Omicidio Beppe Alfano, la figlia: “Revisione processo per mandanti è uno scandalo”

Anche Assostampa Siciliana ricorda oggi Beppe Alfano, cronista ucciso ventinove anni fa, l’8 gennaio 1993, a Barcellona Pozzo di Gotto (Messina) a colpi di arma da fuoco.

Beppe Alfano

Di mestiere faceva l’insegnante – aveva insegnato per anni anche a Cavedine, in Trentino – ma svolgeva attività di cronaca e di inchiesta per le emittenti locali e come corrispondente del quotidiano “La Sicilia” di Catania. “Con i suoi articoli – scrive in una nota il sindacato unitario dei giornalisti siciliani – Beppe Alfano rivelò la presenza della criminalità organizzata in quella parte di Sicilia, la cosiddetta mafia dei Nebrodi. Le sue inchieste fecero emergere storie di appalti irregolari, un traffico di stupefacenti e di armi, intrecci tra cosche, amministrazioni locali e massoneria”.

Nel 29/mo anniversario si alza però il grido di allarme della figlia di Beppe Alfano, Sonia, che grazie all’intervento dell’associazione ‘Ossigeno per l’informazione’, ha ricostruito quello che sta avvenendo negli ultimi mesi. Per l’assassinio di Alfano nel 2006 sono stati condannati Nino Merlino quale esecutore materiale e il boss Giuseppe Gullotti come mandante. Nel 2019 la Corte d’appello di Reggio Calabria ha acconsentito alla revisione del processo, su istanza dei legali di Gullotti.

Sonia Alfano ha lanciato tramite ‘Ossigeno’ la sua preoccupazione: “Sebbene sia prevista dal nostro ordinamento giuridico, questa revisione è uno scandalo perché è stata disposta esclusivamente su richiesta del mandante dell’omicidio di mio padre, senza che il giudice vagliasse, come da procedura, l’esistenza e la validità di eventuali nuove prove. Il processo va avanti nel totale silenzio delle istituzioni. Adesso siamo in prossimità della sentenza, che potrebbe arrivare prima della conclusione del procedimento per corruzione contro il magistrato Olindo Canali, accusato di essere stato pagato dal boss Gullotti per fargli ottenere la revisione del processo». In corso anche le indagini, riaperte a dicembre 2020, sull’arma del delitto.

Oggi è stata deposta una corona d’alloro sulla stele alla memoria di Beppe Alfano eretta a Barcellona Pozzo di Gotto in via Marconi. “Non partecipo a questa commemorazione a causa della recrudescenza dei contagi da Covid-19”, ha spiegato Sonia Alfano, che sottolinea di essere, in generale, delusa e arrabbiata nei confronti dello Stato “che non ha dimostrato in questi lunghi anni di volere davvero onorare la memoria di mio padre.

È avvilente constatare che esistono vittime di mafia per le quali le commemorazioni si sprecano mentre altre vittime sono dimenticate”. “Ringrazio ‘Ossigeno’ – sottolinea Sonia Alfano – perché prova a ricordare tutti i giornalisti italiani uccisi dalle mafie, dal terrorismo e dalle guerre. Ciascuno di essi aveva una storia umana, oltre che professionale, che va tramandata in onore della dignità di queste persone che, nella maggior parte dei casi, attendono ancora giustizia. È importante che l’operazione della memoria parta dai giornalisti, se così non fosse sarebbe avvilente per l’intera categoria”. Assostampa Sicilia, nel raccogliere l’allarme lanciato da Sonia, fa appello a tutte le istituzioni affinché si vigili sulla memoria del collega Beppe Alfano.

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