Mafia, Messina: terra bruciata per il clan Mangialupi, arresti e sequestri. I particolari

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Due anni di investigazioni delle Fiamme gialle e un inchiesta coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia che ha colpito duramente il clan messinese di Mangialupi.
La base operativa della storica organizzazione criminale era un bar ed un distributore di benzina, in una periferia non così lontana dal centro, tra il Policlinico Universitario e lo stadio “Celeste”. Ventuno arresti, oltre 10 milioni di beni sequestrati, sono il clou dell’operazione “Dominio” del Gico del Nucleo di Polizia tributaria della Guardia di Finanza. In carcere con l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso sono finiti Domenico La Valle, Paolo De Domenico, Francesco Laganà, Antonino Scimone, Alfredo Trovato, Salvatore Trovato e Giovanni Megna, tutti appartenenti alla famiglia mafiosa di Mangialupi, radicata già dagli anni ‘80 nella zona sud della città.

Le accuse per gli altri 14 arrestati, affiliati al clan, sono di traffico di stupefacenti, estorsione, furti, rapine e detenzione illegale di armi.

Nell’inchiesta emerge la figura di La Valle, personaggio chiave e riferimento del clan attraverso la sua attività commerciale nota nel quartiere. Le indagini evidenziano che La Valle dopo la disgregazione dell’organizzazione mafiosa, in seguito agli arresti dei capi e al percorso di collaborazione con la giustizia intrapreso da altri affiliati, abbia assunto un controllo esclusivo delle attività illegali della cosca, facendo da contraltare al ruolo operativo ricoperto dai fratelli Trovato.

Domenico La Valle si avvaleva di una fitta rete di collaboratori e sodali, tra questi Paolo De Domenico e Francesco Laganà, per gestire le diverse società che ruotavano attorno a lui: attività di noleggio di apparecchi da gioco e scommesse, una sala giochi, un distributore di carburanti ed una rivendita di generi di monopolio, con la disponibilità di numerosi immobili intestati a prestanome o famigliari. Le attività che procuravano ingenti somme di denaro erano quelle legate al noleggio ed alla gestione di centinaia di apparecchi da gioco con entrate in nero. Durante le perquisizioni, i finanzieri hanno sequestrato 159 slot machine e 369 schede elettroniche, metà delle quali risultate alterate proprio per ridurre le probabilità di vincita. I proventi venivano solitamente tenuti all’interno dell’ufficio del distributore di benzina dove le Fiamme Gialle hanno ritrovato 140mila euro nascosti sotto una botola, oltre al “libro mastro” dove venivano segnati mensilmente i guadagni incassati, risultati in sei anni complessivamente pari ad oltre un milione 800mila euro. Come base operativa La Valle utilizzava il suo Bar dove si tenevano le riunioni organizzative e si decidevano anche le azioni punitive come risulta dalle intercettazioni ambientali. E’ emerso come il gruppo si avvalesse infatti di metodi violenti per controllare anche altri piccoli gruppi criminali sottoponendo il territorio ad un vero e proprio “Dominio”. Emblematico il caso del pestaggio ad un cittadino straniero reo di avere vinto una grossa somma giocando con le macchinette dei La Valle. Spesso il clan veniva anche “interpellato” da soggetti che avevano subito un furto per recuperare quanto gli era stato sttratto o chiedevano “giustizia” per torti subiti o “protezione”.I finanzieri hanno apposto i sigilli a tre società operanti nel settore del noleggio di centinaia di apparecchiature da gioco e scommesse, 18 immobili tra cui anche una lussuosa villa della zona tirrenica e un prestigioso attico in città, una rivendita di generi di monopolio e un’imbarcazione, per un valore complessivo di 10 milioni di euro.

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