Nelle prime ore di oggi il Raggruppamento Operativo Speciale dei Carabinieri, con il supporto del Comando Provinciale di Palermo, ha dato esecuzione a un’ordinanza applicativa di misure cautelari emessa dal Gip del Tribunale di Palermo su richiesta della Procura. Il provvedimento arriva al termine degli interrogatori preventivi degli indagati e segna un nuovo passaggio chiave nell’inchiesta che da mesi scuote il sistema delle nomine e degli appalti nella sanità siciliana.
Il giudice ha disposto gli arresti domiciliari per Salvatore Cuffaro, Antonio Iacono e Roberto Colletti.
Per Mauro Marchese e Marco Dammone è stato applicato l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria, insieme a una misura interdittiva che vieta per un anno l’esercizio di attività imprenditoriali e incarichi direttivi in persone giuridiche.
Per Vito Raso è stato disposto il solo obbligo di presentazione.
Gli indagati, si ricorda, sono da ritenersi innocenti fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.
L’impianto dell’indagine: nomine pilotate, pressioni sugli enti sanitari, accordi corruttivi
L’inchiesta della Procura di Palermo — coordinata dal procuratore Maurizio de Lucia e affidata al ROS — ruota attorno al presunto ruolo di Cuffaro come punto di snodo di un sistema capace di orientare nomine, appalti e concorsi pubblici in settori nevralgici della pubblica amministrazione regionale: sanità, opere pubbliche e gestione degli appalti.
Secondo gli investigatori, l’ex presidente della Regione avrebbe esercitato un’influenza diretta su dirigenti e funzionari di aziende sanitarie e ospedaliere, intervenendo nella selezione di direttori generali, commissari straordinari e responsabili di strutture operative. Parallelamente, l’indagine ipotizza il coinvolgimento di Cuffaro nella stipula di accordi corruttivi finalizzati a pilotare gare d’appalto e concorsi pubblici, in particolare nel settore sanitario.
Fra gli episodi oggetto di approfondimento ci sono:
- presunte pressioni sulle aziende sanitarie per orientare concorsi OSS e procedure selettive in strutture come Villa Sofia-Cervello;
- il ruolo di dirigenti considerati vicini a Cuffaro nell’affidamento di appalti, tra cui gare per servizi in Asp siciliane;
- una rete di rapporti che, secondo la Procura, avrebbe perseguito un duplice obiettivo: consolidare un sistema di controllo sulle nomine e favorire imprese e referenti politici indicati dall’ex governatore.
L’inchiesta tocca in totale 18 persone, anche se il Gip ha accolto solo in parte le richieste più severe della Procura, limitando i domiciliari a tre indagati.
Le ulteriori diramazioni: la “talpa” e le verifiche interne
Parallelamente all’attività principale, un filone dell’indagine riguarda il tenente colonnello dei Carabinieri Stefano Palminteri, accusato di presunta violazione del segreto istruttorio per avere informato Cuffaro dell’esistenza delle verifiche in corso. Tale elemento ha aggravato il quadro investigativo e aperto un capitolo interno alle forze dell’ordine.
Le reazioni e il contesto politico
Cuffaro, che nei mesi scorsi si era già dimesso da segretario nazionale della Democrazia Cristiana rifondata, ha dichiarato di voler collaborare e chiarire ogni contestazione. L’inchiesta arriva in una fase delicata per il sistema sanitario regionale, al centro da tempo di polemiche sulla trasparenza delle nomine e sulla gestione degli appalti.
