Otto fermi per bloccare l’escalation criminale che da mesi scuote l’area nord di Palermo, nel territorio del mandamento mafioso di Tommaso Natale-San Lorenzo. La Questura di Palermo e il comando provinciale dei carabinieri, su delega della Procura guidata da Maurizio de Lucia, hanno eseguito i provvedimenti nei confronti di soggetti ritenuti coinvolti in una serie di episodi violenti: attentati incendiari, agguati armati, tentate estorsioni e un tentato omicidio aggravato dal metodo mafioso.
È la risposta degli investigatori a una sequenza di fatti che, secondo gli inquirenti, ha assunto i contorni di una vera e propria offensiva criminale. L’ultimo episodio riguarda ancora una volta l’autonoleggio Sicily by car, azienda fondata e guidata da Tommaso Dragotto, presa di mira nella notte. Un nuovo attacco che si aggiunge ad altri episodi registrati negli ultimi mesi e che ha fatto scattare l’allarme sulla pressione esercitata contro attività economiche e imprenditoriali della zona.
«Lo ribadisco, non ho mai avuto richieste dalla mafia. Altrimenti avrei denunciato. Dico solo che tre attentati in tre mesi sono davvero troppi. Chiedo che lo Stato tuteli i miei lavoratori e la mia azienda», ha detto Dragotto dopo l’ennesimo attentato contro la sua impresa.
L’inchiesta ricostruisce anche la violenta scia di ritorsioni avvenuta tra aprile e maggio. Secondo quanto contestato dagli investigatori della Squadra mobile, nella notte tra il 29 e il 30 aprile due degli indagati, con il volto coperto, avrebbero esploso raffiche di kalashnikov contro un’abitazione in via Don Minzoni. Un’azione che avrebbe subito innescato una reazione armata: nel pomeriggio del 30 aprile, i familiari della vittima avrebbero organizzato un agguato per uccidere uno degli aggressori. Altri due fermati, secondo l’accusa, avrebbero avuto il ruolo di autisti dei presunti killer, muovendosi a bordo di due scooter.
Ai quattro fermati dalla Squadra mobile vengono contestati, a vario titolo, i reati di tentata estorsione e tentato omicidio, aggravati dal metodo mafioso. Altri due giovani sono stati fermati dai poliziotti del commissariato Palermo San Lorenzo perché indiziati del furto di un’auto avvenuto il 12 marzo nel parcheggio di un centro commerciale del capoluogo. La vettura, secondo la ricostruzione degli investigatori, sarebbe stata poi utilizzata nella notte del 28 marzo da complici non ancora identificati per compiere un grave attentato incendiario contro un autolavaggio vicino a un distributore di carburanti in via Lanza di Scalea.
Il quadro che emerge è quello di una criminalità aggressiva, capace di alternare intimidazioni, incendi e azioni armate, in un’area della città già segnata dalla presenza di interessi mafiosi. I fermi sono stati disposti proprio per intervenire nell’immediatezza e impedire che la spirale di vendette e attentati potesse allargarsi ulteriormente.
Resta ora da capire se dietro i singoli episodi ci sia una regia comune o se l’escalation sia il risultato di gruppi criminali in competizione per il controllo del territorio. La Procura e le forze dell’ordine lavorano per ricostruire collegamenti, ruoli e mandanti, mentre sul fronte imprenditoriale cresce la richiesta di protezione. Le parole di Dragotto, che nega di avere ricevuto richieste estorsive ma chiede tutela per azienda e dipendenti, restituiscono il clima di pressione che attraversa una parte del tessuto economico palermitano.
