Scuole e sicurezza. La paradossale storia della "Giacomo Leopardi" a Minissale

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Per quasi due mesi non hanno avuto una scuola dove fare lezione, adesso sono rientrati nello stesso plesso che a novembre l’Ispettorato territoriale del lavoro aveva certificato come luogo di lavoro non sicuro, perché a rischio crollo in caso di evento sismico. Sono i 440 alunni della scuola Primaria e Secondaria di Primo Grado Giacomo Leopardi di Minissale, nella zona sud di Messina, che si sono trovati al centro di una vicenda dove sostanzialmente, per andare avanti, si è dovuti tornare al punto di partenza.

Il Provvedimento restrittivo dell’Ufficio territoriale è arrivato dopo che una nota del Dipartimento manutenzione Immobili Comunali, stabiliva lo spostamento del seggio elettorale per il referendum del 4 Dicembre dalla Leopardi al Policlinico, per problemi di sicurezza. La relazione del gruppo di lavoro coordinato dal professore Ivo Caliò dell’Università di Catania, a cui il sindaco Renato Accorinti ha commissionato, per circa 20mila euro, una nuova perizia sulla struttura scolastica, ha convinto il primo cittadino ad emettere qualche settimana fa un ordinanza di parziale e temporanea riapertura del plesso, concordandola con il dirigente dell’Ispettorato Gaetano Sciacca.

Una decisione venuta dopo l’ennesima protesta dei genitori a Palazzo Zanca, stanchi delle attività extrascolastiche proposte ai figli, al posto di una scuola sicura, spacciate per didattica alternativa. Ma forse il provvedimento di apertura parziale si poteva adottare già il primo dicembre, quando al Comune è arrivata la nota di risposta dell’ingegnere capo del Genio Civile Leonardo Santoro che conteneva le stesse conclusioni a cui è giunto Caliò la scorsa settimana. Si possono utilizzare quindi tre corpi di fabbrica ad esclusione di un aula e rimane chiuso un quarto, la palestra e un locale- custode annesso.

A chiedere lumi al Genio Civile sulla situazione statica della scuola Leopardi era stata il 22 novembre, lo stesso giorno della decisione di chiusura, la presidente del consiglio comunale Emilia Barrile. La risposta di Santoro arrivata dopo circa una settimana, rimane però chiusa nei cassetti della presidenza del Consiglio. Perché non viene data subito al sindaco o agli assessori interessati? “Non pensavo servisse a quel punto- dice Emilia Barrile- eravamo a ridosso delle vacanze di Natale e poi il due gennaio dovevano partire i lavori di ristrutturazione, ma dopo l’ho consegnata”.

La relazione la presidente l’ha fatta pervenire all’Amministrazione solo il 5 gennaio, quando era stato già deciso l’incarico al professore Caliò che si è ritrovato così, a supporto del suo lavoro, anche i dati forniti dal Genio Civile. Adesso la presidente Barrile in una nota rivolta al Prefetto e al Sindaco, chiede, forse tardivamente “il motivo per il quale non siano state date disposizioni di riapertura della Scuola stante la relazione tecnica dell’Ingegnere Capo del Genio Civile Leonardo Santoro che, avendo compiutamente relazionato sull’idoneità parziale del plesso scolastico, ha di fatto anticipato le conclusioni dell’Esperto chiamato dall’Amministrazione.

“Serviva una perizia dettagliata e approfondita, -dice Sebastiano Pino, assessore alla Protezione civile e Manutenzione immobili – fatta con i più avanzati strumenti tecnici, tale da spazzare via qualsiasi dubbio”. Ma le deduzioni di Santoro sullo stato della scuola le conoscevano non solo la presidente del Consiglio ma anche il Prefetto, il comandante dei vigili del fuoco e la dirigente scolastica dell’Istituto Comprensivo Leopardi ai quali è stata inviata per conoscenza la nota del primo dicembre. Ma perché non è stato lo stesso sindaco a chiedere, subito dopo l’intervento dell’Ispettorato, la consulenza del Genio Civile? L’ufficio regionale infatti aveva esaminato la scorsa estate il progetto di adeguamento sismico del plesso, presentato dal Comune per le autorizzazioni, ottenute poi a settembre, quindi aveva chiara la situazione dopo avere visionato relazioni tecniche, calcoli e avere richiesto rapporti di nuove prove diagnostiche relative ad ulteriori prelievi di campioni di calcestruzzo e di barre di armature. Pare che il sindaco, il 5 gennaio, dopo avere visto la relazione di Santoro, avesse pensato alla riapertura parziale ma gli avvocati sembra glielo abbiano sconsigliato da qui la decisione di acquisire ulteriori pareri.

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Nella nota di Santoro è specificato anche che “l’effettiva immediata inagibilità strutturale e sismica dell’intero plesso scolastico poteva, con esclusivo riferimento alle risultanze delle verifiche di sicurezza sismica, essere sancita soltanto dal Dipartimento Regionale della protezione civile responsabile ai sensi del DDG 1372/2007..”E in riferimento a questo che Emilia Barrile nella sua nota chiede se dopo l’ingiustificabile arresto dell’attività scolastica coniugato ad un considerevole allarme sociale, sia stato dato incarico all’Avvocatura Comunale di valutare l’eventuale sussistenza del reato di “Procurato allarme sociale”. La Leopardi era stata dichiarata a rischio crollo in caso di evento sismico dopo alcuni carotaggi effettuati e sulla scorta di questa criticità accertata il Comune ha ottenuto nel 2015 un finanziamento di 2milioni 300mila euro dalla Protezione Civile per gli interventi di messa in sicurezza.

Nel frattempo si sarebbe dovuto cercare un sito alternativo per sistemare i piccoli allievi in vista della chiusura e invece si faceva altro: a dicembre 2015, sul tetto, il Comune installava un impianto fotovoltaico utilizzando un finanziamento di 387mila 900euro, si forniva il plesso di fibra ottica e si facevano lavori di pitturazione. Solo il 22 novembre 2016 è stato pubblicato dagli uffici comunali l’invito a manifestazione di interesse per un plesso da prendere in affitto, dove trasferire i 440 alunni per il tempo necessario ad ultimare la messa in sicurezza.

La soluzione trovata è l’ex sede del Conservatorio Corelli, istituzione che l’ex Provincia ha trasferito in propri locali alcuni mesi fa, liberandosi dell’ oneroso fitto passivo di 240mila euro l’anno. Ma il plesso deve essere a sua volta prima sistemato per accogliere i bambini, i lavori deve farli il proprietario che pare stia temporeggiando perché la spesa che deve sostenere non sarebbe compensata dal contratto di 18 mesi che stipulerebbe con il Comune. Insomma non avrebbe un soddisfacente margine di profitto. Se non viene definita la questione quindi l’avvio dei lavori è congelato malgrado una nota del 7/10/2016 del Dipartimento Manutenzioni immobili comunali l’ annunciasse per il 2/1/2017. “La gara è stata espletata,- dice Sebastiano Pino- dobbiamo fare la consegna alla ditta che ha vinto l’appalto che entro 30 giorni dovrà aprire i cantieri ma non possiamo procedere se non definiamo la questione della collocazione alternativa degli alunni”.