Accorinti, respinta la sfiducia. La cronaca e i retroscena

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Un dibattito lungo 10 ore per confermare Renato Accorinti Sindaco di Messina. E’ andato tutto in scena in un aula con quasi tutti i consiglieri presenti, mancava solo Rita La Paglia Pdr Sicilia futura e con il pubblico venuto a “tifare” Accorinti che ha creato qualche momento di tensione durante gli interventi contro dei sostenitori della sfiducia.. La mozione presentata dai Centristi per la Sicilia ed Ncd e sottoscritta da 17 consiglieri in modo scaglionato nell’arco di sei mesi, alla fine è stata respinta da un voto d’aula che è andato delineandosi nel corso della tarda serata che non ha raggiunto i 27 Si necessari, i due terzi su 40 consiglieri, finito con 23 favorevoli 10 contrari 5 astenuti e con Pio Amadeo che ha preferito uscire dall’aula prima del voto.

Non sono mancati gli incontri al vertice, alla vigilia della seduta straordinaria del Civico Consesso, dove i leader regionali e nazionali di riferimento hanno discusso e anche dettato ai consiglieri la linea da seguire guardando agli scenari futuri. In una di queste riunioni pare che sia intervenuto lo stesso presidente della regione Rosario Crocetta e gli onorevoli Giampiero D’Alia Centristi per la Sicilia e Beppe Picciolo Pdr Sicilia Futura. La discussione sulla sfiducia si è intrecciata inevitabilmente con lo scenario che si tenta di costruire, alternativo ad Accorinti, che vedrebbe D’Alia uno dei candidati a sindaco più accreditati anche se non mancherebbero le resistenze all’interno di un panorama politico più complessivo ancora poco delineato ma che offre pochi spazi nele prossime liste elettorali e troppi pretendenti.

Picciolo dal canto suo propone le primarie per cercare un candidato credibile per il centro sinistra magari con il Pd. Il partito democratico non riesce, in riva allo stretto, a trovare un’ identità e una leadership di riferimento, risente ancora del “ciclone Francantonio Genovese” e attende il congresso di marzo per ordinare le idee ma intanto dei quattro consiglieri comunali solo la capogruppo Antonella Russo ha votato il si alla sfiducia, in linea con le indicazioni del commissario Ernesto Carbone. Il dibattito d’aula ha evidenziato tutte le contraddizioni di un Consiglio comunale travolto dall’inchiesta sulle “presenze lampo” in commissione, che in questi tre anni e mezzo ha trasformato la sua maggioranza di centro sinistra in una di centro destra, con una continua transumanza da un gruppo all’altro, che da quasi due anni annuncia una mozione di sfiducia, ritenendo fallimentare l’operato dell’Amministrazione, votando nel frattempo favorevolmente tutti gli atti portati in aula dal’esecutivo “per senso di responsabilità”.

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Ma la farsa si è consumata fino in fondo perché alla fine, sono state raccolte le firme necessarie per discutere la mozione ma in aula non c’erano più i voti necessari per fare concludere anticipatamente questa legislatura che avrebbe significato, anche per i consiglieri, la fine di un’esperienza istituzionale che molti di loro forse non avranno più occasione di ripetere.

Il no convinto alla sfiducia, come quello di Carlo Abate ex Dr, Angelo Burrascano Megafono, Pippo De Leo ex Megafono, Gaetano Gennaro Pd, è ruotato intorno all’inciso che “pur essendo insoddisfacente l’azione amministrativa di Accorinti non ci sono fatti gravi che la giustificano e comunque solo i cittadini devono essere chiamati a decidere. Quelli per il si hanno elencato tutti i punti del programma elettorale di Accorinti non realizzati e Pippo Trischitta Fi ne ha enunciati 67 su 69. I genovesiani, passati ai gruppi dell’area di Fi non hanno trovato una linea comune e alla fine le 5 loro astensioni insieme ai 3 Pd contrari hanno contribuito a salvare il primo cittadino.

Accorinti nel suo intervento, scusandosi per gli errori commessi, ha rilanciato l’idea di un patto di fine legislatura con la costituzione di tavoli tecnici per lavorare in squadra, anche con i consiglieri, e concretizzare quei progetti che sono stati avviati, dal porto di Tremestieri alla via Don Blasco, dal nuovo Palagiustizia alla gestione delle opere inserite nel Masterplan e nel Bando per le periferie. E poi c’è la nascita della Messina servizi bene comune il cui percorso è solo all’inizio e la Vas che la Giunta ha approvato ma che deve passare al vaglio del Consiglio e poi il nuovo Prg. Temi cruciali per i prossimi 18 mesi su cui si giocherà anche la partita delle prossime Amministrative.