Il socialismo della Regione siciliana che produce solo bilanci in rosso

Il socialismo della Regione siciliana che produce solo bilanci in rosso
27 dicembre 2013

C’è Sviluppo Italia Sicilia che non ha mai chiuso un bilancio in attivo. E ci sono Lavoro Sicilia, Sicilia e Ricerca, CineSicilia, Mercati agroalimentari, Parco scientifico e tecnologico, Ciem e tante altre società partecipate della Regione. Società pubbliche che hanno perso praticamente tutto, esaurendo anche il capitale sociale e rendendo inutili le continue ricapitalizzazioni a copertura delle perdite decise dalla Regione per cui la Corte dei Conti ipotizza il danno erariale. È un altro capitolo dell’indagine che la sezione di Controllo, guidata da Maurizio Graffeo, ha illustrato prima di Natale. Per salvare Sicilia e Ricerca la Regione ha versato fra aumenti di capitale e ripiano delle perdite negli ultimi anni ben due milioni «senza che tale continuo apporto di capitali sia servito a rilanciare l’attività e la redditività della società».

Anzi, Sicilia e Ricerca ha finito per erodere anche il proprio capitale iniziale del 73%: era di 929 mila euro nel 2006, quando fu fondata, e non vale adesso più di 248 mila euro. Fotografia di società che hanno fallito tutti gli obiettivi per cui sono state create e che, malgrado siano costate oltre un miliardo negli ultimi 4 anni, sono ancora bancomat senza freni nel bilancio regionale. Poichè la Regione detiene il 100% o la maggioranza delle quote, i magistrati contabili prevedono che le perdite delle società «avranno una refluenza nel bilancio regionale». E le cifre sono da capogiro. Solo per le 14 società in costante perdita il buco oscilla fra i 27,8 milioni del 2009 e i 23 del 2011 mentre non c’è alcun dato ufficiale per il 2012 e il 2013. A Sviluppo Italia Sicilia, che doveva essere il motore della crescita economica-imprenditoriale nell’Isola, in meno di 5 anni è stato del tutto bruciato il patrimonio iniziale di 5,7 milioni per via di «gestioni costantemente in perdita». E perfino le società in liquidazione continuano a essere rubinetti sempre aperti: il Ciem, che dovrebbe essere già chiuso, ha perso 854 mila euro nel 2009, un milione e 258 mila euro nel 2010, un milione nel 2011 e un milione e 113 mila euro nel 2012. Le perdite dell’Inforac oscillano fra i 958 mila euro di tre anni fa e i 289 mila dell’anno scorso. La Multiservizi, il più grosso contenitore di personale con i suoi 2 mila dipendenti circa, ha perso 3 milioni e mezzo nel 2009, poco di più l’anno dopo e 5,3 milioni nel 2011. Poi è stata assorbita nella Sas e per i giudici contabili lo stato di cronica perdita travolgerà anche la nuova società.

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Il caso delle partecipate in liquidazione che continuano a far registrare perdite ripianate dalla Regione è quello su cui la Corte dei Conti si sofferma più a lungo. Per i magistrati la Regione non dovrebbe intervenire per queste società, così come per quelle ormai irrecuperabili: la Corte si chiede «se ricapitalizzazioni e ripiano di perdite siano tesi ad accollarsi i debiti oltre il limite di responsabilità patrimoniale». I dubbi riguardano le operazioni di ricapitalizzazione da un milione e 840 mila euro per le Terme di Sciacca e le successive iniezioni di denaro da un milione e 600 mila euro per coprire le perdite. Anche le Terme di Acireale hanno avuto 5 milioni e 125 mila euro come aumento di capitale malgrado siano in liquidazione dal 2010. Per i magistrati è «un’emorragia di risorse pubbliche investite dalla Regione senza una fondata prospettiva di redditività».

dal Giornale di Sicilia

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