La due giorni di Renzi in Sicilia: piazze blindate, accordi nell'ombra

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Piazze blindate e accordi nell’ombra per i due giorni di Matteo Renzi in Sicilia. Da un lato sono state eccezionali le misure di sicurezza per il premier, ormai contestato ad ogni apparizione pubblica. Dall’altro lato Renzi non ha esitato a stringere accordi con promesse politiche di ogni tipo pur di conquistare voti per la causa del Si al referendum costituzionale di Dicembre, per la riforma da lui voluta.

Racconta il Manifesto:

Le sta provando tutte Matteo Renzi per ribaltare i sondaggi che danno il No al referendum in vantaggio in Sicilia e in molte regioni del sud. Un tour referendario, quello del premier, blindatissimo, con la gente tenuta a distanza e i teatri pieni di claque e compagni di avventura, contraddistinto da proteste e scontri, come a Palermo dove la polizia ha respinto a manganellate alcuni studenti e lavoratori che tentavano di superare il cordone che li ha tenuti a centinaia di metri di distanza dal teatro Massimo. In piazza c’erano i lavoratori di Almaviva che avrebbero voluto sensibilizzare il premier sulla loro vertenza ma non gli è stato consentito di avvicinarsi, gli operai della Sis, la società commissariata che ha annunciato il blocco dei lavori per il passante ferroviario, un disastro per la città. Un one man show che in Sicilia a molti ha fatto venir in mente il Cavaliere, ma allora Berlusconi riempiva le piazze con folle oceaniche. Le piazze del tour di Renzi invece erano piene di poliziotti, le strade chiuse, i negozi con le saracinesche abbassate perché da lì non si passava.

In poche ore passa da Palermo, Trapani, Taormina e Messina. Parla di università, intervenendo all’inaugurazione dell’anno accademico a Palermo e dice che un Paese che taglia su questo non ha futuro. Fuori dal teatro, intanto, gli studenti lo contestano ed esplode la tensione, con cariche della polizia.

“L’Università è stato il luogo nel quale si è tagliato nel modo più dissennato”, sottolinea il presidente del Consiglio parlando al teatro Massimo. “L’Europa dell’austerità – prosegue – ha fatto molti danni, ma occorrono strategie di lungo periodo. Come governo stiamo investendo più soldi di tutti gli altri governi precedenti, ma è evidente che non sono sufficienti. Abbiamo messo 2 miliardi di euro in più sulla Sanità, ma non sono mai sufficienti”. “Per noi la sfida europea – aggiunge – è arrivare a un’Europa che sia consapevole che di fronte a grandi drammi geopolitici non bastano comunicati stampa, ma occorrono strategie di lungo periodo”.

Intanto fuori esplode la contestazione. Racconta Ignazio Buttitta, un docente:

“Questa mattina ho ritenuto opportuno, anziché recarmi alla cerimonia di inaugurazione dell’anno accademico alla quale era presente anche il presidente del Consiglio, partecipare alla manifestazione insieme ai ragazzi del collettivo universitario studentesco. Ci siamo avviati in via Maqueda, lungo il percorso autorizzato. Giunti in prossimità di piazza Massimo, siamo stati fermati dalla polizia in tenuta antisommossa. Il corteo si è avvicinato. Portava solo uno striscione, perché nessun ragazzo portava corpi contundenti o caschi, ma siamo stati aggrediti a manganellate. Abbiamo cercato di superare questo sbarramento e hanno reagito a manganellate. Ci è stato impedito di esprimere dissenso di fronte al presidente del Consiglio, al rettore e ai vertici dell’ateneo”.

 

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L’appuntamento è stata l’occasione per il premier per tornare a difendere quindi la sua legge di Bilancio: “Nella legge di stabilità – ha ricordato – ci sarà di nuovo la possibilità degli sgravi per le assunzioni. Quegli incentivi rientreranno per le Regioni del Sud”. E ha promesso: “Il 16 novembre sarò in Sicilia col ministro Delrio per fare un giro delle infrastrutture”.

“Se c’è un Matteo che riesce a levarmi il sonno – dice Renzi – non è Salvini, può fare quello che vuole, ma non riesce a toglierci nulla. Ma Matteo Messina Denaro sì, e lo dico nelle terre dove è cresciuto”. Renzi a Trapani si sofferma sulla lotta alla mafia ma anche su temi locali. “Su Ryanair a Trapani vi assicuro un impegno personale”, dice il premier parlando al cinema Ariston, dove è giunto dopo aver partecipato alla cerimonia di Palermo. Nei mesi scorsi si era parlato della possibilità di chiusura della base Ryanair a Trapani Birgi e oggi al premier è stata recapitata una lettera di alcuni cittadini trapanesi che gli sollecitano di mantenere sul caso l’attenzione alta.

Nel pomeriggio Renzi è stato a Taormina, per presentare il logo del G7. “Non raccontate – ha ammonito i cronisti nel corso di una conferenza stampa – ‘che bello arriva il G7’. Ci sarà una zona rossa, chi vorrà entrare in casa avrà bisogno di un badge. I residenti avranno dei disagi, ma mi pare evidente e indiscutibile il ritorno per il territorio. Le opere che saranno realizzate a Taormina – ha aggiunto – sono quelle necessarie a far arrivare le delegazioni. Ma non è che Taormina avrà una compensazione. Se pensate che che Taormina debba avere una compensazione per ospitare il G7, avete una visione stravagante, perché tutto il resto d’Italia farebbe a gara per ospitare il G7. Detto questo, ci sono dei denari in legge di stabilità e naturalmente le opere poi resteranno qui. Non è che se fai una strada poi la togli”.

Dopo Taormina, Renzi è giunto a Messina per la firma del Patto per lo sviluppo della Città metropolitana. Un pacchetto di interventi che vale, spiega il premier Matteo Renzi, 778 milioni di euro, tra risorse del Fondo di sviluppo e coesione e altre forme di finanziamento. Ben 92 interventi per strade, porti e una serie di opere, scelte dalle amministrazioni locali, da realizzare entro termini ben precisi scaglionati fino 2020. “C’è un patto di responsabilita’”, ha detto Renzi. Se c’è una cosa di cui “dobbiamo vergognarci è che in passato in Italia abbiamo buttato delle risorse. Se sui fondi europei non stiamo attenti e arriviamo al paradosso di doverli restituire facciamo un grave danno”.