Evasione fiscale, sequestro di beni da record per Michele Licata, imprenditore di Marsala

Evasione fiscale, sequestro di beni da record per Michele Licata, imprenditore di Marsala
26 novembre 2015

Beni immobili, società e denaro liquido per un valore complessivo di circa 127 milioni di euro sono stati sequestrati dalla Guardia di finanza a Michele Angelo Licata, 52 anni, principale imprenditore del settore ristorazione-alberghiero di Marsala accusato di evasione fiscale. Il maxi-sequestro è stato disposto dalla Sezione Misure di Prevenzione del Tribunale di Trapani su richiesta della Procura di Marsala.

Si tratta – dicono gli inquirenti – della più imponente misura di prevenzione patrimoniale per “pericolosità fiscale” a livello nazionale.

Nello specifico, sono state sequestrate 10 società, 3 ditte individuali e relative aziende (alberghi, lussuose sale ricevimento, resort con piscine e centro benessere, ristoranti , stabilimenti balneari e altre strutture ricettive a Marsala e a Pantelleria), 75 fabbricati, 257 terreni, 23 autoveicoli, 71 conti correnti bancari sui quali erano depositati circa 6 milioni di euro, sei polizze vita del valore di 4,6 milioni di euro e partecipazioni societarie.
Il patrimonio dell’imprenditore secondo la Procura di Marsala, diretta da Alberto Di Pisa, sarebbe stato illecitamente accumulato negli ultimi vent’anni “grazie ad una colossale e continuata frode fiscale, a numerose truffe ai Fondi comunitari e alla violazione di numerose altre norme in tema di edilizia e sanità pubblica”. In tal modo, sempre secondo l’accusa, Michele Angelo Licata si è “prepotentemente imposto nel settore turistico-alberghiero, sbaragliando la leale concorrenza, “drogando” l’economia locale”.
Adesso, le indagini condotte dal Nucleo di Polizia Tributaria di Trapani e dalla sezione di pg della Guardia di Finanza della Procura di Marsala avrebbero consentito non solo di fare luce sulla “pericolosità fiscale” della famiglia Licata, ma anche di “ricostruire e mappare l’enorme patrimonio mobiliare e immobiliare riconducibile alla stessa, il cui possesso, per altro, non era assolutamente giustificabile con i redditi dichiarati dall’intero nucleo familiare”.
Un primo sequestro di beni l’imprenditore l’aveva subìto lo scorso aprile, dopo il tentativo di svuotare i propri conti correnti con ingenti bonifici in favore di parenti fino a quel momento non coinvolti nelle indagini.

“Le numerose sentenze di condanna di Licata costituiscono un indice della sua predisposizione al delitto”, dice la Procura di Marsala. Solo nel 2015 è stato destinatario di due avvisi di conclusione delle idnagini, per truffa, evasione, abusivismo. Negli anni è stato sottoposto a numerosi procedimenti penali per truffa aggravata e appropriazione indebita. Per la Procura di Marsala, Licata è un soggetto socialmente pericoloso, da qui la ragione del sequestro, “che – conclude il Procuratore Di Pisa – mira a restituire alla collettività quanto le è stato illecitamente sottratto”.

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