La pesca illegale in mare, le barche in corteo sotto il Pilone di Torre Faro

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Un corteo di barche per la prima manifestazione a mare per il mare. Lo scenario è quello tra Capo Peloro e Capo Rosocolmo, dove Ionio e Tirreno si incontrano e le particolari correnti mutano continuamente la conformazione delle spiagge. Lo stesso specchio di mare che continua ad essere depredato senza che nessuna efficace azione repressiva venga messa in campo. Una cinquantina di barche si sono riunite sotto il Pilone di Torre Faro per raggiungere i luoghi dei saccheggiamenti, a circa 300 metri dopo la Torre degli Inglesi e accendere così l’attenzione sulla pesca illegale nel sottocosta, a strascico ed a circuizione, che da anni ormai, oltre a danneggiare l’ecosistema della riserva naturale orientata istituita nel 2001, arreca danni anche al tessuto economico- sociale dei villaggi rivieraschi. Promotore dell’iniziativa, supportato dalla Pro Loco Capo Peloro e dal collega Antonio Lambraio, è stato Giuseppe Sanò, consigliere della sesta Municipalità che un mese fa ha anche lanciato sul web una campagna di sensibilizzazione con una petizione che ha già raggiunto le 32mila firme.

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“Sono soddisfatto per la risposta entusiasta che ha avuto l’iniziativa, per lòa sensibilità che c’è intorno a questo tema- dice Sanò- crediamo, fermamente, che possa esistere una pesca sostenibile, fatta di tradizioni, cultura e turismo. A prescindere dal mio ruolo in questa battaglia sono un messinese che vuole proteggere il suo mare. Credo, fermamente, che dal mare possiamo guadagnarci tutti, ma solo salvaguardandolo. Un mare pescoso fa sopravvivere numerose famiglie e non solo due o tre, un mare vivo attira turismo”. La petizione Giuseppe Sanò l’ha inviata al Comandante generale del Corpo delle capitanerie di porto e della Guardia costiera Vincenzo Melone, al Ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Maurizio Martina e all’Assessore regionale dell’agricoltura e della pesca mediterranea Antonello Cracolici. Nelle quasi mille pagine di firme si chiede un incremento del numero di uomini e mezzi in dotazione alla Capitaneria di porto di Messina affinché si riesca a mettere fine alle attività illecite. Attività che da anni vengono segnalate e che si ripetono con il solito copione: viene avvistato un peschereccio in zona rete natura 2000, magari in azione in un fondale al di sotto dei 20 mt, viene allertata la capitaneria di porto o altri organi di controllo, ma prima dell’arrivo delle motovedette, l’imbarcazione si allontana perché evidentemente avvisata in tempo.

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Qualche volta capita che vengono sequestrare le reti ma sembrerebbe che dei verbali molto generici riescano ad aprire la strada a ricorsi e dissequestri. Le imbarcazioni che oltrepassano la linea blu sarebbero solitamente tre, due provenienti da Bagnara Calabra, l’altra da Scilla. Dopo l’ennesimo avvistamento, alcune settimane fa, Sanò ha mandato la segnalazione per Pec al comandante del Porto di Messina Nazzareno Laganà; l’esponente del Pdr Sicilia futura parla della Liberata Bagnato proveniente da Bagnara “sorpresa mentre issa la rete all’interno della linea blu, compresa tra i 18 ed i 24 metri”. I problemi che vivono gli operatori dei villaggi di Torre Faro e Ganzirri che praticano una pesca professionale o sportiva sembrano interessare poco alle istituzioni. Sono 10 quelli che possiedono una licenza gli altri, la maggior parte, hanno una barca che usano nel tempo libero. La pesca intensiva ha decimato le risorse ittiche dello Stretto disincentivando la professione che era una volta prevalente nel tessuto economico della zona nord della città, ma nei borghi marinari messinesi non riesce a decollare neppure la pesca turistica, malgrado ci siano tutti i presupposti offerti da una location eccezionale. La pesca illegale ancor più che danni economici provoca gravi squilibri all’ambiente da qui l’idea su cui ha lavorato per due anni Sanò di un intervento di protezione messo in atto già in altre parti d’Europa. Il progetto è stato inserito nel Programma Operativo Feamp 2014/2020 che assegna risorse tra l’altro ai Flag, aggregazioni locali per lo sviluppo delle aree costiere e marine, ma è rimasto fuori dalla graduatoria ed escluso per il momento dai finanziamenti. Nella petizione inviata ai rappresentanti del governo nazionale e regionale si chiede che vengano date le risorse per il progetto “Master” già inserito nel piano triennale delle opere pubbliche del Comune di Messina. Il Piano Master “Misure Antistrascico-Tutela e Ripopolamento” vuole creare un area di Tutela Biologica a Capo Peloro, per combattere l’over-fishing, le attività di pesca non sostenibile, la distruzione di interi habitat e la perdita della biodiversità.

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“Questi fenomeni hanno provocato -dice Sanò- una perdita di posti di lavoro e di professionalità arrecando un danno oltre che di carattere economico-sociale anche sull’identità del luogo, legato ad un’antica tradizione dove il rapporto con il mare si è sempre coniugato con le attività di pesca nel rispetto dei cicli di vita delle varie specie di pesci che invece in parte sono sparite e altre rischiano l’estinzione”.

Il progetto esecutivo ha avuto il supporto tecnico di Guido Beltrami della Tecnoreef e prevede interventi per circa 270 mila euro. Si parla della realizzazione di un’areale dedicato, attraverso l’immersione di moduli che contrastano la pesca a strascico illegale con “Unit Reef e gli stop net ” posti entro le tre miglia dalla linea di costa ed ad una profondità tra i venti ed i quaranta metri. Oltre al posizionamento delle barriere che impediscono l’azione distruttiva delle reti vengono previste anche delle piastre esagonali messe a piramide che riproducono le condizioni per il ripopolamento della fauna ittica

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