Operazione Exit Poll- Il sindaco Moscato: “Vittoria non è città della Mafia

Operazione Exit Poll-  Il sindaco Moscato: “Vittoria non è città della Mafia
22 settembre 2017

Il sindaco di Vittoria Giovanni Moscato non ci sta che si faccia di tutta l’erba un fascio: “Vittoria non è la città della mafia”. Moscato ha indetto una conferenza stampa al Comune per chiarire la posizione dopo che nella conferenza di ieri, tenuta dal Procuratore di Catania, Carmelo Zuccaro, è uscito anche il suo nome perché indagato per il reato di corruzione elettorale. Nei documenti relativi alle indagini si parla di sudditanza da parte di Moscato nei confronti dei fratelli Nicosia, Giuseppe e Fabio, il primo sindaco di Vittoria dal 2006 al 20016, l’altro attuale consigliere comunale. Moscato non ci sta ad essere inserito nel calderone perché la sua posizione, da punto di vista giudiziario, è di minor rilievo rispetto a chi è stato arrestato e si trova adesso ai domiciliari per il reato di scambio di voto politico-mafioso. Le indagini, condotte dalla Guardia di Finanza, su disposizione della DDA di Catania, hanno rilevato un complesso sistema di scambio tra i fratelli Nicosia, alla guida del PD cittadino e soggetti criminali riconducibile alla Stidda e Cosa nostra. Il tutto finalizzato a mantenere saldo il potere politico dei Nicosia in cambio di qualche posto di lavoro nell’azienda di raccolta dei rifiuti e di qualche appalto.

Ritornando a Moscato, Il sindaco della città ipparina ha iniziato la conferenza stampa parlando subito di moralità ed etica. In sostanza, secondo la Procura, Giovanni Moscato avrebbe acconsentito a sistemare 60 dipendenti alla TEKLA (azienda di rifiuti) in cambio dei voti dei Nicosia che, così, avrebbero tradito la loro candidata Lisa Pisana che, in effetti a Vittoria, nonostante il partito democratico avesse governato per due legislature, ha fatto il flop.

Moscato ha spiegato come dalle dichiarazioni rese dallo stesso nel giugno 2016, la sua posizione (inizialmente indagato per il 416 ter) si è affievolita e non ha nulla a che vedere con i reati di cui vengono accusati i fratelli Nicosia. “Con queste accuse – ha esordito il sindaco di Vittoria – si è toccata la mia moralità, va subito chiarito che non risultato accuse a mio carico per il reato ascrivibile al 416 bis. Personalmente – ha continuato- non ho mai avuto alcun contatto con malavitosi”.

“Secondo una ipotesi del procuratore Zuccaro- ha detto ancora il sindaco- avrei avuto un accordo elettorale per sistemare 60 dipendenti della Tekla, ma la stessa procura poi dichiara che non prendo parte agli accordi, delle due l’una”.

Riguardo agli incarichi professionali con committente il Comune (Moscato è un avvocato), il primo cittadino di Vittoria ha dichiarato di non aver mai percepito redditi

dovuti ad incarichi professionali. “Ieri – ha dichiarato- ho chiesto la certificazione dei soldi percepiti dal sottoscritto dal Comune di Vittoria, sono tutti emolumenti che ho percepito per il ruolo di consigliere comunale. Tra l’altro mi sono abilitato nel 2009, mentre le accuse parlano di rapporti con i Nicosia a partire dal 2006”.

Per quanto riguarda invece le discussione con Giuseppe Nicosia riguardo l’altro candidato, Francesco Aiello, che doveva perdere la competizione elettorale, per Moscato sono o state discussioni prettamente di natura politica. “Al ballottaggio non ho fatto accordi con nessuno”.

Poi Il sindaco di Vittoria ha ripercorso tutta l’attività svolta nel settore rifiuti da quando la sua giunta si è insediata.

“Sul fronte dell’ecologia la politica è stata chiara sin dall’inizio. Nei primi giorni di insediamento ho trovato nota emanata da un dirigente che accusava un suo collega di non aver agito correttamente riguardo il settore di igiene pubblica. Nel giro di un mese ho fatto licenziare il dirigente e cambiato il segretario generale del Comune. Inoltre ho subito avviato il progetto della differenziata facendo una gara pubblica”.

Non ci sto – ha spiegato ancora il sindaco – che questa città sia associata alla mafia, Vittoria è anche molto altro, la città non si tocca. Da parte nostra abbiamo fermato alcune operazioni commerciali di natura criminale e richiesto 250 informative antimafia. Chi ha sbagliato deve pagare, ma vittoria non è la città della mafia”.



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