Polizia penitenziaria, Corte dei conti: carenza organici compromette sistema

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L’organizzazione del Corpo di Polizia penitenziaria ha visto solo una parziale attuazione della riforma prevista dalla “Legge Madia” per quanto riguarda il completamento degli organici ed è per questo che si evidenzia la necessità di concludere l’intero processo, anche con riguardo all’allocazione delle risorse umane sotto il profilo territoriale. Infatti, la copertura organica, ridotta da 45.121 unità a 41.402 unità complessive, costituisce un elemento di particolare rilevanza ai fini di una efficace gestione della sicurezza del sistema di prevenzione pena.

E’ quanto emerge dal Rapporto “sull’attuazione della legislazione di riforma dell’organizzazione della polizia penitenziaria nell’ambito del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria” per il periodo 2016-2018, approvato dalla Sezione centrale di controllo sulla gestione delle amministrazioni dello Stato della Corte dei conti con delibera n. 3/2021/G.

In particolare, osserva la Corte, mentre risulta incrementata la dotazione degli Ispettori e dei Sovrintendenti, quella del ruolo Agenti/Assistenti di polizia penitenziaria è stata ridotta, per cui i risparmi di spesa attesi dai tagli alle dotazioni organiche, per un totale di 845.000 euro a decorrere dal 2017, non sono stati in concreto realizzati, visto che la riduzione del numero degli agenti di Polizia penitenziaria è stata compensata dall’aumento dei gradi superiori, con conseguente maggiore spesa per stipendi ed accessori. Nonostante siano stati banditi numerosi concorsi sia pubblici che riservati, restano vacanti, inoltre, numerosi posti in organico. Risulta, invece, invariata la spesa per le erogazioni a titolo di equo indennizzo e per premi.

In attuazione del d.lgs. n. 172/2019, in materia di completamento dei principi di delega sulla riorganizzazione dei corpi di polizia, l’amministrazione ha, comunque, provveduto alla rideterminazione complessiva delle dotazioni organiche dei ruoli tecnici e di polizia nell’ambito della cooperazione internazionale tra gli Stati europei, al fine di contrastare il terrorismo, la criminalità transfrontaliera e l’immigrazione illegale e all’attivazione di tutte le quattro linee di analisi a supporto del Laboratorio Centrale per la Banca dati nazionale del DNA, assicurando, inoltre l’adesione per il personale del Corpo di Polizia penitenziaria ai principi di omogeneità con le restanti Forze di Polizia previsti dalla legge delega, esigenza più volte evidenziata in passato.

La Corte rileva, infine, come l’Amministrazione abbia curato una capillare offerta formativa sull’intero territorio, mediante corsi che hanno registrato ingenti investimenti economici ed elevata partecipazione di personale. Sono, poi, state mantenute le dotazioni finanziarie per gli interventi, corrispondenti alle spese per il mantenimento, per l’assistenza e per la rieducazione dei detenuti e degli internati.

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