hanno risentito di adeguamenti Istat e di un recente ritocco della Regione, nel frattempo diventata proprietaria del demanio marittimo, con un tetto massimo di rincaro fissato al 10% dalla legge regionale 15/2005. Col decreto del presidente Raffaele Lombardo del 3 febbraio 2009 si differenzia inoltre il canone in base alla “valenza turistica” del litorale: “alta” (tra cui Catania, Palermo, Messina, Taormina, Siracusa, Marina di Ragusa, Sciacca e tutte le isole minori), “media” (Pozzallo, Marina di Modica e Milazzo, ad esempio) e “bassa” (Gela, Priolo, Fiumefreddo, Licata per citarne alcune). Lo stesso decreto recepisce l’aumento rispettivamente del 10%, 7% e 4% nelle tre tipologie, stabilite dal decreto n. 163 del 23 ottobre del 2008. L’assessore Sebastiano Di Betta aveva prorogato al 2015 tutte le concessioni, «in vista dell’entrata in vigore della direttiva Bolkestein dell’Ue sulla liberalizzazione dei servizi interni».

 
Alcuni esempi. A Mondello lo stabilimento della Società Italo Belga paga 42.314 euro l’anno per 39mila mq di concessione, fatturando circa 7 milioni di euro, mentre il La Torre sborsa un canone di 10.275 euro l’anno per 7.500 mq, dichiarando nel 2010 incassi per 9 milioni. Alla Plaia di Catania i casi del Lido Azzurro (44.858 euro per oltre 50mila mq, fatturato di 1,4 milioni), del Villaggio turistico europeo (25mila euro per 33mila mq) e del Lido America (18.550 euro per 22.500 mq); nel Siracusano, a Fontane Bianche il Lido Sayonara sborsa meno di 10mila euro l’anno per 7.240 mq e lo Yacht club di Marzamemi un euro al mq per complessivi 18.000; a Giardini Naxos lo stabilimento Cacciola scuce in media un po’ di più: 17.142 euro per 13.500 mq. La Regione nel 2011 incassava 11 milioni per 922 chilometri lineari di costa, con una media di 5.300 euro per gestore, meno di un terzo rispetto ai 18.585 del Veneto. E poi c’è il cosiddetto “canone ricognitorio” – riservato a istituti culturali, enti pubblici, ordini religiosi e associazioni sportive dilettantistiche – con ulteriori “sconti” dal 50 al 90% rispetto alle tariffe base.

 
Ed è proprio da qui che parte la crociata dell’assessore regionale al Territorio e ambiente, Mariella Lo Bello: «Abbiamo voluto allineare la Sicilia al resto d’Italia, adeguando canoni che erano scandalosamente bassi rispetto sia al valore del demanio, sia al raffronto con altre realtà». Lo Bello stima in «dieci milioni di euro circa, comprese multe e contenziosi» la posta oggi incassata dalla Regione, «tutto compreso, dai lidi agli alberghi, fino ai pontili delle raffinerie». Una cifra «irrisoria, pari al fatturato di un singolo lido di Mondello». La stima dell’assessore è di arrivare a 52 milioni sin da quest’anno.
Alla Regione è arrivata una risposta molto dura da parte dei vertici regionali di Federalberghi (Nico Torrisi), Fipe e Sindacato Balneari (Dario Pistorio), Confesercenti (Vittorio Messina), Federazione italiana balneari (Antonello Firullo), Faita (Giuseppe Zingale) ed Ente regionale turismo siciliano (Pietro La Torre): «La scelta del governo di aumentare i canoni in modo indiscriminato è omicida nei confronti delle imprese turistiche». A Crocetta ricordano che «non siamo petrolieri, ma piccole e medie imprese locali impegnate in un settore strategico per lo sviluppo della Sicilia. Va posto immediato rimedio a questo provvedimento abnorme e sollecitiamo gli assessori al Turismo e alle Attività produttive a fare sentire la propria voce». I rappresentanti di categoria invitano «il presidente Crocetta e l’onorevole Trizzino a dare notizia pubblica del lungo elenco di soggetti che beneficiano dei cosiddetti canoni ricognitori spiegandone la logica» e, condividendo «le ragioni del presidente di Confindustria Montante nel lamentare la totale assenza di attenzione per il mondo delle imprese nella Finanziaria», minacciano di «passare dalla critica ancora costruttiva alla sfiducia di fatto alla giunta regionale se non ci saranno radicali inversioni di marcia nelle sue politiche».

 
Per inciso, vengono colpite anche le aziende petrolifere, già soggette al raddoppio delle royalties sull’estrazione di idrocarburi. In questo caso a essere colpita sarà la raffinazione. Per intenderci, il gruppo Eni – con quattro diverse società – è titolare di decine di concessioni demaniali marittime per cui paga circa 2,5 milioni di euro l’anno (di cui un milione per la diga foranea di Gela, per la quale il canone arriverà a 7 milioni). E anche i russi di Lukoil, che a Priolo hanno rilevato Isab dal gruppo Erg, dovranno farsi i conti, visto che per uno dei due pontili aretusei si parla di oltre mezzo milione di canone, pronto a schizzare oltre 3 milioni.