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Province siciliane con l’acqua alla gola: “Da Luglio niente stipendi ai dipendenti”

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PALERMO – Potrebbe slittare di sei mesi lo scioglimento delle società partecipate delle Province siciliane.L’assessore agli Enti locali, Valenti, ha comunicato in commissione Lavoro dell’Ars di avere avviato un dialogo col governo Letta  per ottenere la proroga di sei mesi della scadenza prevista dal decreto Monti. Cioè, si andrebbe al 30 giugno del 2014, sei mesi dopo lo scioglimento delle Province previsto per il 31 dicembre e dell’entrata in vigore dei liberi consorzi (per i quali ancora non c’è nessuna legge).

Ma la vera emergenza delle province per ora riguarda la cassa. Ieri si è  è svolto un incontro tra il presidente dell’Ars, Ardizzone, il presidente dell’Urps, Avanti, i presidenti e commissari delle Province, con la partecipazione dell’assessore agli Enti locali, Valenti, e i capigruppo, per esaminare l’opportunità di finanziare le Province per sopperire alle esigenze amministrative nella fase intermedia fino alla istituzione dei liberi consorzi. È emerso che gli enti locali dal 2010 ad oggi hanno visto ridursi di circa 236 milioni di euro i trasferimenti dallo Stato.

Le Province siciliane hanno seria  difficoltà a garantire le spese obbligatorie e la copertura dei servizi minimi essenziali: vi si dovrebbe far fronte con l’assestamento di Bilancio. Presidenti e commissari, infatti, hanno denunciato che dal primo luglio non saranno in grado di pagare gli stipendi ai dipendenti e di garantire i servizi essenziali.

«Si è trattato di un incontro molto utile – ha detto il presidente dell’Ars – che ci ha consentito un approfondimento più esaustivo delle necessità delle Province siciliane, alla luce di una riforma che è già avviata e che andrà completata entro la fine dell’anno. I presidenti e i commissari, di concerto con l’assessore Valenti, si sono impegnati a presentare, nel minor tempo possibile, i risultati di un ulteriore monitoraggio della situazione finanziaria che ci permetta di approvare un assestamento di Bilancio entro la pausa estiva. Non c’ è tempo da perdere: soprattutto per venire incontro a quelle province che oggi lamentano situazioni economiche critiche».
Secondo quanto risulta a Cordaro (Pid), «i trasferimenti dalla Regione alle Province sarebbero passati da 100 a 44 milioni». Cordaro ha ricordato di avere chiesto inutilmente in sede di finanziaria che almeno venissero ripristinate le compensazioni all’eliminazione delle accise elettriche per continuare a garantire servizi di esclusiva competenza delle Province: in particolare, manutenzione delle strade provinciali e dell’edilizia scolastica.

“Per colpa della burocrazia le imprese siciliane delocalizzano a Malta”

Il deputato regionale del Megafono, Malafarina, tra i più vicini a Rosario Crocetta lancia un allarme:
«Sono tante le imprese e gli artigiani siciliani che delocalizzano a Malta per l’inestricabile groviglio di leggi e autorizzazioni amministrative che rallentano o impediscono l’avvio delle attività nella Regione. Troppi lacci e la mentalità ostile all’impresa, che viene sottoposta ad una vera guerra ed è considerata un limone da spremere, fanno fuggire gli imprenditori siciliani verso luoghi dove le autorizzazioni, chiare e codificate in semplici moduli, si ottengono in pochi giorni. E dove l’imposizione fiscale è un terzo di quella italiana e non occorrono eserciti di consulenti per pagare le tasse. L’Ars e la maggioranza devono farsi carico di una vera semplificazione amministrativa e per questo è stata chiesta l’audizione in prima commissione dell’ assessore alla Salute, Borsellino, per conoscere quanto si è fatto, abrogare le norme vessatorie in materia di autorizzazioni sanitarie, elaborare un testo unico e modificare l’atteggiamento della pubblica amministrazione. Si devono erogare servizi a tutela della gente e non impedire l’impresa e lo sviluppo in nome di una burocrazia autoreferenziale che ci ha impiccato alle regole».