Caso Saguto, Scarpinato: “Non ho mai creduto alla minaccia di attentato”

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Tra qualche giorno, il 22, si aprirà a Caltanissetta il processo in cui l’ex presidente della sezione Misure di prevenzione del tribunale di Palermo Silvana Saguto deve rispondere di una gestione disinvolta dei beni confiscati alla mafia fatta di assegnazioni di incarichi a un ristretto gruppo di fedelissimi; un “cerchio magico” che avrebbe ricambiato con soldi, regali e favori. Con lei saranno giudicate 14 persone, tra parenti stretti, colleghi magistrati, amministratori giudiziari e professionisti, con accuse che vanno, a vario titolo, dalla corruzione al falso, dall’abuso d’ufficio alla truffa aggravata.
Intanto, si avvicina alle battute finali il processo disciplinare davanti al Csm a carico di Saguto e degli altri magistrati coinvolti. Il 5 febbraio saranno ascoltati gli ultimi testimoni, poi si aprirà la discussione. Le repliche di accusa e difesa sono state fissate per il 7 e dovranno esaurirsi per l’8 mattina. Subito dopo i giudici disciplinari entreranno in camera di consiglio per la sentenza. Il fitto calendario è stato fissato dalla Sezione disciplinare del Csm al termine dell’udienza di oggi che ha visto sfilare diversi testimoni. Alcuni di loro però , come l’avvocato Gaetano Cappellano Seminara, destinatario di decine di incarichi come amministratore giudiziario, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, perchè coimputati.

Su una vicenda particolare agli atti del procedimento ha deposto il pg di Palermo Roberto Scarpinato. Si tratta della notizia “datata” di un progetto di attentato della mafia contro Saguto, che alcune testate pubblicarono con grande rilievo nel maggio del 2015. Un’operazione dietro alla quale – secondo l’accusa della procura generale della Cassazione- ci sarebbe stata la stessa Saguto che attraverso la diffusione di una notizia vecchia intendeva “contrastare l’eco negativa di articoli di stampa e servizi televisivi sul suo conto”.

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Scarpinato ha raccontato che fu una nota dei carabinieri nel 2014 a informarlo di una segnalazione dei servizi segreti, secondo la quale le mafie di Palermo e Caltanissetta avevano discusso e messo in cantiere un attentato ai danni di Saguto e del procuratore Di Natale in un incontro avvenuto tra la fine del 2011 e gli inizi del 2012. “Informai il Comitato provinciale per la sicurezza, ma non attribuii credibilità alla notizia”, ha detto il Pg. Quanto invece alla questione centrale del procedimento, l’ex vice presidente del Csm Michele Vietti ha raccontato che quando nel 2013 andò con alcuni consiglieri di Palazzo dei marescialli negli uffici giudiziari di Palermo, l’avvocatura locale lamentò l’esistenza di una “cerchia limitata di professionisti” a cui venivano affidati gli incarichi dalla Sezione della misure di prevenzione. Saguto respinse l’accusa negando che ci fosse una “concentrazione” di incarichi in capo a pochi soggetti. “Sentimmo anche il Pg Scarpinato – ha riferito Vietti- e ci disse che le polemiche contro la Sezione rispondevano a una sottile strategia di delegittimazione”.

Unico dei coimputati di Saguto a deporre davanti alla Sezione disciplinare del Csm, il professore Carmelo Provenzano, che secondo quanto gli viene contestato a Caltanissetta, avrebbe ottenuto incarichi di amministratore giudiziario da Saguto, in cambio della stesura della tesi per il figlio della giudice Emanuele Caramma e di regali, a partire dalla festa di laurea. “Non ho mai redatto la tesi, l’ho solo visionata e dato consigli”, ha detto il docente. Quanto alla festa, “mi sono occupato dell’aperitivo dopo la laurea ed Emanuele il giorno dopo mi ha regalato una Mont Blanc di valore superiore ai 500 euro che io avevo speso”. (ANSA).

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