La proposta di D’Alì: “Privatizzare le spiagge”

La proposta di D’Alì: “Privatizzare le spiagge”
10 novembre 2013

Superata la buriana del processo che lo vedeva imputato per concorso esterno in associazione mafiosa e dal quale è uscito assolto, Antonio D’Alì, senatore trapanese, ha ripreso quota e vigore, e quindi il Pdl gli ha assegnato un ruolo di primo piano piano: relatore della legge di stabilità al Senato, uno dei nodi cruciali che attendono il governo Letta.

E da Antonio D’Alì, a nome del Pdl, viene la proposta choc: vendere le spiagge italiane. Secondo il senatore si possono ricavare fino a 5 miliardi. Lo choc è doppio, perchè D’Alì, nella scorsa legislatura, da presidente della Commissione Ambiente e Territorio al Senato, era quello che più di tutti si era battuto contro il rischio delle trivellazioni al largo delle coste siciliane, di Pantelleria, e delle Egadi.

Sono centinaia gli emendamenti presentati in Parlamento per modificare la Legge di Stabilità, che dovrà essere approvata in via definitiva entro la fine dell’anno. Altra  proposta del Pdl è quella di modificare la tassa sui rifiuti, che verrebbe così calcolata non più sui metri quadrati ma in base al nucleo familiare. Ci sono poi le proposte di modifica sul cuneo fiscale, e quella della sanatoria sulle cartelle esattoriali (le cui risorse servirebbero a raddoppiare il cuneo).

Ma, tra i 600 emendamenti del Pd, che puntano a modifiche della legge di stabilità per 7-8 miliardi,il provvedimento che fa più rumore è appunto quello della sdemanializzazione degli stabilimenti turistici, con una vendita delle infrastrutture cedibili e un allungamento delle concessioni sulle spiagge. “Proponiamo modifiche senza aggravi fiscali – ha aggiunto – ma con una riduzione del peso delle tasse e con un rilancio di alcuni settori produttivi”.

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LE REAZIONI.  “Aspettiamo solo che qualche emulo di Totò proponga di vendere la Fontana di Trevi”, tuona Ermete Realacci, presidente della Commissione Ambiente Territorio e Lavori Pubblici della Camera.

“Abusivismo, cementificazione, condoni. Cosa altro vogliono fare alla nostra Italia? Non permetteremo in alcun modo un altro colossale scempio delle coste del nostro Paese, un ‘bene comune’ di tutti gli italiani”, rincara Nichi Vendola di Sinistra Ecologia Libertà. Posizioni ribadite anche da diverse associazioni ambientaliste, a cominciare da Legambiente.

PIZZOLANTE. Accuse alle quali replica duramente il senatore del Pdl Sergio Pizzolante, estensore dell’emendamento alla legge di Stabilità in materia di spiagge. “Non si può strumentalizzare tutto – dice – non si vendono gli arenili, ma solo le aree dove vivono gli immobili che sono dei privati. Ed è questa la grande occasione per un’opera di riqualificazione delle strutture turistiche italiane”. “L’obiettivo – aggiunge – è quello di risolvere una questione annosa: quella delle concessioni demaniali, che riguarda 30mila imprese italiane che hanno fatto investimenti e creato valore sulla base di una Legge dello Stato che fino al 2009 garantiva il rinnovo automatico delle concessioni. Il Trattato europeo e la direttiva Bolkestein prevedono il rinnovo delle concessioni secondo criteri di concorrenza. Principio che noi condividiamo, purché si riconoscano alle imprese già esistenti gli investimenti fatti e l’aver creato un’offerta turistica balneare d’eccellenza”.

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“L’emendamento – prosegue Pizzolante – prevede il passaggio dal demanio al patrimonio dello Stato delle aree dove vivono i manufatti e le proprietà immobiliari degli stabilimenti balneari, con l’obiettivo della privatizzazione con diritto di opzione per i concessionari già esistenti. La restante parte delle concessioni (arenili e ombreggi) rimangono demanio pubblico, soggetto alla concorrenza sulla base di un piano dei servizi che contempli criteri capaci di garantire l’unicità della gestione. Questo intervento permette quindi di salvaguardare oltre 30mila aziende, e nello stesso tempo è un’operazione robusta di dismissione e valorizzazione del patrimonio dello Stato, per 5-10 miliardi”.

LE ALTRE PROPOSTE – Sulla Tari l’obiettivo è quello di introdurre ”il concetto di tributo unico comunale che sia inferiore all’attuale carico fiscale sugli immobili”. La tassa sui rifiuti dovrebbe essere calcolata in base all’effettiva produzione di rifiuti e non sulla ”quadratura”. Dopo l’aumento degli ultimi anni della tariffa, si punterebbe a imporre ai Comuni di non superare nel 2014 il livello del 2013, procedendo a una diminuzione del 10% a partire dall’anno successivo.

La privatizzazzione resta un capitolo fondamentale, per recuperare risorse: “sacche di spesa”, ha detto D’Alì, si possono recuperare dalla privatizzazione delle public utilities e dalla soppressione di enti intermedi come le Province “le cui funzioni possono essere attribuite ai Comuni”.

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Infine, per riassorbire il debito pubblico, la proposta è di istituire una ”compagnia pubblica immobiliare per assorbire il patrimonio disponibile dello Stato e degli enti locali e, con la emissione di cartelle fondiarie, concorrere alla riduzione sensibile del debito pubblico”.



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