Con il Covid, boom dell’export negli USA dei tamponi made in Italy

I tamponi per i test di laboratorio distribuiti in Italia nel periodo compreso tra l’1 marzo e il 16 aprile 2020? 416.542. Pochi, davvero pochi, considerate le numerose richieste di aziende sanitarie e ospedali – in quei drammatici giorni – per effettuare uno screening di massa e comprendere la dimensione dei contagi del “nuovo” coronavirus.

Con l’aggravante che la maggior parte di quei tamponi furono distribuiti solo a partire dal 10 aprile. Un ritardo inspiegabile implicitamente confermato dallo stesso Commissario straordinario per l’emergenza anti-Covid19, Domenico Arcuri, nel corso della conferenza stampa del 18 aprile. “I tamponi, i test sierologici e il contact tracing sono le tre frecce del nostro arco che dovremmo usare assai massicciamente, tre dei principali strumenti con i quali affronteremo la fase 2”, esordiva Arcuri. “Abbiamo iniziato intanto una massiccia distribuzione di tamponi nell’ultima settimana: ne abbiamo distribuiti 280.000, il 23% di quanti ne erano stati distribuiti finora. Anche questo flusso verso le regioni è stato normalizzato”.

La Consip, la centrale acquisti della Pubblica amministrazione controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze, aveva atteso il 12 marzo 2020 per bandire per conto della Protezione civile la prima “procedura negoziata” per la fornitura di 390.900 tamponi rinofaringei per il valore totale di 880.000 euro. Il lotto unico veniva aggiudicato il giorno seguente alla D.I.D. Diagnostic International Distribution S.p.A. di Milano, società che cura la distribuzione di prodotti diagnostici ai laboratori di microbiologia, partner e distributore sul territorio nazionale dei tamponi per i prelievi clinici prodotti da Copan Italia S.p.A. di Brescia. Quella stessa Copan Italia che in soli trenta giorni – dal 16 marzo al 16 aprile 2020 – esportava perlomeno cinque milioni di tamponi negli Stati Uniti d’America grazie ad un ponte aereo predisposto dal Pentagono con partenza dalla grande base NATO di Aviano, in provincia di Pordenone. Stando alle note diffuse dal Dipartimento della Difesa e dalle forze armate USA, per il trasporto dei tamponi sarebbero state svolte nove missioni aeree sulla rotta Aviano-Memphis, Tennessee, con l’impiego dei velivoli C-17 “Globemaster III” di US Air Force.

A trasferire negli Stati Uniti i tamponi e altre forniture per i laboratori d’analisi prodotti da Copan S.p.A. non erano però solo i grandi aerei cargo dell’Aeronautica militare USA. Prima dell’avvio delle operazioni sulla rotta Aviano-Memphis, si registrava infatti anche la sensibile crescita dei beni inviati per via marittima. Cinque tonnellate e mezzo di tamponi colturali dell’azienda bresciana giungevano nel porto di Norfolk in Virginia il 4 marzo, due settimane prima cioè del primo carico decollato dalla base aerea NATO in Friuli. Ancora prima, il 20 gennaio, 4,2 tonnellate di tamponi venivano sbarcate ancora a Norfolk. In queste due spedizioni, il destinatario finale risultava essere Diagnostic Hybrids Inc, importate compagnia produttrice di kit diagnostici con sede ad Athens, Ohio. Continua in: http://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2021/01/con-il-covid-boom-dellexport-negli-usa.html

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