Disabili, Faraone: “Non vogliamo un Ministero ‘speciale’ per i nostri figli”

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“Non lo vogliamo un Ministero “speciale” per i nostri figli”. Così in un post su Facebook il senatore del Pd, Davide Faraone. “Viviamo con sofferenza e frustrazione – scrive – tutte le volte che non vengono invitati alle feste di compleanno di chi “speciale” non è. Qualche volta capita di farsi la faccia tosta e chiedere agli altri genitori di includere anche loro, rassicurandoli che alla festa dei loro figli non succederà niente, non causeranno disastri, non saranno motivo di disturbo. Preghiamo per una serata in pizzeria, una corsa, una nuotata, un picnic, una vacanza, con chi “speciale” non è. Facciamo di tutto affinché le classi differenziali e le scuole speciali abolite per legge non esistano nella quotidianità della vita scolastica, non si manifestino in maniera differente, nei corridoi o negli sgabuzzini, quando un insegnante non riesce a gestire le crisi dei nostri figli”.

“Abbiamo provato – continua –  a spiegarlo in tutte le lingue, in tutti i modi e con tutti i mezzi a disposizione: inclusione, scambio, crescita comune arricchiscono senz’altro le persone disabili, ma fanno crescere tantissimo anche tutti gli altri, gli individui e la società.È per questo motivo che l’istituzione di un Ministero della Disabilità non riesco proprio a capirla. A che serve costruire un recinto di filo spinato attorno a chi è disabile? A chi giova? Quale arricchimento porta alle vite di noi singoli e della collettività? Noi vogliamo immergerci in questa società, non uscirne asciutti. Noi vogliamo vivere in osmosi con tutti, non ritrovarci fra noi nel club delle famiglie delle persone disabili”.

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“Questa storia del Ministero ad hoc – aggiunge Faraone – è un alibi. Mi auguro, piuttosto, che questo governo dia seguito alle tante leggi approvate nella passata legislatura in tema di disabilità, mi auguro che si riesca ad implementare le risorse destinate alla cura, all’assistenza, al miglioramento della vita di chi è affetto da una disabilità. Mi auguro riusciremo a introdurre la figura del caregiver e a predisporre tutti gli interventi che ancora mancano per dare a queste persone una vita dignitosa e qualitativamente alta. Guardando non al monolite disabilità da recintare e ghettizzare, ma occupandoci direttamente delle persone, tante e diverse, che sono parte attiva e cuore pulsante della vita della nostra comunità. Senza muri, barriere, separazioni”.

“Darò una mano per questo”, conclude Faraone, “Non è destra, non è sinistra, non è maggioranza né opposizione. È semplicemente buonsenso e amore”.

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