Mafia, il protocollo Antoci porta male al Comune di Mistretta

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Il protocollo Antoci porta male al Comune di Mistretta. Il centro nebroideo scivola di nuovo su quel protocollo che porta il nome del presidente del Parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci, e prevede uno sbarramento serio per le aziende in odor di mafia nell’accaparramento dei terreni agricoli. Questa volta è il vicesindaco Vincenzo Oieni (come potete leggere sul giornale Nebrodinews che per primo oggi ha dato la notizia), il protagonista. E’ stato lui, in una sala del Municipio di Nicosia affollata di allevatori, tra i quali presenti anche alcuni soggetti indagati proprio per l’attentato al presidente del Parco dei Nebrodi, a fare una dichiarazione che definire pesante è un eufemismo bell’e buono: “ci sono allevatori che stanno subendo dei danni per colpa di questo benedetto maledetto protocollo Antoci… – ha detto Oieni – Non c’è bisogno dei Cacciatori dei Nebrodi perennemente nelle nostre aziende che, all’indomani del ritrovamento di un coltellino, escono titoli sui giornali”. Una frase cui nessuno ha ribattuto di una virgola, nemmeno l’assessore regionale all’Agricoltura Edy Bandiera, presente all’incontro. E nemmeno il sindaco di Mistretta Liborio Porracciolo, candidato alle politiche con la lista della Lorenzin, ha fin qui detto alcunché.

Il Comune di Mistretta, che è stato tra i firmatari del protocollo Antoci, registra un notevole ritardo su questo fronte: non ha ancora pubblicato i bandi per l’assegnazione dei terreni agli allevatori e dunque non ha ancora chiesto ai soggetti che usano i terreni comunali il certificato antimafia, così come prevedeva il protocollo e così come prevede ora anche una norma di questo Paese. Su questa vicenda non sono mancati gli scontri e le polemiche a Mistretta e su questi fatti (l’assegnazione dei fondi rustici agli allevatori) c’è anche un’indagine aperta dalla Procura di Patti che ha delegato i carabinieri i quali nei mesi scorsi hanno anche sequestrato numerosi fascicoli in Municipio. Insomma materia calda per il comune montano. Che si è surriscaldata ancora di più dopo le dichiarazioni del vicesindaco che in una lettera, pubblicata da Nebrodinews, afferma di essere stato equivocato.

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Secca la replica di Antoci: “Rimango sorpreso ed indignato dall’atteggiamento di un amministratore pubblico, che da vice va a rappresentare il proprio sindaco, ponendo in maniera astiosa la tematica contro un processo di legalità che ha liberato e continua a liberare, in Sicilia e nel resto del Paese, gli agricoltori onesti dalle pressioni della criminalità – replica Peppe Antoci-. E’ grave, inaudito ed inaccettabile che proprio un amministratore, il cui Comune ha sottoscritto il Protocollo di Legalità, possa considerare “maledetto” lo stesso, come maledetta è stata la notte in cui, per gli effetti di tale Protocollo, sia io che gli uomini della Polizia di Stato, abbiamo subito un attentato mafioso, tra i più efferati della storia della Sicilia”.

E sulla vicenda interviene anche Beppe Lumia: “Trovo gravissime le considerazioni espresse pubblicamente dal vice sindaco del Comune di Mistretta sul Protocollo Antoci. Bisogna sempre stigmatizzare quegli interventi tesi a mettere in discussione provvedimenti antimafia efficaci, come quello promosso dal Presidente del Parco dei Nebrodi”. Così il senatore del Pd Giuseppe Lumia, componente della Commissione parlamentare antimafia, commenta il discorso del vice sindaco di Mistretta, Vincenzo Oieni, tenuto nella sala consiliare del Comune di Nicosia il 29 gennaio scorso.
“Il Protocollo Antoci – aggiunge – è una risorsa per tutti gli allevatori e gli operatori onesti, che vogliono liberarsi realmente della presenza mafiosa. Uno strumento che ho voluto nel nuovo Codice antimafia approvato dal Parlamento nel settembre del 2017. Gli allevatori e gli operatori economici onesti, ripeto, non hanno nulla da temere perché non criminalizza e non crea ostacoli di nessun tipo”.
“La ‘mafia dei terreni’ – continua – è la principale piaga da combattere, perché non fatica e non suda, non lavora e non produce, ma specula e succhia il sangue all’economia sana, tagliando le gambe ai tanti giovani che vorrebbero lavorare nel settore dell’agricoltura”.
“La stessa presenza del reparto speciale dei Cacciatori dei Carabinieri – conclude – ci fa capire quanto le istituzioni, la magistratura e le forze dell’ordine siano impegnate per estirpare la malapianta mafiosa”.

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