Inceneritori, il governo Renzi pubblica il decreto: due in Sicilia

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In gran silenzio è stato pubblicato nei giorni scorsi  il decreto del consiglio dei ministri (il 5 ottobre, in Gazzetta Ufficiale) che sancisce in modo definitivo – dopo un anno di polemiche e scontri con le Regioni – la realizzazione di otto inceneritori in tutta la penisola, di fatto annullando qualsiasi opposizione degli enti locali. Otto inceneritori nuovi, dunque. Quasi tutti nel Mezzogiorno, ma anche in Centro Italia. È il programma del Governo per affiancare la raccolta differenziata dell’immondizia e risolvere il problema di 1,8 milioni di tonnellate annue di rifiuti che non trovano destinazione.

Eccoli: uno in Umbria (capacità di 130 mila tonnellate all’anno), uno nelle Marche (190 mila tonnellate all’anno), uno in Lazio (210mila tonnellate all’anno), uno in Campania (300 mila tonnellate all’anno). E ancora Abruzzo (120 mila tonnellate al l’anno), Sardegna (101 mila tonnellate all’anno da impianti nuovi e 20mila da potenziamento) e due in Sicilia (690 mila tonnellate all’anno).
Per la Puglia, invece, il decreto  dispone di potenziare la capacità già esistente (70 mila tonnellate all’anno). In totale, la capacità da realizzare ammonta a 1,83 milioni di tonnellate all’anno.

Il decreto del governo censisce la quantità di immondizia prodotta dagli italiani, zona per zona. Enumera gli inceneritori disponibili, dai 13 della Lombardia agli zero della Sicilia. E ripartisce i fabbisogni.

La tesi del ministero dell’Ambiente è sempre la stessa: se non si bruciano più rifiuti, si rischia di andare incontro a procedure d’infrazione europee.
Così, a fine 2014 (con il decreto Sblocca Italia) gli inceneritori sono stati indicati come “insediamenti strategici di preminente interesse nazionale”, lasciando poca voce in capitolo alle amministrazioni locali, alle Regioni (che avevano provato a far passare le loro condizioni durante la conferenza Stato- Regioni di gennaio, ottenendo solo la concessione di rivedere periodicamente l’esito dei piani della raccolta differenziata).
Ora, dopo il decreto, l’iter è in una fase di stallo: perché le Regioni non hanno voce in capitolo sulla nascita e la morte dei termovalorizzatori, toccherà a loro decidere dove costruirli. Secondo il rapporto preliminare presentato ad aprile dal ministero, infatti, non si può stabilire quanto il piano inceneritori incida sulle componenti ambientali. E quindi “non possono essere puntualmente determinati e calcolati effetti significativi sull’ambiente ”. Questi elementi, insomma, secondo il ministero potranno essere valutati solo quando le Regioni avranno deciso dove realizzare con precisione gli inceneritori.
Prima, non ci può essere neanche la Valutazione Ambientale Strategica (Vas) pretesa dagli enti locali. Quella che, a gennaio, la Commissione europea aveva indicato come “necessaria”. La questione non è chiusa, quindi. “È chiaro – aveva detto Galletti a febbraio – che questo piano parte dal presupposto che tutte le Regioni arrivino al raggiungimento degli obiettivi fissati dall’Europa, quindi che tutte le regioni arrivino al 65 per cento di raccolta differenziata e che tutte colgano gli obiettivi di produzione dei rifiuti del 10 per cento; fatto questo conteggio – aveva aggiunto –si individua ancora la necessità, del Paese in questo caso, di incenerimento: che equivale a otto termovalorizzatori”.
Non si considerano però i piani incrementali di differenziata nelle Regioni e si assume il 65 per cento come obiettivo massimo e non come obiettivo minimo. Le direttive europee – inoltre – impongono il pre-trattamento dei rifiuti e non il loro incenerimento. “Trattamenti fisici, chimici, biologici o termici”, recita la direttiva. L’incenerimento è solo uno dei quattro possibili. Ma l’unico indicato nel decreto…

L’Italia produce ogni anno 30 milioni di tonnellate di immondizia urbana (secondo l’Ispra nel 2012 erano 29,9 milioni, 29,5 nel 2013 e 29,6 nel 2014). Va raggiunto il 65% di raccolta differenziata, obiettivo superato e stracciato al Nord e in parte del Centro. Al Sud vi sono casi di eccellenza (perfino nella maltrattata Campania) ma scarseggiano gli inceneritori e si abusa della discarica. E si è osservato in Italia e in Europa che dove non c’è l’inceneritore non c’è nemmeno riciclo: c’è la discarica…

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