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Posts tagged as “Giuseppe Antoci”

Mafia, “operazione Araba Fenice”: 19 arresti a Pachino

Avevano avviato un’attività imprenditoriale, ‘La Fenice’, che imponeva agli agricoltori di Pachino di conferire solo a lei prodotti delle loro serre e così i commercianti e i grandi centri di distribuzione erano obbligati a comprare da quest’unica società. Così il clan Giuliano, secondo la Dda della Procura di Catania, controllava e condizionava il mercato ortofrutticolo della zona, grazie anche al suo potere intimidatorio. E’ quanto emerge dall’operazione Araba fenice della squadra mobile di Siracusa che ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare del Gip di Catania nei confronti di 19 persone indagate e disposto il sequestro della società ‘La Fenice’. Grazie a questo collaudato meccanismo, gli indagati pretendevano il pagamento di una “provvigione”, calcolata in percentuale del raccolto prodotto e ceduto agli operatori della piccola e grande distribuzione, che costituiva il corrispettivo per la presunta attività di mediazione contrattuale svolta tra produttori e commercianti. Ma le attività illecite del sodalizio non si limitavano al condizionamento illecito del mercato ortofrutticolo.

La capacità di penetrazione del clan era tale da colpire anche le altre principali attività economiche della zona, come i parcheggi a pagamento, situati a ridosso delle zone balneari e furti di macchinari agricoli e lo spaccio di droga. Contestata anche l’estorsione al titolare di un lido balneare stagionale, costretto a versare una somma di denaro in cambio di un presunto servizio di “guardiania” svolto in suo favore. Al clan si era rivolto anche un assistente capo della polizia, Nunzio Agatino Loreno Scalisi, per non pagare tre mesi di affitto al proprietario della casa che aveva preso in locazione. Secondo la polizia a capo della cosca ci sarebbe boss Salvatore Giuliano, arrestato assieme al figlio Gabriele, e grazie alla forza di intimidazione esercitata dai suoi appartenenti, era in grado di condizionare le attività economiche della zona, traendone indebiti vantaggi, nonché di perpetrare una serie di attività illecite che spaziavano dalle estorsioni, al traffico di sostanze stupefacenti, alla commissione di furti ad abitazioni ed aziende agricole tra Pachino e Porto Palo di Capo Passero. ‘Potere’ che aveva esteso grazie ai legami con il clan Cappello di Catania e al patto di non belligeranza siglato con la consorteria rivale dei Trigila.

Fra questi, da quanto si apprende, anche il noto Salvatore Giuliano e il figlio Gabriele già rinviati a giudizio per minacce di morte al giornalista Paolo Borrometi attraverso tentata violenza privata dal metodo mafioso e, come si evince anche dalle intercettazioni dei mesi scorsi, in procinto di organizzare un attentato proprio nei confronti del Giornalista dell’AGI.

“Borrometi ha avuto ragione, nelle sue inchieste raccontava il clima che si respirava e le vessazioni provocate dalle famiglie mafiose – dichiara Giuseppe Antoci ex Presidente del Parco dei Nebrodi – Bisogna alzare sempre di più la guardia – continua Antoci – ed evitare il solito negazionismo che, anche nella vicenda Borrometi, si stava attivando spinto certamente da ambienti mafiosi. I fatti raccontati da Borrometi nelle sue inchieste, hanno poi regolarmente visto i protagonisti coinvolti in successive operazioni di servizio . Il mio grazie – aggiunge Antoci – al Procuratore Zuccaro ed ai suoi Sostituti, al Questore di Siracusa Gabriella Ioppolo e a tutti coloro che ogni giorno scrivono pagine importanti di legalità e contrasto alla mafia. Mi si consenta infine di ringraziare Paolo Borrometi e tutti gli altri giornalisti che con coraggio ogni giorno raccontano fatti e circostanze che mettono in luce nei territori quanto la mafia sia viva e vegeta e quanto sia pervasiva nel tessuto socio-economico.. Operazioni come quella odierna dimostrano che insieme possiamo farcela” – conclude Antoci .

“Eccellente l’operazione effettuata oggi in città che ridà fiato all’economia sana del territorio in tutti i settori della libera impresa, a partire da quello agricolo”. A dichiararlo è stato il sindaco, Roberto Bruno. “Per Pachino – ha continuato il sindaco – l’economia non può che essere improntata alla legalità e ispirata ai principi della libera concorrenza e della trasparenza. Ecco perché l’operazione di oggi afferma l’inequivocabile presenza dello Stato e delle istituzioni a tutela della sicurezza dei cittadini e delle attività economiche sane e pulite. Intendo ringraziare a nome dell’Amministrazione comunale e di tutta la cittadinanza, le Forze dell’ordine che hanno operato per ottenere questo ottimo risultato, che ha consentito di eliminare quelle zone grigie in cui si annidavano criminalità ed interessi illegali. Pachino da oggi potrà rivendicare con maggior vigore ed energia la propria tradizionale vocazione di città fatta di persone oneste e laboriose.

Teresa Bellanova attacca Emiliano, Antoci: “E’ così che si pensa al Sud?”

“E’ incredibile come Teresa Bellanova si alzi la mattina con il pensiero di attaccare Michele Emiliano. Sembra ormai un’ossessione che mal si concilia, evidentemente, con la sua funzione in Segreteria Nazionale”. Giuseppe Antoci esponente dell’Area Emiliano in tiket con il Governatore della Puglia alle primarie 2017 risponde così agli attacchi di Teresa Bellanova al governatore della Puglia.

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“La responsabile per il Sud del PD – continua Antoci – dovrebbe invece alzarsi la mattina e dedicare anima e corpo alla sfida delle sfide: come rimettere al centro il Mezzogiorno con nuove scelte, moderne e condivise, di sviluppo sostenibile. Emiliano – aggiunge Antoci – è una risorsa concreta e riconosciuta di quel Sud che governa nella legalità quelle sfide quotidiane che fanno tremare i polsi. La Bellanova dovrebbe dialogare e confrontarsi anche con Emiliano se è vero che condivide con Martina una scelta di cambiamento all’interno del PD all’insegna della collegialità e del pluralismo”.

“Per noi – continua Antoci –  valgono il confronto sulle idee a partire dalla Scuola a Tempo Pieno, della decarbonizzazione del sistema industriale di Taranto e dell’intero Paese, della promozione del lavoro stabile e non più precario. Vediamo adesso se Martina oltre ad enunciare buone intenzioni è in grado di dare al PD il carattere aperto e radicalmente innovativo” – conclude Antoci.

Antoci sulla debacle del Pd: “Partito sordo e risultati in linea con la sua gestione”

“Un partito sordo e risultati in linea con la sua gestione”. Non usa mezzi termini il il responsabile Legalità del Partito Democratico Giuseppe Antoci, già Presidente del Parco dei Nebrodi, intervistato dall’AGI, nel commentare il momento che sta attraversando il Pd.  “E’ come se nel Pd ci fosse una malattia grave: la sordità. E’ un partito in cui faccio fatica a riconoscermi, così come gli italiani che abbiamo fortemente deluso. In questo modo non possiamo più continuare, ho un sentimento di genuina invidia verso chi lotta davvero le mafie e, purtroppo, quelli non siamo noi”.

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“Dal referendum in poi il Paese ci ha fatto capire che non ci segue più, se noi non dimostriamo veramente che vogliamo cambiare questo Partito. Nel Pd una delle cose che ci hanno fatto pagare i militanti è certamente la mancanza d’impegno sul tema della lotta alla mafia, non affrontandolo neanche in campagna elettorale e questo, fino a prova contraria, dovrebbe essere, invece, il partito di Pio La Torre. Ma noi, appunto, non abbiamo sentito la necessità di parlarne e, addirittura, nel momento in cui il Presidente Conte, nel suo discorso al Senato, ha fatto un attacco durissimo alla mafia, parole che mi hanno inorgoglito da italiano e per la mia storia personale, non ci può essere chi si alza ad applaudire e chi sta seduto. Mi ha fatto rabbia vedere che in quel momento Renzi, da seduto e senza applaudire, stesse sorridendo. E’ anche a causa di questi atteggiamenti spocchiosi – spiega Antoci -, che, senza cambiamento, siamo condannati ad essere perdenti. Abbiamo perso fette importanti di elettori, anche con le candidature: noi abbiamo fatto gli squadristi, abbiamo gestito le candidature ‘pro domo capo’ e c’è stato chi ha candidato (il M5s, n.d.r.) testimoni di Giustizia con una storia concreta come Piera Aiello. E’ anche per questo che abbiamo perso e continuiamo a perdere in maniera ormai imbarazzante”.

Antoci è duro anche sulla gestione di Martina che definisce “incolore”.La gestione di Martina si è caratterizzata per l’andare avanti in maniera incolore. Vogliamo essere proattivi sul nostro storico profilo antimafia? Da quando si è insediato il Reggente non ho ancora fatto con lui, dopo mesi, un incontro sui temi della lotta alla mafia. E’ così impegnato Martina – si chiede Antoci – per non fare incontri su questi temi? I tanti cittadini che incontro mi dicono: “è possibile che ne parli solo tu?”. Io da solo non posso certamente spostare le montagne. In tutto ciò appare chiaro che il Paese ci chiede un cambio di rotta repentino, ma nessuno fa nulla per farci cambiare, Segretario Reggente compreso. La verità è che le persone non ci capiscono più”.

Sulle Amministrative Antoci avverte che, anche per i militanti, l’utilizzo, nelle competizioni elettorali, del simbolo del Partito, venga vissuto come un “fastidio”. “In tante parti del Paese si evita di mettere il simbolo del partito per paura di averne un danno”. Ed alla domanda del giornalista “sente ancora il Pd come il suo partito? “ Antoci getta ombre sul suo futuro. “Sul tema della lotta alla mafia e su tanti altri temi, non lo sento più come il mio partito. E la cosa che mi fa più male è che sento scippati i nostri temi da chi li sta portando avanti realmente e con decisione, come il Movimento 5 Stelle. Questo mi comporta grande solitudine”.

Ed infatti Antoci sperava nell’accordo con il M5S per il Governo.Io sono stato uno dei fautori della possibilità del governo con il M5S e penso si sia persa un’occasione. Renzi, – spiega – con le sue parole da Fazio, ha distrutto i passi avanti che erano stati fatti, consegnando di fatto il Paese al governo fra il M5S e la Lega. Ed oggi i cittadini non capiscono perché la Governance del Partito continui ad essere, di fatto, nelle mani di Renzi ed il segretario Martina, a sua volta, non capisce quanto grave sia questo stato delle cose”.

E sulla possibilità di una sua candidatura come segretario nazionale alle primarie Antoci non esita a rispondere: “Giro molto il Paese sia per il mio ruolo di Responsabile Legalità del Pd, ma anche per il mio impegno antimafia che ha caratterizzato la mia storia e la mia vita e incontro tanti militanti e dirigenti che mi chiedono di candidarmi alle primarie per dare un segno tangibile di totale cambiamento del Partito. Ci penserò – chiarisce Antoci -, ma prima devo riflettere se la mia storia oggi può ancora conciliarsi con quella di un partito sempre più senz’anima. Ricordo a me stesso che accettai di assumere l’incarico di Responsabile Legalità del Pd, nonostante temessi che questa scelta avrebbe potuto inficiare la mia storia personale e tutto ciò che, per essa, mi era accaduto, ma ho pensato seriamente che potesse rappresentare un forte segnale di cambiamento sul tema dell’antimafia. I cambiamenti, però, si dimostrano con i fatti e non con le parole ed oggi ho la sensazione che il mio rischi di essere un sogno che, come un’onda, si  infrange su uno scoglio quasi insuperabile….. La Sordità…. ”.

La mafia che cambia, dibattito a Castel di Lucio

“Cosa nostra cambia pelle, ma continua ad esercitare un forte condizionamento e sfruttamento del tessuto socio-economico ed amministrativo, con logiche parassitarie e corruttive funzionali all’acquisizione di risorse e di posizioni di privilegio, spesso favorite da condizioni di profondo disagio sociale”E’ la sintesi dell’intervento del giornalista del Sole 24 Ore, Nino Amadore  che ha partecipato nei giorni scorsi al convegno “Il Mutamento. Le mafie hanno davvero cambiato la pelle?”  nell’aula consiliare, Paolo Borsellino, del comune di Castel di Lucio, nel corso del quale il giornalista ha presentato il suo omonimo libro.  “Cosa nostra continua a prediligere una politica di mimetizzazione e silente infiltrazione del tessuto economico-sociale – afferma Amadore – anche attraverso il ricorso a pratiche corruttive, che rendono il sistema permeabile e disponibile al compromesso”.

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Dall’esame dell’ultima relazione della Dia, la Direzione investigativa antimafia, si capisce bene come siano cambiati gli interessi della mafia. Proprio sul mutamento dell’organizzazione criminale, sui nuovi obiettivi, sull’insinuazione della stessa nei moderni circuiti finanziari e nelle nuove tecnologie applicate all’economia, è stato incentrato l’argomento del convegno pensato per favorire un arricchimento delle conoscenze di tutti i partecipanti.

Ad arricchire di significato la serata è stata la presenza di Giuseppe Antoci, il presidente del Parco dei Nebrodi, scampato nel maggio 2016 a un attentato mafioso. Ripercorrendo la sua storia alla guida del Parco dei Nebrodi, Antoci  ha messo in risalto e ribadito la sua lotta contro le organizzazioni mafiose. “C’è tanto da fare – ha detto, riferendosi ai presenti – bisogna alzare sempre più il tiro e mai indietreggiare con la presenza dello Stato nei territori. Davanti a certi reati lo Stato deve essere forte e integerrimo, non deve indietreggiare di un passo, perché nel momento in cui questo avviene, la gente, nell’ambito di questo percorso, comincia a vacillare”. Sottolineando come la paura è un sentimento insita negli esseri umani, il Presidente del Parco, ha  asserito  che il concetto di paura deve necessariamente essere legato a quello di coraggio. “La paura fa parte di noi, è un’emozione che si attiva quando i sensi percepiscono uno stimolo dannoso. Alla paura deve necessariamente seguire uno stato di attivazione è rispondere attraverso l’attacco, la controffensiva preparata della gente onesta e perbene”.

Presenti al convegno sindaci ed amministratori di diversi comuni del territorio, il capitano Filippo Lo Franco, con una buona rappresentanza di militari del Comando Compagnia Carabinieri di Mistretta, il segretario generale dell’UnioncamereSanta Vaccaro, allevatori e tanti giovani che, con interesse ed attenzione hanno seguito e partecipato al convegno che rientra nell’elenco delle manifestazioni natalizie organizzate dall’Amministrazione comunale di Castel di Lucio.

articolo di Giuseppe Salerno tratto da Nebrodinews.it

Sicilia, Nebrodi: un’area in cerca di governance e di riscatto

Gli imprenditori chiedono la valorizzazione del marchio Nebrodi – Avviato l’iter per costituire una grande associazione

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Un territorio in cerca di governance con l’obiettivo di non perdere la sfida di competizione con altre aree della regione. I Nebrodi, intesi come area vasta che sta a cavallo di più province, sono alla ricerca di un modello che faccia di tutta l’area un potente attrattore di investimenti pubblici e privati. Promotori di questo progetto due soggetti: da una parte il Parco dei Nebrodi, di cui è presidente Giuseppe Antoci (che guida anche Federparchi regionale) e dall’altra il Gal Nebrodiplus di cui è presidente Francesco Calanna, a sua volta alla guida anche dell’Esa, l’Ente di sviluppo agricolo. Ed è in linea con questo progetto la richiesta di adesione di altri 21 comuni al Parco dei Nebrodi che per il momento, in attesa di una legge regionale che modifichi la perimetrazione del Parco, hanno costituito una Ats (Associazione temporanea di scopo) per dare concretezza al progetto ed essere soprattutto pronti a cogliere le opportunità che arriveranno dai fondi europei della prossima programmazione.