Siciliani sempre meno soddisfatti della giustizia, cresce la mediazione civile

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Il 58% di coloro che in Sicilia e Sardegna hanno avuto una esperienza diretta con la giustizia civile, dichiara di essere poco o per niente soddisfatta. Il dato emerge dal report dell’ISTAT relativo alla rapporto tra gli italiani e la giustizia civile, denominato “Cittadini e Giustizia civile” e consultabile sul sito istituzionale www.istat.it.

La quota di insoddisfatti è più contenuta fra i 18-34enni (50,8%) e gli intervistati con età compresa tra 35 e 54 anni. Ad esprimere un giudizio negativo sono invece gli ultracinquantacinquenni (rispettivamente il 55,0% fra i 55-64enni e il 55,8% fra le persone con 65 anni e più).

Sebbene “tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti ed interessi legittimi”, un milione 555 mila cittadini riferiscono di aver rinunciato, per varie ragioni, ad esercitare tale diritto.

La decisione di non rivolgersi al sistema giurisdizionale per il soddisfacimento di una posizione giuridica è originata da una molteplicità di motivi tra cui la sproporzione tra i costi e i possibili vantaggi (30,8%), le proprie possibilità economiche (13,5%); il rischio di perdere troppo tempo (25,6%) a fronte di risultati non necessariamente certi (15,5%); la scelta di risolvere pe proprio conto (19,0%); la farraginosità delle procedure (13,5%); la scarsa importanza attribuita al motivo del contenzioso (8,1%); la reticenza nel chiamare in causa amici e/o persone della propria famiglia (6,9%); il giudizio sulla imparzialità dei magistrati (4,5%); il disorientamento rispetto alle azioni da intraprendere e alle persone cui rivolgersi (1,8%); la scelta di praticare forme alternative di risoluzione delle controversie, come la Mediazione Civile e l’Arbitrato (4,5%).

Non tutti gli intervistati sanno che le parti in lite possono, a tutela delle proprie posizioni giuridiche, raggiungere un accordo reciprocamente soddisfacente attraverso forme di risoluzione delle controversie extragiudiziali (cosiddette ADR – Alternative Dispute Resolution).

La mediazione è intesa come l’attività svolta da un terzo imparziale e finalizzata ad assistere due o più soggetti, sia nella ricerca di un accordo amichevole per la composizione di una controversia, sia nella formulazione di una proposta per la risoluzione della stessa.

La mediazione civile è quindi un nuovo sistema di risoluzione delle controversie civili, alternativo al giudizio ordinario davanti al Tribunale

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A livello territoriale, l’informazione sulle potenzialità e i termini di accesso agli istituti alternativi si riduce passando dal Nord al Sud del Paese. Nel Nord-est, infatti, la Mediazione Civile è nota a circa il 47,0% delle persone maggiorenni e l’Arbitrato al 44,9% mentre nelle Isole si scende rispettivamente al 39,2% e al 37,1%.

Il Mattino di Sicilia ha incontrato il prof. Raffaele Barone, docente di Mediazione Arbitrato presso l’Università Parthenope di Napoli, per chiedere: come giudica il dato che rivela una scarsa conoscenza dei sistemi ADR?

 

Il dato numerico sic et sempliciter è ragguardevole considerando il breve lasso di tempo trascorso dall’introduzione dell’obbligatorietà dell’istituto, nella versione moderna, all’interno del nostro ordinamento giuridico, lascia basito se, invero, si va con la mente al preambolo del primo codice unitario oppure alle legislazioni del Regno Borbonico, Stato Vaticano e Regno Sardo che avevano codificato la Conciliazione, dunque dovrebbe  far parte integrante del nostro bagaglio culturale.

Tra i soggetti che rinunciano spontaneamente ad agire in giudizio il 4,5% lo fa perché sceglie forme alternative di risoluzione delle controversie.  Le sembra un elemento confortante ? 

Questo elemento stride fortemente con il precedente in particolare ove si pensi ai vantaggi in termini temporali, economici, fiscali e soprattutto di soddisfazione della ” ragioni umana” che trovano ingresso nel procedimento di mediazione e che spesso non vengono tutelati nel processo in quanto non confacenti alla logica giuridica. Per incentivare l’utilizzo di soluzioni alternative alla via giudiziaria nelle controversie occorre fare un passo alla volta ed ogni passo avanti è utile alla bisogna. Ritengo però che il vero investimento vada fatto sulla diffusione  capillare della cultura della mediazione, non solo tra gli operatori del diritto ma soprattutto tra gli utenti,  attraverso una campagna di sensibilizzazione scevra da spot pubblicitari  con il coinvolgimento delle istituzioni scolastiche sia universitarie, mediante l’inserimento della materia nel cursus honorum studiorum, che medie superiori attraverso appositi progetti formativi per i giovani cittadini.