A Termini esiste solo la Blutec, un miliardo di fondi ma le aziende diminuscono

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Risorse per un miliardo di euro per lo sviluppo economico dell’area industriale di Termini Imerese, nel Palermitano, ma i progetti non partono. Lo scrive il Sole 24 Ore che cita i dati dell’Osservatorio di Unioncamere Sicilia.

Nonostante le risorse messe a disposizione a Termini ci sono 165 aziende manifatturiere registrate, venti in meno rispetto al 2010. Ma sono imprese piccole. Insomma l’area che fu della Fiat si aggrappa adesso alla Blutec, l’azienda che produce motori elettrici ma in molti pensano che nonostante gli sforzi del polo automobilistico la rinascita economico debba passare necessariamente per uno sviluppo integrato dell’intera zona.

Le risorse ci sono e tante anche ma manca una governance unica. Tra fondi regionali, Pac, statali e altro ci sono a disposizione 588 milioni, più i 400 milioni spesi per la Cassa integrazione, la mobilità e le previdenze dei lavoratori. In totale un miliardo.

Ma oltre alla Blutec e al suo progetto di rilancio serve altro. Invitalia ha costruito un incubatore d’imprese che può ospitare 26 startup: nel giro di qualche settimana potrebbe essere firmato un accordo con il parco scientifico e tecnologico, il Consorzio Arca che si occupa di startup all’interno dell’Università di Palermo.

C’è la vicenda poi interporto, di cui si parla da 35 anni. Si guarda all’interporto per lo sviluppo di attività ad alto valore aggiunto, legate sia all’intermodalità sia ai servizi avanzati e lo Svimez ha rilanciato l’idea di puntare sulla logistica legata al polo dell’auto, grazia ai benefici della Zona franca urbana. “L’interporto può attrarre nuovi investimenti – spiega al Sole 24 ore Alessandro Albanese, vicepresidente di Sicindustria e presidente della Società interporti siciliani”.

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Ma nonostante le risorse e i progetti che ci sono in campo le preoccupazioni restano e la speranza resta solo Blutec. “Aspettiamo la chiusura della fase A” commenta Giovanni Scavuzzo di Fim Cisl Palermo e Trapani che segue la vertenza. Insomma la priorità è ricollocare gli ex lavoratori di Fiat.

 

 

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